Difesa navale italiana: come la Marina combatte la minaccia dei droni fino al 2040
La crescente minaccia rappresentata dai droni, sia militari che commerciali convertiti per scopi ostili, ha spinto le principali marine mondiali ad aggiornare le proprie capacità difensive. L’Italia non fa eccezione. In una recente intervista, l’ammiraglio Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ha illustrato come la Marina italiana stia affrontando questa sfida con una strategia rafforzata e proiettata fino al 2040.
Il contesto operativo: Mar Rosso e Mediterraneo allargato
Negli ultimi anni, il Mar Rosso è diventato uno degli scenari più critici per le operazioni marittime. La minaccia di droni lanciati da milizie o attori statali non convenzionali — in particolare nello stretto di Bab el-Mandeb e lungo le coste dello Yemen — ha reso essenziale la protezione delle rotte commerciali e delle unità navali dispiegate nell’area. Leggete “Droni navali: nuovi investimenti per Leonardo”.
L’Italia, con la sua partecipazione alle missioni internazionali come European Union Naval Force (EUNAVFOR) e Operation Aspides, ha rafforzato la propria presenza strategica, dispiegando fregate dotate di sistemi anti-drone avanzati. L’obiettivo è duplice: garantire la sicurezza dei traffici marittimi e proteggere l’equipaggio da minacce asimmetriche sempre più sofisticate.
La tecnologia al centro della difesa
Secondo Credendino, la Marina Militare ha accelerato l’integrazione di contromisure elettroniche, radar multifunzione e sistemi laser ad alta energia per neutralizzare droni in arrivo, anche in sciami. Le fregate classe FREMM e i nuovi pattugliatori polivalenti d’altura (PPA) sono ora dotati di sensori e armi capaci di individuare e abbattere velivoli senza pilota a distanza.
“Non parliamo più di minacce futuristiche: i droni sono già sul campo di battaglia, economici, difficili da rilevare e spesso impiegati in attacchi suicidi contro obiettivi navali”, ha affermato Credendino. “Per questo motivo, il potenziamento delle nostre capacità anti-drone non è solo una priorità operativa, ma un pilastro della nostra visione strategica.”
La visione al 2040: interoperabilità e industria nazionale
La strategia al 2040 della Marina punta anche sulla cooperazione industriale e sull’interoperabilità NATO. Oltre all’acquisto di tecnologie esistenti, l’Italia sta investendo nella ricerca congiunta con Leonardo, Fincantieri e piccole aziende tech italiane per sviluppare soluzioni domestiche di difesa anti-drone. L’obiettivo è rendere le unità navali sempre più autonome nella rilevazione e risposta rapida a minacce multiple.
In parallelo, si lavora anche alla difesa cibernetica delle piattaforme navali, in un’ottica integrata tra sicurezza fisica e digitale. “Un drone oggi non è solo un oggetto volante: può trasportare carichi, effettuare ricognizioni e persino lanciare cyber-attacchi. Serve una risposta a 360 gradi”, ha spiegato l’ammiraglio.
Conclusioni
L’intervista a Credendino rivela una Marina Militare profondamente consapevole dei cambiamenti in atto nello scenario bellico moderno. La difesa contro i droni non è più un optional, ma un asse portante delle capacità operative del presente e del futuro. L’Italia si prepara così a proteggere non solo le sue navi, ma anche il suo ruolo strategico nel Mediterraneo allargato e nelle missioni internazionali, con una visione chiara che guarda al 2040.

