Lecce diventa capitale dell’arte digitale: droni e installazioni immersive ad atFest 2026
Lecce si trasforma in un grande laboratorio dedicato all’arte digitale e alle nuove tecnologie. Da venerdì 11 a domenica 13 settembre 2026 il capoluogo salentino ospita la sesta edizione di atFest – Art & Technology Festival, manifestazione internazionale che porta nel cuore della città installazioni luminose, opere sonore, videomapping, esperienze interattive, workshop e uno spettacolare show di droni.
Il festival, realmente in programma in questi giorni, propone un confronto tra artisti italiani ed europei e invita il pubblico a osservare il rapporto sempre più stretto tra tecnologia, natura e percezione. L’ingresso è gratuito e alcuni dei luoghi storici di Lecce diventano per l’occasione veri e propri ambienti immersivi.
Dopo l’anteprima ospitata a Palazzo Scarciglia nel primo weekend di settembre, il cuore della manifestazione si sposta al Convitto Palmieri, coinvolgendo i chiostri, il giardino e la chiesa di San Francesco della Scarpa. Un secondo spazio importante sarà il Circolo Tennis di Lecce, dove è previsto lo spettacolo di droni Swarm Party.
“Ecologies of Difference”, il tema di atFest 2026
Il filo conduttore della sesta edizione è “Ecologies of Difference”, un tema che amplia il significato tradizionale della parola ecologia. La diversità non viene considerata soltanto dal punto di vista sociale o culturale, ma come una condizione indispensabile per la sopravvivenza e l’evoluzione dei sistemi.
Il festival porta quindi il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra elementi apparentemente lontani: ecosistemi naturali e reti digitali, intelligenza umana e intelligenza non umana, organismi biologici e tecnologie.
L’arte digitale diventa così uno strumento per rendere visibili connessioni che normalmente non percepiamo. Luci, suoni, immagini generate digitalmente e sistemi interattivi permettono di costruire ambienti nei quali il visitatore non è più soltanto spettatore, ma parte dell’esperienza.
La scelta di utilizzare edifici e spazi storici di Lecce contribuisce ulteriormente a creare questo dialogo. Architetture antiche e tecnologie contemporanee vengono messe in relazione, producendo un contrasto capace di modificare la percezione degli ambienti.
Il cielo di Lecce si accende con lo show di droni
Tra gli appuntamenti più attesi di atFest 2026 c’è Swarm Party, lo spettacolo di droni realizzato dal collettivo genovese Luminous Bees. La performance porta nel festival una delle forme più spettacolari di arte tecnologica contemporanea: l’utilizzo coordinato di numerosi velivoli senza pilota per creare composizioni luminose nel cielo.
I droni diventano così veri e propri pixel volanti. Attraverso il controllo sincronizzato delle loro traiettorie e delle luci, una formazione di piccoli UAS può trasformarsi in una scenografia tridimensionale capace di modificarsi continuamente.
Nel contesto di atFest, questa tecnologia non viene presentata soltanto come una soluzione spettacolare. Lo show si inserisce nella riflessione generale della manifestazione sul rapporto tra sistemi naturali e artificiali e sulla possibilità di utilizzare la tecnologia per creare nuove forme artistiche.
La presenza di Luminous Bees è inoltre accompagnata da un workshop dedicato alla robotica, pensato per avvicinare il pubblico ai linguaggi e alle tecniche che stanno alla base delle nuove produzioni artistiche tecnologiche.
Dal “Firefly Field” alla “Living Gallery”: un percorso immersivo
Lo spettacolo di droni è soltanto uno degli elementi dell’edizione 2026. Il programma riunisce infatti una serie di installazioni provenienti da diversi Paesi europei, trasformando gli spazi del Convitto Palmieri in un percorso nel quale ogni opera rappresenta un diverso modo di interpretare la relazione tra tecnologia e ambiente.
Tra le opere internazionali figura “Firefly Field” dello Studio Toer, collettivo dei Paesi Bassi. Il progetto utilizza la luce per evocare un ambiente nel quale tecnologia e immaginario naturale si incontrano.
Dalla Croazia arriva invece “The Living Gallery” di Saša Đuračić e Visualia Studio, mentre il norvegese Eirik Brandal presenta “Pulsing Shapes”, un lavoro nel quale forme e movimento diventano protagonisti dell’esperienza visiva.
La Germania è rappresentata dai Raumzeitpiraten con “Parasights”. Il percorso comprende inoltre “Compass” di Blekksprut1 dalla Norvegia e “Digital Overgrowth” di Spencer Moreno dalla Spagna.
Il risultato è una sorta di ecosistema artistico nel quale le opere non sono pensate come elementi isolati. Il visitatore attraversa diversi ambienti e viene coinvolto in un’esperienza che mette continuamente in discussione il confine tra reale e digitale.
La scena italiana porta nuove idee e sperimentazioni
AtFest non è però soltanto una vetrina internazionale. Una parte importante della manifestazione è dedicata alla scena italiana dell’arte digitale, con la partecipazione di artisti e collettivi provenienti da diverse città.
Tra i protagonisti ci sono i milanesi Lab9, presenti con “Trinity”, e diversi artisti salentini. Super Studio propone “Nubes Vorticosa”, mentre Valerio Calsolaro e Chiara Funiati contribuiscono alla rappresentazione della scena artistica locale.
Questa componente territoriale è particolarmente significativa perché consente al festival di combinare la dimensione internazionale con quella locale. Lecce non è quindi soltanto il luogo che ospita l’evento, ma diventa parte integrante della narrazione artistica.
Il patrimonio architettonico della città offre infatti uno scenario unico per sperimentare installazioni luminose e audiovisive. Le superfici, i volumi e gli elementi storici degli edifici diventano parte delle opere, creando una contaminazione tra passato e futuro.
Arte digitale, videomapping e workshop per il pubblico
Un altro elemento caratterizzante di atFest è la volontà di rendere le nuove tecnologie accessibili anche a chi non possiede competenze specialistiche. Accanto alle installazioni sono infatti previsti workshop e momenti di formazione dedicati alle tecniche utilizzate dagli artisti digitali.
Il programma comprende attività legate al videomapping, alle sculture luminose, al sound design e alla robotica. L’obiettivo è mostrare al pubblico cosa si nasconde dietro un’opera digitale: dalla progettazione delle immagini alla gestione della luce, fino alla programmazione dei sistemi interattivi.
Il videomapping, per esempio, permette di proiettare contenuti digitali sulle superfici architettoniche, trasformando facciate e strutture in grandi schermi tridimensionali. Le sculture luminose sfruttano invece la luce come materiale artistico, mentre il sound design aggiunge una dimensione sonora capace di modificare la percezione dello spazio.
Questa componente didattica è particolarmente importante per un festival che vuole parlare non soltanto agli appassionati di tecnologia, ma a un pubblico più ampio.
Lecce laboratorio del rapporto tra tecnologia e natura
Il valore di atFest 2026 va oltre la semplice esposizione di nuove tecnologie. La manifestazione propone infatti una domanda più ampia: come cambierà il nostro rapporto con gli ecosistemi in un mondo nel quale intelligenza artificiale, robotica, reti digitali e sistemi autonomi sono sempre più presenti?
È proprio questo il significato di “Ecologies of Difference”. Le tecnologie non vengono presentate soltanto come strumenti da utilizzare, ma come elementi che stanno modificando il modo in cui gli esseri umani interagiscono con l’ambiente e con altri sistemi intelligenti.
Le opere immersive permettono di affrontare questi temi senza trasformare il festival in una semplice conferenza. Il pubblico può sperimentare direttamente luci, suoni, movimento e interazione, arrivando ai concetti attraverso un’esperienza sensoriale.
AtFest 2026, tre giorni di arte e tecnologia nel cuore del Salento
Per tre giorni Lecce diventa così un punto di riferimento per l’arte digitale in Italia, mettendo insieme droni, installazioni luminose, opere interattive, videomapping, robotica e sperimentazione sonora.
La formula di atFest punta sulla contaminazione: artisti italiani ed europei, tecnologie avanzate e luoghi storici dialogano all’interno di un unico percorso dedicato alle trasformazioni del presente.
Lo Swarm Party dei Luminous Bees rappresenta probabilmente l’elemento più spettacolare, ma il vero interesse del festival sta nella varietà delle esperienze proposte. Dalle installazioni immersive ai workshop, ogni progetto contribuisce a costruire una riflessione sul futuro degli ecosistemi e sulla convivenza tra natura e tecnologia.

