Droni umanitari in Nepal: il cibo arriva nelle valli isolate dopo l’alluvioneEsteri News 

Droni umanitari in Nepal: il cibo arriva nelle valli isolate dopo l’alluvione

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Un mese dopo la devastante alluvione che ha colpito il Nepal, i droni cargo stanno diventando uno strumento fondamentale per portare aiuti alle comunità rimaste isolate. Nelle aree più remote dell’Himalaya, dove strade e infrastrutture sono state distrutte e anche gli elicotteri hanno incontrato difficoltà operative, i velivoli senza pilota stanno consentendo di trasportare alimenti direttamente nei villaggi difficili da raggiungere.

Si tratta di un utilizzo particolarmente significativo della tecnologia dei droni. Se questi sistemi sono ormai associati soprattutto alla sorveglianza, alla mappatura delle emergenze o, purtroppo, agli scenari di guerra, il loro impiego umanitario sta rapidamente evolvendo. In Nepal, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (PAM) ha avviato un’operazione nella quale i droni cargo possono trasportare fino a circa 100 chilogrammi di aiuti per singolo volo.

Un’operazione pionieristica per gli aiuti umanitari

L’operazione è stata avviata il 7 settembre e rappresenta, secondo il direttore nazionale del PAM in Nepal Riaz Lodhi, una sperimentazione particolarmente importante per dimensioni e caratteristiche del territorio. In passato i droni erano già stati utilizzati durante emergenze umanitarie per attività di ricognizione, raccolta di immagini, valutazione dei danni e trasporto di piccoli quantitativi di medicinali.

Questa volta, però, l’obiettivo è differente: utilizzare droni cargo umanitari per effettuare vere e proprie consegne di cibo in località nelle quali la distribuzione tradizionale degli aiuti è diventata estremamente complessa.

Secondo i dati dell’operazione, sono stati effettuati circa 90 voli nelle zone maggiormente colpite. Il PAM ha concentrato l’intervento soprattutto nei distretti di Nuwakot, Dhading e Rasuwa, fornendo assistenza alimentare a circa 15.500 persone.

La situazione è particolarmente difficile a Rasuwa, una delle aree dove l’accessibilità è rimasta fortemente compromessa. La distruzione delle infrastrutture ha infatti trasformato quello che normalmente sarebbe un problema logistico in una vera e propria emergenza dell’ultimo miglio.

Droni cargo contro le difficoltà della logistica in montagna

La particolarità dell’esperienza nepalese emerge soprattutto confrontando la nuova tecnologia con i sistemi utilizzati nelle precedenti emergenze. Dopo il terremoto che colpì il Paese nel 2015, per raggiungere le comunità isolate furono utilizzati animali da soma, come muli e yak, oltre a squadre di portatori.

In territori caratterizzati da montagne, sentieri impervi e grandi dislivelli, il trasporto terrestre può richiedere anche diversi giorni. Un drone cargo può invece coprire lo stesso percorso in pochi minuti, riducendo drasticamente i tempi necessari per consegnare beni essenziali.

Questo aspetto è particolarmente importante nelle prime fasi di una crisi, quando acqua, alimenti, medicinali e altri materiali di emergenza devono arrivare rapidamente alle persone rimaste senza collegamenti.

I droni presentano inoltre un’altra caratteristica interessante: non hanno bisogno di una strada percorribile fino al punto di consegna. Possono decollare da una zona relativamente accessibile, raggiungere una comunità isolata e rientrare alla base, evitando frane, ponti crollati, torrenti e tratti di montagna impraticabili.

Quando anche gli elicotteri non possono arrivare

L’utilizzo dei droni in Nepal non è stato dettato soltanto dalla necessità di velocizzare le consegne. In alcune delle località interessate dall’emergenza, anche gli elicotteri di soccorso hanno dovuto fare i conti con importanti limitazioni operative.

La morfologia del territorio rende infatti complessa la ricerca di aree adatte all’atterraggio. Un drone cargo, al contrario, può effettuare una consegna senza richiedere una pista o una superficie abbastanza grande per un elicottero.

Naturalmente anche questa tecnologia presenta delle limitazioni. I droni devono affrontare condizioni meteorologiche difficili, vento, pioggia, autonomia delle batterie, capacità di carico e disponibilità di collegamenti per il controllo del velivolo.

In Nepal si è aggiunto un problema concreto: la mancanza di elettricità nelle aree colpite. Per mantenere operative le apparecchiature e ricaricare i sistemi è stato quindi necessario utilizzare generatori, mentre la disponibilità di carburante era limitata.

Il successo dell’operazione dimostra tuttavia che, con un’organizzazione adeguata, i droni possono rappresentare una soluzione complementare alle tradizionali modalità di soccorso.

Dal monitoraggio alla consegna di 100 chili di aiuti

Il salto tecnologico è significativo. Per anni, nelle emergenze, i droni sono stati utilizzati soprattutto per osservare dall’alto le aree colpite. Le immagini aeree permettono di individuare strade interrotte, edifici danneggiati, frane e villaggi isolati, fornendo informazioni utili per organizzare i soccorsi.

Il passaggio alla logistica rappresenta un’evoluzione naturale. Una volta individuata una comunità che necessita di assistenza, un drone cargo può essere utilizzato per consegnare direttamente i materiali necessari.

Nel caso del Nepal, la capacità di trasportare carichi fino a circa 100 chilogrammi per volo permette di andare oltre il semplice trasporto di piccoli pacchi sanitari. Il drone diventa così una componente vera e propria della catena di distribuzione umanitaria.

Le possibili applicazioni future sono numerose: alimenti, acqua, medicinali, kit sanitari, materiali per riparazioni temporanee, apparecchiature di comunicazione e altri beni indispensabili dopo una calamità.

Una tecnologia che potrebbe cambiare il soccorso nelle aree remote

L’esperienza del Nepal potrebbe avere conseguenze importanti anche al di fuori dell’Himalaya. Le stesse difficoltà logistiche si presentano infatti in molte altre regioni del mondo: isole colpite da cicloni, aree montane interessate da terremoti, territori devastati da alluvioni e comunità rurali isolate dalla distruzione delle strade.

Il vantaggio principale consiste nella possibilità di creare una sorta di ponte aereo autonomo o remotamente controllato senza dover necessariamente utilizzare grandi aeromobili. La tecnologia può quindi essere particolarmente utile durante la fase immediatamente successiva a un disastro, quando le infrastrutture terrestri non sono ancora state ripristinate.

Il percorso tecnologico era stato immaginato già diversi anni fa. Nel 2019, durante un’iniziativa dedicata ai droni organizzata sul lago Vittoria, in Tanzania, era stata evidenziata l’esigenza di sviluppare velivoli capaci di trasportare carichi molto superiori rispetto a quelli dei piccoli droni allora disponibili.

Oggi quella visione sta iniziando a trasformarsi in applicazioni concrete. Il drone umanitario non è più soltanto uno strumento per vedere dall’alto un territorio colpito da una catastrofe: può diventare un mezzo per portare fisicamente gli aiuti alle persone che ne hanno bisogno.

Il futuro dei droni umanitari passa dalla logistica

L’esperienza realizzata dal PAM in Nepal non significa che i droni sostituiranno elicotteri, camion o squadre di soccorso. Più realisticamente, indica la possibilità di costruire sistemi integrati nei quali ogni mezzo viene utilizzato dove risulta più efficace.

Un camion può trasportare grandi quantità di materiali fino a una base logistica. Un elicottero può coprire distanze maggiori e trasportare persone o carichi pesanti. Un drone può invece occuparsi dell’ultimo tratto, raggiungendo villaggi che non possono essere collegati facilmente alla rete stradale.

È proprio questa capacità di affrontare il cosiddetto ultimo miglio umanitario a rendere particolarmente interessante la sperimentazione nepalese.

Il fatto che in poche settimane siano stati effettuati decine di voli dimostra inoltre che la tecnologia sta passando dalla fase puramente sperimentale a quella operativa. Restano da risolvere questioni legate all’autonomia, alla capacità di carico, alla sicurezza del volo, alle comunicazioni e alle autorizzazioni, ma la direzione appare ormai chiaramente tracciata.

Conclusioni

I droni cargo utilizzati dal Programma alimentare mondiale nelle zone alluvionate del Nepal rappresentano un caso reale e documentato di impiego della tecnologia UAV per finalità umanitarie. Decine di voli, carichi fino a circa 100 chilogrammi e migliaia di persone assistite mostrano come i droni possano contribuire a superare alcuni degli ostacoli più difficili nelle emergenze.

La vera innovazione non consiste soltanto nel volare senza pilota, ma nella possibilità di trasformare il drone in uno strumento logistico capace di collegare rapidamente una base operativa con comunità rimaste isolate. Se questa tecnologia continuerà a crescere in autonomia e capacità di carico, i droni potrebbero diventare una componente sempre più importante delle future operazioni di soccorso dopo terremoti, alluvioni, frane e altre calamità.

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