Droni sorvolano la nave umanitaria Handala diretta a Gaza: cresce la tensione nel MediterraneoEsteri News 

Droni sorvolano la nave umanitaria Handala diretta a Gaza: cresce la tensione nel Mediterraneo

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Poche ore fa, il vascello umanitario Handala, appartenente alla Freedom Flotilla Coalition, è stato oggetto di un episodio ad alta tensione nel Mediterraneo orientale. Il gruppo attivista ha denunciato la presenza di almeno 16 droni che hanno sorvolato l’imbarcazione durante la navigazione verso la Striscia di Gaza, sollevando forti preoccupazioni su possibili manovre di sorveglianza o intimidazione da parte delle forze militari israeliane.

Alcuni di questi droni sarebbero passati direttamente sopra il ponte della nave, manovrando a bassa quota e a distanza ravvicinata, aumentando la percezione di una minaccia imminente. L’evento è stato seguito da un improvviso blackout delle comunicazioni durato circa due ore, durante il quale il collegamento radio e satellitare con l’Handala è stato completamente interrotto.

Il viaggio della Handala: missione umanitaria verso Gaza

La Handala è una nave battente bandiera civile, partita dalla Turchia con l’obiettivo di portare aiuti umanitari a Gaza e denunciare l’embargo israeliano. A bordo vi sono attivisti, volontari, giornalisti e rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani provenienti da diverse nazioni europee e mediorientali.

La missione della Freedom Flotilla Coalition mira a rompere simbolicamente il blocco marittimo che da anni limita gli scambi via mare con la Striscia. Tuttavia, ogni tentativo di avvicinamento alla costa è da sempre oggetto di attenzione militare e politica, con precedenti episodi finiti in abbordaggi o respingimenti forzati.

I droni sopra il ponte: attacco o sorveglianza?

Secondo quanto riportato dai presenti a bordo, i 16 droni non hanno lanciato alcun tipo di armamento, ma la loro presenza è stata percepita come un atto intimidatorio. Diversi testimoni parlano di modelli FPV e multirotori dotati di sensori ottici, con comportamento aggressivo e passaggi radenti, in alcuni casi al di sotto dei 10 metri dal ponte principale.

“Abbiamo sentito il rumore dei rotori, poi li abbiamo visti passare sopra le nostre teste, come se ci stessero filmando. È stato terrificante”, ha raccontato un attivista francese in collegamento con la stampa internazionale poco dopo il ripristino delle comunicazioni.

La tipologia dei droni impiegati non è stata identificata con certezza, ma analisti militari ipotizzano l’impiego di UAV da ricognizione a corto raggio, utilizzati per acquisizione immagini e sorveglianza ravvicinata. Leggete anche “Mappa interattiva dei droni usati nei conflitti: Haiti, Ucraina e Gaza”.

Il blackout delle comunicazioni

Parallelamente all’evento, la nave ha subito un blackout delle comunicazioni radio e satellitari della durata di circa due ore. Nessun segnale GPS o telefonico è stato ricevuto dal ponte o dagli strumenti di bordo tra le 15:10 e le 17:20 UTC.

Le autorità marittime turche hanno confermato l’interruzione del segnale e l’impossibilità di localizzare la nave durante l’arco temporale. Alcuni esperti ritengono che potrebbe essersi trattato di un’azione di jamming elettronico, tecnica usata per disattivare le comunicazioni avversarie tramite disturbo delle frequenze.

Reazioni e accuse

La Freedom Flotilla Coalition ha subito puntato il dito contro Israele, accusando il paese di aver interferito con una missione pacifica e non armata. In un comunicato ufficiale, il portavoce del gruppo ha dichiarato: “Non ci faremo intimidire da atti di sorveglianza illegale o da manovre che mettono a rischio vite umane”.

Israele non ha al momento rilasciato commenti ufficiali. Tuttavia, fonti della difesa israeliana hanno fatto trapelare che la presenza della nave è monitorata “con attenzione” e che “ogni eventuale minaccia alla sicurezza nazionale sarà neutralizzata tempestivamente”.

Anche alcuni membri del Parlamento Europeo hanno espresso preoccupazione per l’accaduto, chiedendo all’ONU di verificare le dinamiche e garantire il rispetto del diritto internazionale marittimo.

La questione diplomatica

L’episodio rischia di aggravare ulteriormente le tensioni nel Mediterraneo orientale, già segnato da scontri diplomatici per la situazione a Gaza, la sicurezza energetica e la libertà di navigazione.

La Turchia, da cui la nave è salpata, ha chiesto formalmente chiarimenti alle autorità israeliane e ha convocato l’ambasciatore USA per richiedere il monitoraggio del traffico UAV da parte della NATO, che mantiene una presenza navale nell’area.

Cosa succede ora

La Handala ha ripreso la sua navigazione con un percorso modificato, mantenendo la rotta verso le acque internazionali a sud di Cipro. Secondo fonti interne, l’equipaggio è in stato di massima allerta e alcuni attivisti stanno trasmettendo in diretta per documentare ogni sviluppo.

Nel frattempo, organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto un’indagine indipendente sulle azioni compiute dai droni e sull’interruzione delle comunicazioni, definendo l’episodio “grave e senza precedenti nella gestione di missioni civili”.

Conclusioni

Il sorvolo della nave Handala da parte di droni non identificati riapre il dibattito sull’uso della tecnologia UAV in ambito civile e umanitario. In un contesto geopolitico già delicato, episodi di questo tipo rischiano di innescare crisi diplomatiche e tensioni militari su scala internazionale.

Se i droni verranno confermati come appartenenti a forze militari, si aprirà una nuova fase nelle regole d’ingaggio marittime, in cui anche le navi civili potranno essere sorvegliate — o disturbate — da piattaforme aeree senza pilota.

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