Hormuz, l’Iran mostra il drone sottomarino Usa catturato: cos’è il Dive-LDEsteri News 

Hormuz, l’Iran mostra il drone sottomarino Usa catturato: cos’è il Dive-LD

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L’Iran ha diffuso le immagini di un drone sottomarino statunitense che le forze navali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) affermano di aver catturato all’ingresso dello Stretto di Hormuz. Il mezzo, identificato come un Anduril Dive-LD, è un veicolo subacqueo autonomo progettato per operare senza equipaggio e svolgere missioni di sorveglianza, ricognizione, mappatura dei fondali e contrasto alle mine.

La notizia, diffusa l’8 settembre e ancora al centro dell’attenzione internazionale il 9 settembre 2026, assume particolare rilevanza perché arriva in una fase di forte tensione militare tra Washington e Teheran. L’IRGC presenta la cattura come il risultato di una complessa operazione di intelligence, mentre gli Stati Uniti hanno fornito una ricostruzione molto diversa, sostenendo che il drone fosse andato incontro a un malfunzionamento.

Iran: “Abbiamo catturato un drone sottomarino moderno e intelligente”

Secondo la Marina dell’IRGC, il Dive-LD sarebbe stato individuato e recuperato durante un’operazione condotta all’imboccatura dello Stretto di Hormuz. Le autorità iraniane hanno sottolineato il carattere tecnologicamente avanzato del veicolo, definendolo uno dei sistemi subacquei più moderni e sofisticati impiegati dalle forze armate statunitensi.

I media iraniani hanno quindi pubblicato immagini del mezzo, mostrando un grande veicolo subacqueo senza equipaggio. Le fotografie rappresentano uno degli elementi più significativi dell’episodio perché consentono di identificare visivamente il sistema come un Dive-LD prodotto dalla società statunitense Anduril.

Reuters ha riferito che l’Iran ha descritto l’operazione come un’azione di intelligence e operativa particolarmente complessa. Al momento, tuttavia, non sono disponibili elementi indipendenti sufficienti per ricostruire con precisione le modalità attraverso le quali il mezzo sarebbe stato recuperato.

La risposta degli Stati Uniti: il Dive-LD era fuori uso

La versione americana ridimensiona sensibilmente la portata dell’episodio. Un portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato la perdita di un drone subacqueo, spiegando però che il mezzo aveva subito un malfunzionamento più di un giorno prima mentre stava effettuando attività di sorveglianza nelle acque della regione.

Secondo Washington, si trattava inoltre di un modello più vecchio e non di un sistema contenente tecnologie classificate. Il Pentagono ha precisato che il veicolo non raccoglieva dati sensibili e non disponeva di sonar o radar classificati. In altre parole, la cattura del mezzo non avrebbe consentito all’Iran di entrare in possesso di informazioni segrete particolarmente importanti.

Anche Anduril ha confermato la perdita di uno dei propri veicoli, sottolineando però una caratteristica importante del progetto: il Dive-LD è stato concepito come un sistema autonomo destinato a operare anche in ambienti pericolosi, nei quali la perdita del mezzo rappresenta una possibilità prevista.

Il contrasto tra le due versioni è quindi evidente. Teheran parla di una cattura di un sofisticato sistema americano; Washington parla invece della perdita di un veicolo che aveva già smesso di funzionare. La circostanza fondamentale, confermata dagli Stati Uniti, è comunque che un Dive-LD americano è finito nelle mani iraniane.

Dive-LD, le caratteristiche del drone sottomarino statunitense

Il Dive-LD appartiene alla categoria dei Large Uncrewed Underwater Vehicles, ovvero grandi veicoli subacquei senza equipaggio capaci di muoversi autonomamente sott’acqua. Il sistema non deve essere confuso con un sottomarino tradizionale: non trasporta persone e può essere configurato con differenti sensori e apparecchiature in base alla missione.

Il veicolo è lungo circa 5,8 metri e ha un peso vicino alle 3 tonnellate. Una delle sue caratteristiche più impressionanti è la profondità operativa dichiarata, che può arrivare fino a circa 6.000 metri. L’autonomia può invece raggiungere i 10 giorni, consentendo al drone di rimanere in mare per periodi prolungati senza dover tornare alla base.

Il Dive-LD può essere impiegato per missioni molto diverse. Tra queste rientrano la mappatura dei fondali marini, la ricerca e individuazione di mine, la raccolta di informazioni, la sorveglianza subacquea e l’ispezione di infrastrutture come cavi e condotte sottomarine.

Questa versatilità rappresenta uno dei principali motivi per cui i droni subacquei stanno assumendo un ruolo crescente nelle operazioni navali. Un veicolo autonomo può infatti svolgere attività rischiose senza mettere direttamente in pericolo il personale militare.

Perché i droni subacquei sono così importanti a Hormuz

Lo Stretto di Hormuz è uno degli scenari più delicati per le operazioni navali moderne. La sua posizione lo rende fondamentale per la navigazione commerciale e per il trasporto di energia, mentre la presenza di mine, navi militari, droni e sistemi missilistici aumenta notevolmente i rischi per qualsiasi operazione in mare.

In questo contesto, i veicoli subacquei autonomi possono essere utilizzati per osservare il fondale senza esporre direttamente una nave con equipaggio. Possono inoltre contribuire alla ricerca di mine, controllare aree strategiche e raccogliere dati sull’ambiente sottomarino.

La crescente diffusione di questi sistemi mostra anche un cambiamento nella guerra navale. Non sono più soltanto le grandi navi da guerra e i sottomarini con equipaggio a svolgere le missioni più delicate: una parte crescente delle attività può essere affidata a robot navali, droni di superficie e droni subacquei autonomi.

Proprio nei giorni precedenti all’episodio, gli Stati Uniti avevano condotto nella regione attività legate alla bonifica delle mine, utilizzando anche sistemi robotici e mezzi subacquei. Il contesto rende quindi particolarmente rilevante la presenza di un Dive-LD nelle acque dello Stretto di Hormuz.

La tecnologia recuperata può rappresentare un vantaggio per l’Iran?

La domanda più interessante riguarda ora ciò che Teheran potrà fare con il mezzo recuperato. Anche se Washington sostiene che il Dive-LD non contenesse tecnologie classificate, il possesso fisico di un sistema straniero può comunque offrire informazioni utili.

Analizzare un veicolo autonomo consente infatti di studiarne struttura, componenti, propulsione, sensori e modalità di progettazione. Questo non significa automaticamente che l’Iran possa replicare il sistema o accedere a informazioni segrete, ma l’analisi di un mezzo reale può fornire indicazioni che non sono disponibili semplicemente osservando fotografie o documentazione tecnica.

Al tempo stesso, la dichiarazione americana secondo cui il veicolo era un modello più vecchio e privo di apparati classificati riduce potenzialmente il valore strategico della cattura. La reale importanza dell’episodio dipenderà quindi anche da quali componenti erano effettivamente presenti a bordo.

L’Iran rivendica anche l’abbattimento di un drone MQ-1

La vicenda del Dive-LD si inserisce in una serie di rivendicazioni iraniane riguardanti droni statunitensi. I media iraniani hanno riferito anche dell’abbattimento di un drone americano MQ-1 sullo Stretto di Hormuz, sostenendo che il mezzo sarebbe stato individuato e distrutto dalle difese aeree iraniane.

La notizia è stata riportata da agenzie internazionali sulla base delle dichiarazioni iraniane, ma al momento non risulta una conferma indipendente dell’episodio da parte degli Stati Uniti. È quindi importante distinguere questo fatto dalla perdita del Dive-LD, che invece è stata riconosciuta dal Comando Centrale americano, seppure con una ricostruzione differente sulle cause.

Un episodio che mostra il futuro della guerra navale

La vicenda del drone sottomarino catturato a Hormuz va oltre il singolo mezzo. Mostra quanto rapidamente stia cambiando il modo di condurre le operazioni militari in mare. I sistemi autonomi permettono di effettuare missioni di lunga durata, raccogliere informazioni e affrontare ambienti pericolosi senza mettere a bordo un equipaggio.

Il caso Dive-LD dimostra però anche un’altra caratteristica della guerra con sistemi autonomi: un drone può essere progettato per essere sacrificabile, ma la sua cattura può comunque avere un valore politico e propagandistico. Le immagini diffuse dall’Iran rappresentano infatti un messaggio diretto a Washington e all’opinione pubblica internazionale.

Per gli Stati Uniti, invece, l’obiettivo è sottolineare che la perdita riguarda un sistema già malfunzionante e privo di componenti classificati. Le due narrazioni continueranno probabilmente a confrontarsi mentre resta alta la tensione intorno allo Stretto di Hormuz.

Conclusioni

La cattura del Dive-LD a Hormuz è un fatto realmente accaduto e confermato nella sua sostanza anche dagli Stati Uniti, ma le due parti ne danno interpretazioni molto diverse. L’Iran la presenta come il risultato di una sofisticata operazione di intelligence contro uno dei più avanzati droni subacquei americani; Washington sostiene invece che il mezzo fosse un modello più vecchio, già fuori uso e privo di informazioni sensibili.

Al di là della disputa sulla dinamica dell’episodio, il caso rappresenta un’importante dimostrazione del ruolo crescente dei droni subacquei autonomi nella guerra navale. A Hormuz, dove sorveglianza, mine e controllo delle rotte marittime sono diventati elementi centrali del confronto, questi sistemi potrebbero assumere un peso sempre maggiore nelle operazioni future.

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