Incendio sul Carso triestino: i droni con termocamera individuano 14 punti caldi e guidano la bonifica
L’incendio divampato nell’area di Padriciano, sul Carso triestino, resta ancora attivo ma è attualmente sotto controllo grazie al lavoro coordinato delle squadre antincendio e all’impiego delle più moderne tecnologie di monitoraggio. Tra queste spiccano i droni dotati di termocamere, strumenti ormai indispensabili nelle operazioni di spegnimento degli incendi boschivi perché consentono di individuare i focolai nascosti anche quando le fiamme sembrano ormai domate.
La notizia, realmente accaduta e riferita nella giornata di martedì 4 agosto, conferma ancora una volta quanto l’utilizzo dei droni stia rivoluzionando la gestione delle emergenze ambientali. Le immagini termiche raccolte dall’alto hanno infatti permesso di localizzare ben 14 punti caldi, consentendo interventi rapidi e mirati per evitare nuove riaccensioni.
I droni con termocamera individuano i punti più critici
Il monitoraggio aereo effettuato nelle prime ore della mattinata ha rappresentato una fase decisiva delle operazioni di bonifica. Grazie alle termocamere installate sui droni è stato possibile identificare con precisione le aree che conservavano ancora temperature elevate.
Le rilevazioni hanno evidenziato otto punti caldi all’interno del perimetro interessato dall’incendio e altri sei lungo le aree periferiche. Si tratta di zone dove il fuoco, pur non essendo più visibile, continua a covare sotto la vegetazione, tra le radici o nel terreno, con il rischio concreto di riaccendersi nelle ore successive.
Le coordinate raccolte dai velivoli sono state immediatamente trasmesse al direttore delle operazioni di spegnimento e alle squadre presenti sul terreno. Questo sistema permette di concentrare uomini e mezzi esclusivamente nei punti realmente critici, riducendo tempi di intervento e consumo di risorse.
Elicottero regionale e volontari al lavoro sul Carso
Dopo l’analisi effettuata dai droni, il direttore delle operazioni della Stazione forestale di Duino ha richiesto l’intervento di un elicottero del Servizio aereo regionale, impiegato nei lanci d’acqua sulle aree dove le immagini termiche avevano evidenziato le temperature più elevate.
Parallelamente è proseguito il lavoro delle numerose squadre antincendio boschivo impegnate nella bonifica del territorio. Sul posto operano volontari provenienti dai gruppi comunali di Gorizia, Muggia, Sgonico, Gradisca d’Isonzo, Prepotto, Pulfero e San Leonardo, insieme al Corpo pompieri volontari Breg.
Il dispositivo di emergenza comprende anche il presidio sanitario della Croce Verde Goriziana, pronto a intervenire in caso di necessità, mentre il gruppo comunale di Chiopris Viscone supporta le attività logistiche con un mezzo pick-up.
L’ampio dispiegamento di forze dimostra quanto sia complessa la gestione di un incendio boschivo anche quando le fiamme risultano apparentemente sotto controllo. La fase di bonifica, infatti, richiede un monitoraggio continuo e un intervento capillare per eliminare ogni possibile fonte di riaccensione.
Viabilità e sicurezza: area ancora interdetta
Per consentire lo svolgimento delle operazioni in condizioni di massima sicurezza resta chiusa al traffico la Strada Provinciale 19, uno dei principali collegamenti dell’area interessata dall’incendio.
Gli accessi sono controllati dai volontari dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia e dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato, incaricati di impedire l’ingresso alle persone non autorizzate nelle zone operative.
Anche l’Associazione Nazionale Alpini di Trieste partecipa all’emergenza garantendo il servizio di vettovagliamento destinato agli operatori impegnati per molte ore sul fronte dell’incendio.
Prosegue inoltre la sospensione dell’elettrodotto Terna che attraversa l’area colpita. La disattivazione della linea elettrica rappresenta una misura preventiva indispensabile per permettere ai mezzi aerei e alle squadre di terra di lavorare senza rischi.
Perché i droni sono fondamentali nella lotta agli incendi boschivi
L’utilizzo dei droni per il monitoraggio degli incendi rappresenta una delle innovazioni più importanti degli ultimi anni nel settore della protezione civile.
Le termocamere installate sui velivoli sono in grado di rilevare differenze di temperatura invisibili all’occhio umano, individuando focolai nascosti sotto la cenere o tra la vegetazione. In questo modo diventa possibile intervenire prima che il vento o il caldo riattivino le fiamme.
Rispetto ai tradizionali sopralluoghi a piedi, i droni permettono di:
– coprire rapidamente aree molto estese;
– raggiungere punti difficilmente accessibili;
– ridurre l’esposizione al rischio degli operatori;
– fornire immagini in tempo reale alle sale operative;
– indirizzare con precisione elicotteri e squadre di terra.
Le tecnologie UAV vengono ormai impiegate con sempre maggiore frequenza non solo durante gli incendi, ma anche nelle fasi successive, quando è necessario verificare che il terreno sia completamente raffreddato.
Caldo e siccità mantengono alta l’attenzione
Le condizioni meteorologiche continuano a rappresentare un elemento di forte preoccupazione. Le previsioni indicano temperature molto elevate sulla pianura e lungo la costa del Friuli Venezia Giulia, mentre non sono attese precipitazioni significative sull’area triestina.
Il caldo intenso, unito alla vegetazione particolarmente secca, favorisce infatti la permanenza di sacche di calore nel sottosuolo e aumenta il rischio che piccoli focolai possano riattivarsi anche dopo diverse ore.
Per questo motivo il monitoraggio con i droni proseguirà finché tutte le anomalie termiche individuate saranno completamente eliminate e l’intero perimetro dell’incendio verrà dichiarato definitivamente sicuro.
Una tecnologia sempre più decisiva per la protezione del territorio
L’emergenza di Padriciano conferma come i droni con termocamera siano diventati uno strumento essenziale nella lotta agli incendi boschivi. La loro capacità di individuare rapidamente i punti ancora caldi permette di ottimizzare il lavoro delle squadre operative, ridurre i tempi di bonifica e limitare il rischio di nuove propagazioni.
Le operazioni sul Carso triestino proseguiranno fino al completo raffreddamento delle aree interessate, mentre il coordinamento tra tecnologia, mezzi aerei e volontari continua a rappresentare la strategia più efficace per mettere in sicurezza il territorio e prevenire ulteriori emergenze.

