Aereo di Zelensky sfiorato da un drone in Moldavia: l’allarme mentre ripartono i negoziatiEsteri News 

Aereo di Zelensky sfiorato da un drone in Moldavia: l’allarme mentre ripartono i negoziati

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Un drone ha rischiato di entrare in rotta di collisione con l’aereo di Volodymyr Zelensky durante il decollo dalla Moldavia diretto in Norvegia. La rivelazione del primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ha riportato in primo piano la dimensione militare della guerra in Ucraina proprio mentre sul fronte diplomatico si registrano nuovi segnali di apertura tra Kiev, Mosca e Washington.

L’episodio è realmente accaduto l’8 settembre 2026 e si è verificato mentre il presidente ucraino era in viaggio verso Oslo per partecipare ai funerali di Stato del re Harald V. Le autorità moldave avevano temporaneamente chiuso lo spazio aereo dopo l’ingresso di un drone, provocando ritardi nei voli in partenza e in arrivo. Secondo Støre, l’aereo presidenziale sarebbe stato «quasi colpito» dal velivolo senza pilota.

La ricostruzione, tuttavia, deve essere letta con cautela. Una fonte dell’ufficio della presidenza ucraina ha confermato l’allarme provocato da un drone russo entrato nello spazio aereo moldavo e poi in quello rumeno, ma ha giudicato esagerata l’interpretazione secondo cui l’aereo di Zelensky sarebbe stato concretamente in pericolo.

Il drone e l’allarme durante il decollo di Zelensky

Il viaggio di Zelensky verso la Norvegia è stato condizionato da un’improvvisa emergenza nello spazio aereo della Moldavia. Il presidente ucraino si trovava all’aeroporto di Chisinau quando le autorità hanno imposto una temporanea sospensione dei voli a causa della presenza di un drone.

Secondo le informazioni diffuse successivamente dal governo moldavo, il velivolo senza pilota è entrato nello spazio aereo del Paese e ha provocato l’allerta che ha portato alla chiusura temporanea dei cieli. Il drone è poi precipitato sul territorio moldavo. Un altro episodio collegato alla stessa incursione ha interessato anche lo spazio aereo della Romania, membro della NATO.

È proprio in questo contesto che il premier norvegese Jonas Gahr Støre ha raccontato che l’aereo di Zelensky avrebbe rischiato di essere colpito. Il capo del governo di Oslo non ha però fornito informazioni sulla distanza effettiva tra il drone e l’aereo presidenziale, né ha chiarito con precisione come sia stata valutata la minaccia.

La prudenza è quindi necessaria. Il dato certo è che un drone ha provocato un allarme nello spazio aereo moldavo e che la partenza del volo di Zelensky è stata ritardata. L’ipotesi di un attacco deliberato contro l’aereo presidenziale non è invece stata dimostrata pubblicamente.

Un episodio che mostra quanto la guerra sia vicina all’Europa

L’incidente assume un peso particolare perché coinvolge la Moldavia, un Paese che non fa parte della NATO ma che si trova direttamente accanto all’Ucraina. Ancora più significativo è il successivo ingresso del drone nello spazio aereo rumeno, elemento che dimostra quanto gli attacchi con velivoli senza pilota possano superare rapidamente i confini del campo di battaglia.

Negli ultimi anni gli episodi legati alla presenza di droni nello spazio aereo dei Paesi dell’Europa orientale sono diventati sempre più frequenti. La guerra russo-ucraina non riguarda quindi soltanto le linee del fronte: i sistemi senza pilota rappresentano ormai una minaccia capace di creare allarmi anche molto lontano dalle aree direttamente coinvolte nei combattimenti.

Per Zelensky il significato politico dell’episodio è ancora più evidente. Il presidente ucraino si stava recando a Oslo per un appuntamento diplomatico e istituzionale di alto livello, ma il viaggio è stato condizionato dalla stessa guerra che il leader di Kiev sta cercando di fermare attraverso i negoziati internazionali.

Durante la sua permanenza in Norvegia, Zelensky ha inoltre discusso con il governo e con rappresentanti dell’industria della difesa europea del programma FREYJA, destinato a rafforzare le capacità di protezione contro le minacce aeree e missilistiche.

Kiev apre al compromesso, ma le questioni decisive restano aperte

La notizia del drone è arrivata in una fase particolarmente delicata per la diplomazia. Kiev e Washington stanno cercando di riattivare un processo negoziale che negli ultimi mesi aveva subito una battuta d’arresto. Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato sia Vladimir Putin sia Zelensky, portando nuove proposte per cercare di ridurre le distanze tra le due parti.

Zelensky ha parlato di idee considerate interessanti e ha lasciato aperta la possibilità di nuovi colloqui. L’obiettivo sarebbe trasformare i contatti diplomatici in un percorso capace di produrre risultati concreti, a partire da questioni come gli scambi di prigionieri, la sicurezza delle infrastrutture energetiche e la protezione delle esportazioni.

Il problema più difficile rimane però quello territoriale. Il Donbass continua a rappresentare uno dei principali ostacoli a un eventuale accordo, con Mosca e Kiev molto distanti sulle condizioni necessarie per una soluzione politica. Le precedenti tornate negoziali non hanno infatti prodotto un’intesa definitiva proprio sulle questioni territoriali.

Mosca: possibile la ripresa dei colloqui trilaterali

Dal Cremlino sono arrivati segnali di apertura alla ripresa del formato trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Il portavoce Dmitry Peskov ha affermato che esiste una volontà politica di tornare ai negoziati e che Mosca spera di poterli riavviare nel prossimo futuro.

La precisazione più importante riguarda però l’esistenza di una vera e propria tabella di marcia. Il Cremlino ha chiarito che al momento non esiste ancora un piano formale e completo per la soluzione del conflitto. Si parla dunque di un possibile percorso negoziale, non di un accordo già definito.

Anche l’ipotesi di un nuovo incontro tra Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky resta da concretizzare. Washington continua a spingere per un confronto diretto e il presidente statunitense ha riferito di una conversazione positiva con Putin, sostenendo che il leader russo sarebbe interessato a raggiungere un accordo.

La contraddizione di una guerra tra droni e diplomazia

È proprio questa contemporaneità a rendere particolarmente significativo l’episodio dell’aereo di Zelensky. Da una parte ci sono i contatti diplomatici, le telefonate tra leader e la possibilità di riportare Russia, Ucraina e Stati Uniti allo stesso tavolo. Dall’altra continuano gli attacchi con droni e missili e cresce il rischio che le conseguenze della guerra coinvolgano direttamente gli spazi aerei dei Paesi confinanti.

Il caso moldavo dimostra inoltre quanto sia diventato difficile separare la dimensione militare da quella diplomatica. Mentre Zelensky cercava sostegno politico per la sicurezza dell’Ucraina, un drone provocava un allarme nel Paese dal quale era appena partito.

Non è quindi possibile interpretare l’episodio come la prova di un attentato contro il presidente ucraino. Le informazioni disponibili non consentono di affermarlo. È però altrettanto evidente che la presenza di droni in prossimità delle rotte civili e dei confini europei rappresenta un problema di sicurezza sempre più serio.

Un fragile spiraglio per la pace

La situazione resta dunque sospesa tra escalation e diplomazia. I segnali arrivati negli ultimi giorni indicano che Stati Uniti, Russia e Ucraina stanno nuovamente esplorando la possibilità di un negoziato, ma le differenze sulle condizioni di pace rimangono profonde.

Il possibile ritorno dei colloqui trilaterali sarebbe un passo importante, ma non equivale ancora all’avvio di un processo di pace stabile. Allo stesso modo, le dichiarazioni sulla disponibilità al compromesso dovranno essere accompagnate da decisioni concrete sui nodi più difficili.

L’episodio del drone vicino all’aereo di Zelensky fotografa così la doppia realtà della guerra in Ucraina: mentre la diplomazia prova a costruire un possibile percorso verso la fine del conflitto, i sistemi senza pilota continuano a ricordare quanto sia ancora fragile la sicurezza nell’Europa orientale.

Per ora, la vera partita resta aperta. I prossimi colloqui tra Washington, Kiev e Mosca diranno se i segnali diplomatici delle ultime ore saranno soltanto una pausa temporanea oppure l’inizio di un nuovo tentativo concreto di arrivare alla pace.

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