Droni a forma di scarafaggio tra le macerie del Venezuela: come i bioibridi stanno rivoluzionando i soccorsi dopo il terremotoEsteri News 

Droni a forma di scarafaggio tra le macerie del Venezuela: come i bioibridi stanno rivoluzionando i soccorsi dopo il terremoto

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I soccorsi nelle aree colpite dal devastante terremoto in Venezuela stanno facendo affidamento anche su una tecnologia che fino a pochi anni fa sembrava appartenere esclusivamente alla fantascienza. Secondo quanto riportato dalla CNN e confermato da dichiarazioni del responsabile degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, vengono utilizzati speciali droni bioibridi a forma di scarafaggio per individuare eventuali sopravvissuti rimasti intrappolati sotto gli edifici crollati.

Il sisma, che dalla fine di giugno ha provocato oltre 1.700 vittime, ha trasformato interi quartieri in cumuli di macerie. In scenari così complessi, ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte. Per questo motivo le squadre di ricerca stanno impiegando strumenti sempre più avanzati, capaci di raggiungere punti impossibili da esplorare per esseri umani o robot tradizionali.

Si tratta di una notizia reale, riportata da diverse testate internazionali e inserita tra le innovazioni tecnologiche impiegate nelle operazioni di ricerca e soccorso coordinate dalle organizzazioni umanitarie.

Non sono droni volanti: camminano tra le macerie come veri insetti

Quando si parla di droni, la maggior parte delle persone immagina velivoli dotati di eliche. In questo caso, però, il concetto è completamente diverso. Questi dispositivi non volano, ma si muovono a terra sfruttando la straordinaria agilità degli scarafaggi.

Grazie alla loro struttura naturale, riescono a infilarsi in fessure larghe pochi centimetri, attraversare detriti instabili, superare piccoli ostacoli e raggiungere cavità dove nessun soccorritore potrebbe arrivare senza mettere a rischio la propria vita.

Il loro compito principale consiste nell’esplorare gli spazi vuoti creati dai crolli, raccogliendo immagini e dati utili per localizzare eventuali persone ancora vive.

Come funzionano gli scarafaggi cyborg

La caratteristica più sorprendente è che molti di questi “droni” non sono semplici robot che imitano un insetto. Si tratta infatti di scarafaggi vivi trasformati in bioibridi mediante l’installazione di un minuscolo modulo elettronico.

Sul dorso dell’insetto viene applicato uno zainetto ultraleggero contenente un microprocessore, un trasmettitore wireless, una batteria miniaturizzata, dei sensori e una eventuale telecamera ad alta definizione.

Attraverso piccoli impulsi elettrici inviati alle antenne, gli operatori possono influenzarne la direzione, guidando l’insetto verso destra o sinistra durante l’esplorazione delle macerie.

Non si tratta quindi di un controllo totale del movimento, bensì di una sorta di sistema di navigazione assistita che sfrutta la naturale capacità locomotoria dell’animale.

Perché usare un insetto invece di un piccolo robot

La scelta può sembrare insolita, ma risponde a precise esigenze ingegneristiche.

Costruire un robot grande quanto uno scarafaggio significa dover miniaturizzare motori, articolazioni, sistemi di equilibrio e batterie. Tutto questo comporta un consumo energetico elevato, limitando spesso l’autonomia a pochi minuti.

Uno scarafaggio, invece, possiede già un apparato locomotore estremamente efficiente, perfezionato da centinaia di milioni di anni di evoluzione. L’elettronica deve quindi alimentare soltanto sensori, trasmissione dati e sistema di controllo, riducendo drasticamente il consumo energetico.

Il risultato è un dispositivo biologico capace di operare più a lungo, superare ostacoli complessi e mantenere una notevole affidabilità anche in ambienti estremamente difficili.

Telecamere e sensori per trovare i superstiti

I bioibridi possono essere equipaggiati con diversi strumenti tecnologici destinati alla ricerca di persone intrappolate.

Tra i sensori più utilizzati figurano:

– telecamere miniaturizzate;

– illuminazione LED;

– sensori di temperatura;

– rilevatori a infrarossi per identificare il calore corporeo;

– sistemi di trasmissione dati in tempo reale.

Grazie a queste apparecchiature, i soccorritori possono ottenere immagini dall’interno degli edifici crollati senza dover rimuovere immediatamente tonnellate di detriti, riducendo i rischi e velocizzando le operazioni di salvataggio.

Dal laboratorio alle missioni umanitarie

L’impiego operativo di questa tecnologia non rappresenta più un semplice esperimento scientifico.

Nel marzo 2025, dopo il terremoto di magnitudo 7.7 che colpì il Myanmar causando oltre 3.000 vittime, Singapore inviò una squadra composta da dieci scarafaggi cyborg equipaggiati con telecamere. Fu il primo utilizzo documentato di bioibridi durante una missione internazionale di ricerca e soccorso.

Gli insetti operarono insieme alle squadre umane all’interno delle strutture collassate, raccogliendo informazioni preziose sulle condizioni interne delle macerie.

A distanza di poco più di un anno, la tecnologia viene nuovamente utilizzata nelle operazioni di emergenza in Venezuela, segno che il sistema ha dimostrato sul campo la propria efficacia.

La ricerca continua: arrivano anche gli scarafaggi subacquei

L’evoluzione di questi bioibridi non si ferma agli ambienti terrestri.

Recentemente ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore e della giapponese Università di Waseda hanno presentato una speciale tuta flessibile che permette agli scarafaggi cyborg di operare anche sott’acqua o in ambienti con livelli molto bassi di ossigeno.

Secondo gli studi pubblicati, questi sistemi potrebbero consentire missioni della durata fino a tre ore in scenari particolarmente difficili, come cantine allagate, reti fognarie collassate, gallerie sotterranee e spazi completamente privi di aria respirabile.

Queste innovazioni ampliano notevolmente il campo di impiego dei bioibridi, rendendoli potenzialmente utili in numerose emergenze ambientali e naturali.

Le questioni etiche dietro la tecnologia

L’utilizzo di insetti vivi modificati con dispositivi elettronici apre inevitabilmente anche un dibattito etico. Alcuni esperti ritengono che i benefici umanitari, soprattutto nelle operazioni di salvataggio, possano giustificare questo impiego, mentre altri sottolineano la necessità di definire regole rigorose sul benessere animale e sull’utilizzo di organismi viventi a fini tecnologici.

Parallelamente prosegue lo sviluppo di microrobot completamente artificiali che, in futuro, potrebbero offrire prestazioni simili senza ricorrere a esseri viventi. Tuttavia, almeno allo stato attuale, gli insetti bioibridi rappresentano una soluzione estremamente efficiente in termini di autonomia, mobilità e costi.

Una tecnologia destinata a cambiare il futuro dei soccorsi

L’impiego degli scarafaggi cyborg nelle operazioni di emergenza dimostra quanto rapidamente la ricerca stia trasformando idee considerate futuristiche in strumenti concreti per salvare vite umane.

Se i risultati ottenuti in Myanmar prima e in Venezuela oggi continueranno a confermare l’efficacia di questa tecnologia, è probabile che i bioibridi diventino una presenza sempre più comune nelle squadre internazionali di protezione civile e ricerca dispersi.

In scenari dove ogni secondo è prezioso e ogni spazio inesplorato può nascondere un superstite, questi minuscoli esploratori potrebbero rappresentare uno degli strumenti più importanti della prossima generazione di soccorsi.

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