Nucleo P.U.M.A., droni e sensori per monitorare il territorio dell’Umbria
L’Umbria punta sulla tecnologia per rafforzare il monitoraggio ambientale e la tutela del territorio. La Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessore all’Ambiente Thomas De Luca, lo schema di accordo di collaborazione con ARPA Umbria per la nascita del Nucleo P.U.M.A., acronimo di Piattaforma Umbra per il Monitoraggio Ambientale. Il progetto introduce un modello operativo basato sull’integrazione di droni, sensoristica avanzata e strumenti geomatici per migliorare le attività di controllo e prevenzione.
La notizia è stata comunicata dalla Regione Umbria il 24 agosto 2026 e rappresenta quindi un’iniziativa realmente approvata, non un progetto ipotetico. Il nuovo nucleo nasce dalla volontà di mettere a sistema competenze, personale e apparecchiature già disponibili presso Regione e ARPA, evitando duplicazioni e rendendo più efficace l’impiego delle risorse pubbliche.
Al centro dell’iniziativa ci sono i sistemi aerei a pilotaggio remoto, ma la piattaforma non si limiterà ai droni. Il progetto prevede infatti l’utilizzo coordinato di fotogrammetria, GPS, GIS, laser scanner, georadar e altre tecnologie per trasformare le osservazioni sul campo in dati territoriali utili alle attività tecniche e decisionali.
Come funzionerà il Nucleo P.U.M.A.
Il principio alla base del Nucleo P.U.M.A. è relativamente semplice: utilizzare strumenti differenti per ottenere una fotografia sempre più completa e precisa del territorio umbro. I droni potranno sorvolare aree difficili da raggiungere, acquisendo immagini e dati utili alla ricostruzione tridimensionale e alla verifica delle condizioni ambientali.
A questi sistemi si affiancheranno strumenti terrestri e software per l’elaborazione delle informazioni. La fotogrammetria, per esempio, consente di ricavare modelli tridimensionali partendo da numerose fotografie sovrapposte. I sistemi GPS permettono invece di georeferenziare con precisione i rilievi, mentre le piattaforme GIS consentono di organizzare e analizzare i dati su mappe digitali.
Il risultato è un passaggio dalla semplice osservazione visiva a una gestione del territorio basata su dati misurabili, georeferenziati e confrontabili nel tempo. Questo aspetto può diventare particolarmente importante quando occorre verificare l’evoluzione di una frana, controllare un’attività estrattiva o documentare le condizioni di un sito potenzialmente contaminato.
La collaborazione tra Regione e ARPA consentirà inoltre di condividere professionalità e strumenti. Secondo il direttore generale di ARPA Umbria, Alfonso Morelli, la nuova struttura permetterà di integrare competenze tecniche, sistemi di rilievo e capacità di elaborazione dei dati, mettendoli a disposizione anche delle amministrazioni locali.
Droni per discariche, cave, frane e aree naturali
Uno degli elementi più interessanti del progetto è l’ampiezza degli ambiti nei quali il Nucleo P.U.M.A. potrà operare. Tra le attività indicate dalla Regione figurano il monitoraggio delle matrici ambientali, delle discariche, delle aree industriali e dei siti contaminati, oltre al rilievo cartografico del territorio.
I droni potranno inoltre essere utilizzati per il controllo volumetrico delle attività estrattive. In cave e miniere, la possibilità di effettuare rilievi aerei periodici può facilitare la ricostruzione della conformazione del terreno e il confronto tra rilevazioni effettuate in momenti diversi.
Un altro settore strategico è quello del rischio idrogeologico. Frane, dissesti e modificazioni del territorio possono essere monitorati attraverso rilievi ripetuti, ottenendo informazioni utili per individuare variazioni della morfologia del terreno. Le immagini e i modelli tridimensionali prodotti dai droni possono quindi diventare strumenti complementari alle tradizionali attività di sopralluogo.
La piattaforma potrà occuparsi anche della sorveglianza di aree naturali protette e siti particolarmente sensibili. In questi contesti, la tecnologia può consentire di raccogliere informazioni su superfici estese limitando la necessità di effettuare numerosi accessi fisici sul territorio.
Laser scanner e georadar insieme ai droni
Il vero elemento innovativo del Nucleo P.U.M.A. non è quindi soltanto l’utilizzo dei droni, ma la combinazione di tecnologie differenti. Il progetto prevede infatti anche laser scanner e georadar, strumenti che permettono di osservare e misurare il territorio da prospettive diverse.
Il laser scanner può acquisire milioni di punti per rappresentare con grande dettaglio superfici e strutture, generando nuvole di punti utilizzabili per realizzare modelli tridimensionali. Il georadar, invece, permette di effettuare indagini non invasive del sottosuolo, fornendo informazioni che non sarebbero ottenibili attraverso la sola osservazione della superficie.
Associando questi strumenti ai rilievi aerei e ai sistemi GIS, il nucleo potrà costruire banche dati territoriali sempre più dettagliate. Il vantaggio è soprattutto operativo: tecnici e amministrazioni potranno disporre di informazioni organizzate e georeferenziate per supportare valutazioni, controlli e interventi.
Questa impostazione era già stata anticipata nei mesi scorsi, quando il progetto P.U.M.A. era stato presentato come una piattaforma dedicata al monitoraggio ambientale attraverso droni, sistemi LiDAR e SLAM, laser scanner, georadar e software per la gestione dei dati territoriali.
Un supporto anche per Protezione Civile e Comuni
Il Nucleo P.U.M.A. non sarà destinato esclusivamente alle attività ordinarie di controllo ambientale. Una delle funzioni più importanti sarà infatti il supporto alle emergenze, mettendo a disposizione competenze e strumentazioni quando sarà necessario intervenire rapidamente.
In caso di eventi che interessano il territorio, i droni possono fornire in tempi brevi immagini dall’alto e informazioni sulle aree coinvolte. Questa capacità può essere utile per avere una prima visione delle zone interessate da fenomeni di dissesto, allagamenti o altre emergenze ambientali, fornendo elementi aggiuntivi agli operatori impegnati nella gestione dell’evento.
La Regione indica inoltre il supporto ai Comuni nelle attività di controllo tra gli obiettivi dell’iniziativa. La disponibilità di rilievi digitali e dati territoriali può infatti aiutare le amministrazioni locali nelle attività che richiedono informazioni aggiornate sulla conformazione e sull’utilizzo del territorio.
Un ulteriore ambito riguarda la verifica del layout autorizzativo di impianti industriali complessi. Anche in questo caso la possibilità di disporre di rilievi accurati e aggiornabili può rappresentare uno strumento aggiuntivo per le attività tecniche e di controllo.
Sei anni di collaborazione e piloti specializzati
L’accordo tra Regione Umbria e ARPA, previsto ai sensi dell’articolo 15 della legge 241/1990, avrà una durata di sei anni. Il funzionamento del nucleo coinvolgerà personale tecnico specializzato e piloti abilitati secondo la normativa applicabile ai sistemi aeromobili a pilotaggio remoto.
La dotazione iniziale comprende droni multirotore, tra i quali sono indicati DJI Mavic 3 Enterprise e DJI Mini 4 Pro, oltre a stazioni totali, antenne GPS e software dedicati alla fotogrammetria e all’elaborazione GIS. La combinazione di hardware e strumenti digitali punta a creare una struttura operativa permanente, capace di aggiornare nel tempo le proprie dotazioni tecnologiche.
Per il funzionamento e l’aggiornamento della piattaforma è previsto un impegno economico minimo di riferimento pari a 10.000 euro l’anno per ciascuno dei due enti. L’obiettivo dichiarato è dunque costruire una collaborazione stabile, nella quale investimenti e competenze possano essere condivisi.
Un nuovo modello per il monitoraggio ambientale in Umbria
Secondo l’assessore Thomas De Luca, la nascita del Nucleo P.U.M.A. rappresenta un passo verso una gestione del territorio più moderna, digitale e sostenibile. Il progetto viene collegato anche agli obiettivi del DEFR 2026-2028, con particolare attenzione alla resilienza rispetto ai rischi ambientali e alla tutela dei cittadini e del patrimonio naturale.
La vera sfida sarà trasformare la grande quantità di informazioni ottenibili dalle nuove tecnologie in decisioni concrete. Un drone, da solo, non può garantire una migliore tutela ambientale: il valore nasce dall’integrazione tra strumenti di rilievo, competenze tecniche, capacità di analisi e collaborazione tra gli enti.
Il Nucleo P.U.M.A. punta proprio a questo. Droni, sensori, laser scanner, georadar e sistemi GIS diventano parti di un’unica infrastruttura tecnologica al servizio del monitoraggio dell’Umbria. Se il modello sarà applicato in modo efficace, la piattaforma potrà offrire un contributo importante alla prevenzione dei rischi, alla vigilanza ambientale e alla gestione delle emergenze.
In sintesi, l’Umbria sceglie di affidarsi sempre più ai dati e alle tecnologie digitali per conoscere, controllare e proteggere il proprio territorio. Il Nucleo P.U.M.A. rappresenta un progetto concreto di collaborazione tra Regione e ARPA che porta i droni e la sensoristica avanzata dentro le attività istituzionali di monitoraggio ambientale. La sua evoluzione nei prossimi anni sarà particolarmente interessante da seguire, soprattutto per verificare quanto questi strumenti riusciranno a migliorare prevenzione, controllo e rapidità di intervento.

