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Cina, droni antincendio per grattacieli: il sistema che raggiunge 200 metri

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Combattere un incendio ai piani alti di un grattacielo rappresenta una delle sfide più complesse per i vigili del fuoco. Le autoscale e le piattaforme aeree tradizionali hanno infatti limiti operativi legati soprattutto all’altezza, mentre l’accesso diretto all’edificio può esporre gli operatori a rischi estremi. È proprio in questo scenario che la Cina sta sperimentando una nuova generazione di droni antincendio per edifici alti.

A Zhuzhou, nella provincia cinese dello Hunan, è stata sviluppata una soluzione che integra un drone pesante con uno speciale veicolo dei vigili del fuoco. Il sistema, realizzato dalla società cinese Sunward Star Aviation (Shanhe Xinghang), utilizza un collegamento fisico tra il mezzo a terra e il velivolo per fornire in quota alimentazione, agente estinguente e comunicazioni.

La tecnologia non è soltanto un progetto teorico. Il sistema è stato impiegato in esercitazioni antincendio in diverse città cinesi e nel giugno 2025 ha partecipato a una grande esercitazione nazionale a Shenzhen, dove il drone ha operato contro incendi simulati situati tra 100 e 151 metri di altezza. Le autorità e l’azienda indicano per il sistema una capacità operativa fino a 200 metri.

Come funziona il drone antincendio collegato al camion

Il principio alla base del sistema è relativamente semplice, ma la sua applicazione richiede tecnologie particolarmente robuste. Il drone decolla direttamente dalla parte superiore del veicolo antincendio e rimane collegato a terra attraverso un cavo ombelicale. Quest’ultimo svolge contemporaneamente diverse funzioni: trasporta energia elettrica, alimenta il sistema di erogazione dell’agente estinguente e permette lo scambio di dati e segnali di controllo.

In questo modo il velivolo non deve affidarsi esclusivamente alle proprie batterie per mantenere il volo. La configurazione tethered consente quindi di prolungare considerevolmente la durata dell’intervento, una caratteristica particolarmente importante quando l’incendio richiede un’azione continua e non è possibile raggiungere rapidamente il punto colpito con le attrezzature tradizionali.

Secondo i dati pubblicati dal produttore, il mezzo può raggiungere il luogo dell’emergenza e mettere in funzione il drone in circa tre minuti. Il decollo e l’atterraggio possono avvenire direttamente dal veicolo, riducendo le operazioni necessarie per preparare l’attrezzatura sul posto.

Fino a 200 metri: perché è importante per gli incendi nei grattacieli

Il principale vantaggio della soluzione cinese è la possibilità di portare una piattaforma antincendio molto più in alto rispetto a numerosi mezzi terrestri convenzionali. Durante l’esercitazione di Shenzhen del 24 giugno 2025, il drone è stato utilizzato per raggiungere punti di incendio compresi tra 100 e 151 metri, simulando un rogo propagatosi dal 15° al 34° piano di un edificio.

Il dato dei 200 metri di quota operativa amplia ulteriormente il campo d’impiego. A quell’altezza il drone può essere utilizzato per intervenire sulle facciate degli edifici, sulle finestre e sulle aree esterne difficilmente raggiungibili dalle piattaforme telescopiche.

La tecnologia può risultare particolarmente interessante nelle grandi città caratterizzate da una forte concentrazione di edifici residenziali e commerciali di notevole altezza. In questi contesti, infatti, anche pochi minuti possono essere decisivi per impedire che le fiamme si propaghino verso i piani superiori.

Il sistema non nasce comunque per sostituire completamente i vigili del fuoco o i mezzi tradizionali. L’obiettivo è piuttosto creare un ulteriore livello operativo, capace di agire dall’esterno dell’edificio mentre le squadre a terra gestiscono evacuazione, soccorso e spegnimento interno.

Un drone pesante con alimentazione e acqua direttamente da terra

Uno degli aspetti più interessanti è la capacità di trasportare un carico significativo. La scheda tecnica del sistema indica un peso massimo al decollo di 570 chilogrammi e un carico utile massimo di 350 chilogrammi. La piattaforma utilizza una configurazione a 12 motori e 12 eliche, progettata per garantire una maggiore ridondanza rispetto ai normali multicotteri.

La stessa architettura permette di utilizzare sia acqua sia schiuma antincendio. Il produttore dichiara inoltre una gittata efficace dell’agente estinguente di circa 30 metri. La presenza del collegamento con il veicolo consente di alimentare continuamente il sistema di erogazione senza dover riportare il drone a terra per rifornirlo.

Questa caratteristica è fondamentale in uno scenario nel quale l’obiettivo non è effettuare un singolo lancio, ma mantenere un’azione di soppressione prolungata direttamente sul punto dell’incendio.

Controllo, sicurezza e resistenza alle condizioni operative

Un drone che opera a 200 metri vicino a un edificio in fiamme deve affrontare condizioni molto più difficili rispetto a quelle di un normale volo professionale. Correnti d’aria, calore, fumo, turbolenze e ostacoli rappresentano fattori di rischio che possono compromettere la stabilità del velivolo.

Per questo il sistema è stato equipaggiato con un controllo di volo ridondante e, secondo i dati comunicati dal produttore, presenta una resistenza al vento classificata fino al livello 6. È inoltre indicato un grado di protezione IP54. La piattaforma utilizza una struttura alleggerita in fibra di carbonio e un’architettura a più motori destinata ad aumentare la sicurezza in caso di guasti.

Un ulteriore elemento è rappresentato dalla collaborazione tra il drone e il veicolo. Il sistema è concepito come una vera e propria piattaforma terra-aria, nella quale il mezzo dei vigili del fuoco non svolge soltanto il ruolo di trasporto, ma diventa una base operativa mobile per il velivolo.

Droni e robot per una nuova strategia di soccorso

Il progetto di Zhuzhou si inserisce in una più ampia evoluzione della sicurezza antincendio in Cina, dove i droni vengono integrati con altre tecnologie robotiche. Durante le esercitazioni, il sistema di spegnimento è stato affiancato da droni destinati alla ricognizione e alla rottura dei vetri, oltre che da robot quadrupedi.

L’idea è costruire una catena operativa nella quale ogni dispositivo svolge una funzione specifica: un drone può individuare l’incendio, un secondo può creare un accesso attraverso una finestra e il drone antincendio può successivamente dirigere acqua o schiuma verso il punto interessato. In questo modo le informazioni raccolte dall’alto possono essere trasformate rapidamente in un’azione di soccorso.

Si tratta di un approccio particolarmente interessante perché riduce la necessità di esporre immediatamente gli operatori alle zone più pericolose. Il drone può infatti raggiungere un’area interessata dalle fiamme prima che una squadra possa accedervi in sicurezza.

Una tecnologia destinata a cambiare la lotta agli incendi urbani?

I droni antincendio per grattacieli non rappresentano ancora una soluzione universale. Operare a grandi altezze con un sistema collegato da un cavo richiede infrastrutture adeguate, personale specializzato e procedure di sicurezza rigorose. Anche la gestione del vento, del tubo di alimentazione e della pressione dell’agente estinguente costituisce una sfida tecnica.

La sperimentazione cinese dimostra però una direzione precisa: portare le capacità dei vigili del fuoco anche negli spazi verticali dove le attrezzature terrestri incontrano i loro limiti. Il sistema sviluppato a Zhuzhou, con una capacità dichiarata di intervento fino a 200 metri, rappresenta quindi un esempio concreto di come droni, veicoli speciali e robot possano essere integrati nelle moderne strategie di emergenza.

Il progetto ha già superato la fase delle semplici dimostrazioni: il drone antincendio è stato utilizzato in numerose esercitazioni in città come Shenzhen, Chengdu, Guangzhou, Changsha e Zhuzhou. Nel 2026, inoltre, il progetto ha superato una fase preliminare di valutazione da parte delle autorità di gestione delle emergenze dello Hunan, segnale di un progressivo passaggio verso l’impiego operativo.

Conclusioni: il futuro della sicurezza passa anche dai droni

Il caso cinese mostra come il drone possa trasformarsi da semplice strumento di osservazione a vera piattaforma antincendio ad alta quota. La possibilità di raggiungere 200 metri, ricevere continuamente energia e agente estinguente dal veicolo e intervenire direttamente sulle facciate dei grattacieli offre ai soccorritori una nuova opzione per affrontare gli incendi più complessi.

La vera innovazione non è quindi soltanto il drone, ma l’integrazione tra mezzo dei vigili del fuoco, tecnologia tethered, sistemi di pompaggio e controllo intelligente. Se queste soluzioni riusciranno a dimostrare affidabilità e convenienza su larga scala, potrebbero diventare uno degli strumenti più interessanti per la gestione degli incendi negli edifici alti e nelle moderne metropoli.

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