Droni anti-squalo nel Nuovo Galles del Sud: 750 avvistamenti in appena 8 settimane
Nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, il sistema di sorveglianza degli squali basato sui droni sta entrando in una nuova fase. Tra il 1° luglio e il 30 agosto 2026, gli aeromobili senza pilota impiegati da Surf Life Saving NSW hanno registrato circa 750 avvistamenti di squali e più di 200 interventi operativi.
I numeri arrivano proprio mentre lo Stato australiano sta ampliando in maniera significativa il proprio programma di controllo delle coste. L’obiettivo è utilizzare i droni per individuare gli squali prima che possano avvicinarsi ai bagnanti, fornendo agli operatori presenti sulla spiaggia il tempo necessario per intervenire.
750 avvistamenti di squali in sole otto settimane
Il dato più significativo della nuova campagna è rappresentato dai 750 avvistamenti effettuati dai droni in appena due mesi. Non si tratta semplicemente di voli di osservazione: quando un operatore individua uno squalo nelle acque frequentate da surfisti e nuotatori, può attivare rapidamente le procedure di sicurezza.
In oltre 200 occasioni, infatti, l’avvistamento ha richiesto un intervento. La tecnologia permette di avere una visuale dall’alto molto più ampia rispetto a quella disponibile dalla battigia, consentendo agli operatori di seguire gli animali e valutare la situazione in tempo reale.
Uno degli aspetti più importanti del sistema è la rapidità. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità, dopo l’individuazione di uno squalo una spiaggia può essere sgomberata nel giro di due o tre minuti. Un intervallo di tempo particolarmente prezioso in una situazione nella quale la distanza tra un animale e le persone in acqua può cambiare rapidamente.
La flotta arriva a 73 droni e 97 spiagge
L’espansione del programma rappresenta uno dei più importanti investimenti australiani nella sorveglianza aerea degli squali. Il piano da 34 milioni di dollari australiani, entrato in funzione il 1° luglio, ha aumentato considerevolmente il numero di droni disponibili e l’estensione geografica del servizio.
La flotta arriverà a 73 droni distribuiti su 97 spiagge del Nuovo Galles del Sud. Il progetto interessa sia l’area metropolitana di Sydney sia numerose località costiere regionali, con l’obiettivo di garantire una presenza molto più capillare rispetto al passato.
La sorveglianza riguarda anche le principali spiagge oceaniche di Sydney. La copertura, precedentemente limitata a una parte degli arenili, è stata ampliata fino a comprendere tutte le 38 spiagge oceaniche della città, da Palm Beach a Cronulla.
Il programma prevede inoltre un aumento enorme delle ore di osservazione. Per il 2026 sono state programmate più di 300.000 ore di sorveglianza, un incremento che le autorità quantificano in circa il 1.200% rispetto alla precedente operatività.
Orari più lunghi con l’arrivo della primavera
La crescita della flotta non è l’unica novità. Con l’arrivo della primavera australiana, dal 1° settembre gli orari dei voli sono stati estesi dalle 6:15 alle 17:00.
La scelta risponde alla necessità di aumentare il periodo giornaliero nel quale i droni possono controllare le acque. La sorveglianza viene infatti organizzata in relazione alle condizioni di luce e alla frequentazione delle spiagge.
Per le aree regionali è prevista inoltre una maggiore continuità durante l’anno. Le spiagge coinvolte avranno voli nei fine settimana, mentre tra il 1° dicembre e il 30 aprile la sorveglianza sarà ulteriormente intensificata con operazioni quotidiane e orari estesi.
La progressiva estensione del servizio dovrebbe consentire agli operatori di intervenire con maggiore tempestività anche al di fuori delle località turistiche più conosciute.
Droni e reti anti-squalo: due strategie molto diverse
La strategia del Nuovo Galles del Sud non si limita però ai droni. Parallelamente all’espansione della sorveglianza aerea, il 1° settembre sono iniziate le operazioni per rimettere in mare 51 reti anti-squalo lungo il tratto costiero compreso tra Newcastle e Wollongong.
È proprio la combinazione tra tecnologia di sorveglianza e sistemi fisici di protezione a rendere particolare il modello adottato dallo Stato australiano.
I droni hanno una funzione prevalentemente preventiva e consentono agli operatori di individuare gli animali e avvertire le persone presenti in acqua. Le reti, invece, costituiscono una barriera installata in determinate aree costiere.
Le due soluzioni sono tuttavia oggetto di valutazioni molto differenti da parte della comunità scientifica. Le reti anti-squalo sono state criticate per anni dagli scienziati marini, soprattutto perché possono catturare e uccidere anche animali che non rappresentano una minaccia per l’uomo.
Il dibattito riguarda quindi non soltanto la sicurezza dei bagnanti, ma anche l’impatto ambientale delle misure utilizzate per ridurre il rischio di incontri con gli squali.
Un sistema di sorveglianza che va oltre i droni
Il programma australiano si basa su un’infrastruttura più ampia rispetto alla sola flotta di velivoli senza pilota. L’investimento complessivo nel programma biennale di gestione degli squali supera infatti i 120 milioni di dollari australiani.
Una parte importante del progetto è costituita anche dalla rete di stazioni di ascolto acustico installate lungo la costa. Questi sistemi permettono di rilevare la presenza di squali dotati di trasmettitori e di raccogliere informazioni sui loro spostamenti.
Attualmente sono circa 3.010 gli squali equipaggiati con trasmettitori monitorati attraverso questa infrastruttura. I dati raccolti possono contribuire a comprendere meglio i movimenti degli animali e a individuare eventuali variazioni nella loro presenza vicino alla costa.
In questo modo il Nuovo Galles del Sud sta costruendo un sistema multilivello: monitoraggio elettronico degli animali, osservazione dall’alto attraverso i droni e, nelle aree previste, impiego delle reti.
Un modello su scala molto più ampia rispetto ad altri programmi
L’utilizzo dei droni per controllare le spiagge non è una novità assoluta. Negli Stati Uniti, per esempio, alcune amministrazioni utilizzano aeromobili senza pilota per aumentare la sicurezza sulle spiagge durante la stagione estiva.
La differenza del progetto del Nuovo Galles del Sud è soprattutto nella scala dell’operazione. L’obiettivo è creare una delle più grandi reti permanenti di sorveglianza aerea degli squali al mondo, con decine di droni e una copertura distribuita lungo un’ampia porzione della costa.
Il precedente programma aveva già effettuato più di 100.000 voli di sorveglianza e, secondo Surf Life Saving NSW, aveva contribuito a prevenire oltre 2.000 potenziali incontri tra squali e persone prima dell’ultima espansione.
Con l’aumento della flotta e delle ore di volo, le autorità puntano ora a rendere questo tipo di intervento una componente strutturale della sicurezza balneare.
La tecnologia può ridurre il rischio senza eliminare il problema
I primi dati della nuova fase mostrano quanto possa essere frequente la presenza degli squali nelle acque costiere australiane. I 750 avvistamenti registrati in otto settimane non significano, naturalmente, che ogni animale abbia rappresentato una minaccia immediata per le persone.
Il valore dei droni sta proprio nella possibilità di distinguere le diverse situazioni e fornire agli operatori informazioni tempestive. Una maggiore conoscenza di ciò che accade in mare permette infatti di adottare decisioni più rapide e mirate.
Resta però il problema dell’equilibrio tra sicurezza pubblica e tutela dell’ecosistema marino. L’espansione della sorveglianza tecnologica potrebbe rappresentare una strada interessante proprio perché consente di individuare gli animali senza necessariamente intervenire direttamente sull’ambiente.
Droni anti-squalo, una nuova frontiera della sicurezza sulle spiagge
Il caso del Nuovo Galles del Sud dimostra come i droni per il monitoraggio degli squali stiano diventando uno strumento sempre più importante nella gestione della sicurezza costiera. La possibilità di osservare grandi porzioni di mare dall’alto, individuare rapidamente gli animali e avvertire i bagnanti può ridurre i tempi di reazione in situazioni potenzialmente pericolose.
Con 73 velivoli, 97 spiagge coinvolte, centinaia di migliaia di ore di sorveglianza programmate e una rete di monitoraggio acustico che segue migliaia di squali marcati, il Nuovo Galles del Sud sta sperimentando un modello di dimensioni senza precedenti.
Allo stesso tempo, la decisione di continuare a utilizzare 51 reti anti-squalo mantiene aperto il confronto tra sicurezza, efficacia delle misure e conservazione della fauna marina. Saranno quindi i dati raccolti nei prossimi mesi a permettere di valutare quanto questa combinazione di droni, monitoraggio acustico e reti riesca realmente a migliorare la sicurezza dei bagnanti.
Per ora, il dato più evidente è già arrivato: in sole otto settimane i droni hanno dimostrato di poter trasformare la sorveglianza degli squali in un’attività continua, capillare e soprattutto molto più rapida nel segnalare la presenza degli animali vicino alle spiagge.

