Rolex vieta il sorvolo dei droni sui suoi stabilimenti in Svizzera: chiuso lo spazio aereo fino al 2032
La sicurezza aziendale passa sempre più anche dal controllo dello spazio aereo. È quanto dimostra la decisione di Rolex, che ha ottenuto il divieto di sorvolo dei droni sopra alcuni dei propri siti produttivi in Svizzera. La misura riguarda il nuovo stabilimento in costruzione a Bulle, nel Canton Friburgo, e secondo quanto riportato dalla stampa locale coinvolgerebbe anche l’impianto di Bienne, nel Canton Berna.
Si tratta di una notizia reale, pubblicata dalla stampa svizzera e riportata anche dalla Gazzetta ufficiale cantonale. L’obiettivo dell’azienda è proteggere i propri dipendenti, i processi produttivi e soprattutto le informazioni sensibili da possibili attività di sorveglianza effettuate attraverso droni civili.
Perché Rolex ha chiesto il divieto di sorvolo dei droni
Negli ultimi anni i droni sono diventati strumenti estremamente sofisticati, capaci di effettuare riprese ad alta risoluzione, raccogliere immagini dettagliate e raggiungere facilmente aree normalmente inaccessibili da terra. Per un’azienda che basa gran parte del proprio successo sulla riservatezza industriale, questo rappresenta un rischio sempre più concreto.
Secondo quanto riportato dal quotidiano svizzero La Liberté, Rolex avrebbe motivato la richiesta facendo riferimento a un “aumento preoccupante della presenza di droni” sopra il cantiere del nuovo stabilimento di Bulle.
La società ritiene che questi velivoli possano costituire una minaccia sia per la sicurezza del personale sia per la tutela della privacy aziendale. Le immagini catturate dall’alto potrebbero infatti documentare fasi della costruzione, impianti produttivi, sistemi logistici e altri elementi strategici.
Per questo motivo le autorità cantonali hanno approvato una zona di interdizione al volo che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2032, garantendo una protezione a lungo termine dell’area interessata.
Il nuovo stabilimento di Bulle e l’importanza della sicurezza
Il nuovo complesso produttivo di Bulle rappresenta uno dei maggiori investimenti industriali recenti dell’azienda. Una volta completato, ospiterà circa 1.000 dipendenti e diventerà un tassello fondamentale della capacità produttiva del marchio svizzero.
Proprio per questo motivo la sicurezza del cantiere è considerata una priorità assoluta. Rolex, da sempre estremamente riservata, non pubblica nemmeno i propri risultati finanziari ufficiali e limita al minimo le comunicazioni riguardanti le proprie attività industriali.
La decisione di vietare il sorvolo dei droni si inserisce quindi perfettamente nella filosofia aziendale, orientata alla protezione del know-how, dei processi produttivi e delle informazioni strategiche.
A rafforzare la richiesta di tutela ha contribuito anche un episodio avvenuto nel maggio 2025, quando il cantiere sarebbe stato vittima di un furto con la sottrazione di materiale del valore di circa 100.000 franchi svizzeri. Sebbene quell’episodio non fosse direttamente collegato ai droni, ha evidenziato la necessità di aumentare il livello complessivo della sicurezza.
La polizia potrà sequestrare i droni che violano il divieto
Uno degli aspetti più significativi della misura riguarda le modalità di applicazione del divieto. La Polizia del Canton Friburgo ha infatti comunicato che sarà autorizzata a intervenire contro i velivoli non autorizzati.
In caso di violazione della zona vietata, gli agenti potranno procedere alla neutralizzazione e al sequestro del drone, una misura particolarmente severa che testimonia l’importanza attribuita alla protezione del sito.
Non si tratta soltanto di impedire semplici riprese aeree. I moderni droni possono infatti essere utilizzati per raccogliere numerose informazioni indirette, come monitorare gli accessi ai siti produttivi, documentare la logistica delle consegne, osservare i flussi di personale, analizzare infrastrutture sensibili, raccogliere dati utili per attività di spionaggio industriale.
La crescente disponibilità di droni economici e facilmente pilotabili ha reso questo tipo di minaccia molto più concreta rispetto al passato.
Lo spionaggio industriale con i droni è una sfida crescente
Il caso Rolex evidenzia un fenomeno che interessa un numero sempre maggiore di aziende ad alto contenuto tecnologico. I droni rappresentano oggi uno strumento potenzialmente utilizzabile per attività di intelligence economica e raccolta di informazioni sensibili.
Grazie alle telecamere ad altissima definizione, agli zoom ottici e ai sensori sempre più avanzati, questi velivoli possono effettuare rilievi dettagliati senza oltrepassare fisicamente recinzioni o sistemi di sicurezza tradizionali.
In alcuni casi possono persino osservare i movimenti dei mezzi aziendali, individuare fornitori strategici oppure raccogliere elementi utili a ricostruire l’organizzazione logistica di uno stabilimento.
Per contrastare questo fenomeno, molte grandi imprese stanno investendo in sistemi anti-drone composti generalmente da tre livelli di protezione:
– rilevamento del drone attraverso radar, sensori RF o telecamere;
– identificazione e tracciamento del velivolo;
– neutralizzazione mediante tecnologie autorizzate dalle autorità competenti.
Rolex ha invece scelto una strada differente, puntando prima di tutto su una tutela normativa che impedisce il sorvolo dell’area e affida alle forze dell’ordine il compito di far rispettare il divieto.
Una tendenza destinata a diffondersi anche in altri settori
La decisione adottata in Svizzera potrebbe rappresentare un precedente importante anche per altre aziende operanti nei settori della tecnologia, della difesa, della farmaceutica e del lusso.
Con l’aumento delle capacità operative dei droni civili, cresce infatti anche la necessità di proteggere impianti industriali, cantieri strategici e infrastrutture critiche. In molti Paesi europei si sta assistendo a un progressivo rafforzamento delle misure di controllo dello spazio aereo a bassa quota, soprattutto nelle aree considerate sensibili.
Parallelamente continua lo sviluppo di tecnologie dedicate alla difesa anti-drone, un mercato in forte espansione che coinvolge sia aziende private sia enti governativi.
Conclusioni
Il divieto di sorvolo ottenuto da Rolex conferma come la sicurezza aziendale non riguardi più soltanto recinzioni, telecamere e controlli agli accessi, ma anche ciò che accade nel cielo sopra gli stabilimenti. La scelta del colosso svizzero dimostra quanto il rischio legato ai droni venga oggi considerato concreto, soprattutto quando sono in gioco segreti industriali, processi produttivi e investimenti multimilionari.
Con l’evoluzione della tecnologia e la crescente diffusione dei droni, è probabile che sempre più aziende seguano questa strada, combinando strumenti normativi, sistemi anti-drone e collaborazione con le autorità per garantire la protezione delle proprie infrastrutture strategiche.

