Droni anti-zanzare, la nuova sfida parte dal Piemonte: così vengono individuati e trattati i focolaiNews 

Droni anti-zanzare, la nuova sfida parte dal Piemonte: così vengono individuati e trattati i focolai

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Droni contro le zanzare: quella che fino a poco tempo fa poteva sembrare un’applicazione insolita degli UAV sta diventando una possibilità concreta anche in Piemonte. A Piverone, sulle rive del Lago di Viverone, è stata avviata una sperimentazione che utilizza i droni per individuare le aree dove si concentrano le larve di zanzara e intervenire in modo più preciso.

Il progetto punta a sfruttare la tecnologia per rendere più efficaci gli interventi di lotta alle zanzare, soprattutto negli ambienti dove raggiungere manualmente ogni possibile focolaio può essere complicato. Canneti, zone umide, fossati e aree caratterizzate da una vegetazione molto fitta rappresentano infatti una delle principali difficoltà per le attività di controllo.

La sperimentazione piemontese è un esempio concreto di come i droni per il monitoraggio ambientale possano trasformarsi in strumenti operativi per la gestione del territorio. L’obiettivo finale è ancora più ambizioso: arrivare a un unico drone capace di individuare autonomamente i focolai e distribuire direttamente il trattamento biologico.

Come funzionano i droni utilizzati contro le zanzare

La sperimentazione condotta a Piverone prevede l’impiego di due droni con funzioni differenti. Il primo viene utilizzato per osservare e mappare il territorio, raccogliendo informazioni utili a individuare le aree che possono essere interessate dalla presenza di larve.

Il secondo drone ha invece un compito operativo: raggiunge le zone individuate e consente di distribuire un larvicida biologico. La separazione tra le due attività permette di combinare la fase di monitoraggio con quella di trattamento, evitando di intervenire indiscriminatamente su aree nelle quali non è necessario.

Il principio alla base del sistema è relativamente semplice, ma le possibili applicazioni sono molto interessanti. Un drone può sorvolare rapidamente una superficie ampia, raccogliere immagini e dati e raggiungere punti che potrebbero risultare difficili o poco sicuri per gli operatori a terra.

La vera innovazione, quindi, non consiste soltanto nell’utilizzare un drone per distribuire un prodotto. Il valore della sperimentazione sta soprattutto nella possibilità di collegare mappatura, analisi del territorio e intervento mirato.

Perché il Lago di Viverone è un banco di prova importante

Le aree intorno ai laghi e agli ambienti umidi possono offrire condizioni favorevoli alla proliferazione delle zanzare. La presenza di acqua, vegetazione e zone difficilmente accessibili rende inoltre particolarmente importante riuscire a individuare con precisione i potenziali focolai.

È proprio in questi contesti che l’utilizzo dei droni può offrire un vantaggio. Un UAV può sorvolare una zona umida senza dover necessariamente attraversare la vegetazione e può fornire una visione dall’alto di aree che, viste dal terreno, possono essere difficili da controllare.

Nel caso di Piverone, il monitoraggio con drone consente quindi di raccogliere informazioni sul territorio e di concentrare successivamente gli interventi. In prospettiva, una simile metodologia potrebbe contribuire a ridurre gli spostamenti degli operatori e a rendere più efficiente la gestione delle attività di disinfestazione.

Naturalmente, la tecnologia non elimina la necessità del controllo umano. Le immagini e i dati raccolti devono essere interpretati e verificati e ogni trattamento deve essere effettuato nel rispetto delle procedure previste per la tutela dell’ambiente e degli organismi non bersaglio.

Dal monitoraggio al drone “intelligente”

La fase più interessante della sperimentazione riguarda però il possibile sviluppo futuro del sistema. Attualmente vengono impiegati due droni, uno dedicato alla ricognizione e uno alla distribuzione del trattamento. L’obiettivo dichiarato è arrivare a una soluzione nella quale un singolo drone possa individuare il focolaio e intervenire direttamente.

Un sistema di questo tipo richiederebbe l’integrazione di diverse tecnologie. Il drone dovrebbe innanzitutto disporre di sensori e sistemi di acquisizione delle immagini adeguati a riconoscere le caratteristiche delle aree potenzialmente favorevoli alla presenza delle larve.

Successivamente, i dati raccolti dovrebbero essere elaborati per stabilire dove effettuare il trattamento. Infine, il velivolo dovrebbe essere dotato di un sistema di distribuzione sufficientemente preciso da permettere l’applicazione del larvicida esclusivamente nelle zone individuate.

È un’evoluzione che porta il concetto di drone agricolo e ambientale verso una nuova dimensione: non più soltanto una piattaforma utilizzata per eseguire un compito deciso in anticipo, ma uno strumento capace di raccogliere informazioni e trasformarle in un’azione mirata.

Un possibile vantaggio per le zone difficili da raggiungere

Uno degli aspetti più promettenti riguarda le aree caratterizzate da canneti, vegetazione molto fitta e terreni paludosi. In queste situazioni un intervento tradizionale può richiedere tempo e risorse, mentre un drone può effettuare una ricognizione aerea in tempi relativamente rapidi.

La possibilità di intervenire dall’alto potrebbe inoltre consentire di raggiungere punti nei quali l’accesso degli operatori è difficoltoso. Questo non significa che il drone possa sostituire completamente le attività sul campo, ma che può diventare uno strumento di supporto alla gestione integrata delle zanzare.

Un altro potenziale beneficio è la maggiore precisione. Individuare i focolai prima di effettuare il trattamento permette infatti di concentrare le risorse dove sono realmente necessarie. In linea teorica, questo approccio può contribuire a limitare trattamenti non necessari e a migliorare l’efficienza complessiva delle operazioni.

Droni e lotta alle zanzare: quali sviluppi aspettarsi

La sperimentazione di Piverone si inserisce in una tendenza più ampia che vede i droni utilizzati sempre più spesso per il monitoraggio del territorio. Agricoltura di precisione, controllo delle foreste, ispezione delle infrastrutture e gestione delle emergenze sono soltanto alcuni degli ambiti nei quali gli UAV stanno assumendo un ruolo crescente.

Nel caso della lotta alle zanzare, il passaggio successivo potrebbe essere l’integrazione tra droni, sensori e sistemi di analisi automatizzata delle immagini. L’intelligenza artificiale potrebbe, in futuro, contribuire a classificare le aree osservate e a individuare più rapidamente quelle che necessitano di ulteriori verifiche.

Si tratta però di una prospettiva tecnologica che dovrà essere valutata attraverso test sul campo. L’efficacia di un sistema automatico dipende infatti dalla qualità dei dati raccolti, dalle condizioni meteorologiche, dalla conformazione del territorio e dalla capacità di distinguere correttamente le situazioni che richiedono un intervento.

Una tecnologia al servizio dell’ambiente

Il caso del Lago di Viverone dimostra come il drone possa essere utilizzato non soltanto per applicazioni spettacolari o legate alla fotografia, ma anche per affrontare problemi molto concreti della gestione ambientale.

L’idea di utilizzare un UAV per cercare i focolai di zanzare e distribuire un trattamento biologico mirato rappresenta un interessante punto d’incontro tra tecnologia, tutela del territorio e sanità pubblica. Se i risultati della sperimentazione saranno positivi, il modello potrebbe essere preso in considerazione anche in altri territori caratterizzati dalla presenza di zone umide.

Per il momento è importante distinguere ciò che è già stato sperimentato da ciò che rappresenta lo sviluppo futuro del progetto. L’impiego di due droni a Piverone è un’attività realmente avvenuta; l’idea di riunire in un unico UAV le funzioni di individuazione e trattamento rappresenta invece l’obiettivo verso cui la sperimentazione sta guardando.

Conclusioni

I droni contro le zanzare rappresentano una delle applicazioni più curiose e concrete dell’uso degli UAV per il monitoraggio ambientale. A Piverone, sul Lago di Viverone, la tecnologia viene sperimentata per individuare le aree interessate dalle larve e distribuire un larvicida biologico, con particolare attenzione agli ambienti più difficili da raggiungere.

La sfida dei prossimi sviluppi sarà capire se sarà possibile concentrare queste funzioni in un unico sistema capace di individuare, analizzare e trattare i focolai con maggiore precisione. Se la tecnologia dimostrerà la propria efficacia, i droni potrebbero diventare un nuovo alleato nella gestione delle zanzare e, più in generale, nel monitoraggio intelligente delle aree naturali.

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