Sudan, strage con droni: almeno 80 morti vicino a un mercato nel Kordofan Occidentale
Almeno 80 persone sarebbero morte in un attacco con droni in Sudan, nei pressi di un mercato nella località di Al-Dibab, nello Stato del Kordofan Occidentale. A riferirlo è l’agenzia di stampa francese AFP, che ha raccolto le testimonianze di persone presenti sul posto. Il bombardamento, avvenuto domenica sera, avrebbe colpito un’area frequentata da numerosi civili, tra cui pendolari in attesa di mezzi di trasporto per rientrare a casa.
La notizia arriva mentre il Paese africano continua a essere devastato da una guerra civile iniziata nell’aprile 2023. Il conflitto contrappone l’esercito regolare sudanese alle Rapid Support Forces (RSF), un potente gruppo paramilitare che controlla ampie porzioni del territorio occidentale. Secondo le informazioni raccolte dall’AFP, il bilancio dell’attacco potrebbe renderlo uno degli episodi più sanguinosi dall’inizio delle ostilità.
Le informazioni disponibili restano tuttavia limitate. Le difficoltà di accesso alle zone di combattimento e l’assenza di verifiche indipendenti rendono complicato ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto, individuare i responsabili e stabilire il numero definitivo delle vittime.
Attacco con droni in Sudan: almeno 80 vittime ad Al-Dibab
Secondo le testimonianze raccolte dall’AFP, il drone avrebbe colpito domenica sera una zona vicina a un mercato di Al-Dibab, nel Kordofan Occidentale. In quel momento, nell’area si trovavano numerose persone che cercavano un mezzo per tornare nelle proprie abitazioni dopo una giornata di attività.
La presenza di tanti civili avrebbe contribuito a rendere particolarmente pesanti le conseguenze dell’attacco. Le prime ricostruzioni parlano di decine di morti, con vittime che sarebbero state soccorse nelle ore successive al bombardamento. Tra le persone coinvolte ci sarebbero anche familiari di alcuni testimoni che hanno raccontato quanto accaduto all’agenzia francese.
Uno dei sopravvissuti ha riferito di aver partecipato alla sepoltura di circa cinquanta persone uccise nell’attacco, tra cui suo fratello. Una testimonianza che restituisce la dimensione umana della tragedia e le difficoltà affrontate dalle comunità locali, spesso costrette a gestire le conseguenze dei bombardamenti con risorse sanitarie e assistenziali insufficienti.
Le cifre diffuse non costituiscono ancora un bilancio verificato in modo indipendente. In un contesto di guerra, infatti, le prime informazioni possono essere incomplete e subire modifiche con l’arrivo di nuovi resoconti. Il dato di almeno 80 morti resta quello riferito dall’AFP sulla base delle testimonianze raccolte.
Un secondo drone avrebbe colpito la città di Al-Mujlad
La violenza non si sarebbe fermata ad Al-Dibab. Un medico intervistato dall’AFP ha dichiarato che circa trenta persone sarebbero morte a causa delle ferite dopo essere state trasferite nella vicina città di Al-Mujlad, dove avrebbero ricevuto assistenza sanitaria.
Lo stesso sanitario ha riferito che un altro drone avrebbe attaccato Al-Mujlad, provocando il ferimento di quattro persone. Anche in questo caso, le informazioni disponibili non consentono di ricostruire in maniera completa la sequenza degli eventi né di stabilire con certezza gli obiettivi dei velivoli impiegati.
Gli attacchi che coinvolgono aree frequentate da civili rappresentano una delle conseguenze più drammatiche del conflitto sudanese. Mercati, strade, punti di raccolta e infrastrutture utilizzate quotidianamente dalla popolazione possono diventare luoghi particolarmente vulnerabili quando i combattimenti si avvicinano ai centri abitati.
La possibilità di utilizzare droni a distanza, inoltre, rende più complesso per chi si trova a terra prevedere un attacco e raggiungere tempestivamente un luogo sicuro. Le caratteristiche dei velivoli coinvolti nell’episodio di Al-Dibab non sono state chiarite dalle informazioni disponibili: non è quindi possibile indicare con certezza il modello, la provenienza o il tipo di armamento utilizzato.
La guerra civile in Sudan continua dal 2023
Per comprendere la gravità dell’attacco è necessario considerare il contesto nel quale è avvenuto. La guerra civile sudanese è iniziata nell’aprile 2023, quando le tensioni tra le Forze armate sudanesi e le Rapid Support Forces si sono trasformate in uno scontro aperto per il controllo del Paese.
Le RSF sono un’organizzazione paramilitare guidata da Mohamed Hamdan Dagalo, conosciuto come Hemedti. Le tensioni con l’esercito regolare sono legate, tra gli altri fattori, alla distribuzione del potere militare e politico e al progetto di integrazione delle forze paramilitari nelle strutture ufficiali dello Stato.
Nel corso del conflitto, le linee del fronte si sono spostate più volte e vaste aree del Sudan sono finite sotto il controllo di gruppi armati contrapposti. La divisione territoriale descritta nelle ricostruzioni disponibili vede l’esercito regolare mantenere posizioni importanti nell’est, nell’area della capitale Khartoum e lungo il corridoio del Nilo, oltre che a Port Sudan, sul Mar Rosso. Le RSF hanno consolidato la propria presenza in ampie zone occidentali, comprese parti del Darfur.
Il Kordofan, situato nella fascia centrale e meridionale del Paese, rappresenta un’area strategica proprio per la sua posizione tra diverse zone contese. La regione è attraversata da importanti collegamenti e si trova in un contesto nel quale il controllo del territorio può cambiare e gli scontri rischiano di coinvolgere direttamente la popolazione.
Droni e civili: una minaccia crescente nelle zone di combattimento
L’episodio di Al-Dibab richiama l’attenzione sull’impiego dei droni nei conflitti contemporanei. Questi sistemi possono essere utilizzati per osservare il territorio, individuare obiettivi e condurre attacchi senza esporre direttamente il personale militare che li controlla. Le loro dimensioni, le diverse capacità operative e la possibilità di operare a distanza ne hanno favorito la diffusione in numerosi scenari di guerra.
Il termine drone, tuttavia, comprende tecnologie molto differenti. Esistono piccoli velivoli destinati alla ricognizione, piattaforme più grandi utilizzate per missioni prolungate e sistemi progettati per trasportare armamenti. Senza informazioni verificate sul mezzo impiegato in Sudan, non è possibile attribuire l’attacco a una specifica categoria tecnica.
La crescente presenza di questi velivoli nei conflitti pone anche interrogativi sulla protezione dei civili. Il diritto internazionale umanitario impone alle parti in guerra di distinguere tra obiettivi militari e popolazione civile e di adottare precauzioni per limitare i danni ai non combattenti. Le responsabilità per un singolo episodio, però, devono essere accertate attraverso indagini affidabili e sulla base delle circostanze concrete.
Nel caso sudanese, la difficoltà di ottenere immagini verificate, testimonianze indipendenti e informazioni tempestive rende particolarmente complesso stabilire chi abbia condotto le operazioni e con quali finalità. La prudenza nell’attribuzione delle responsabilità è quindi essenziale, soprattutto quando il bilancio delle vittime è così elevato.
Una crisi umanitaria sempre più grave
La guerra ha provocato una crisi umanitaria di enorme portata. Milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, mentre l’accesso a cibo, acqua potabile, cure mediche e servizi essenziali rimane difficile in molte zone del Paese.
Gli ospedali e le strutture sanitarie devono affrontare carenze di personale, medicinali e attrezzature proprio quando la domanda di assistenza aumenta a causa dei combattimenti. Il trasferimento dei feriti da un centro abitato all’altro può essere complicato dalla presenza di posti di blocco, dalle strade danneggiate e dal rischio di nuovi attacchi.
Alle conseguenze immediate dei bombardamenti si aggiungono quelle delle violenze diffuse, tra cui rapimenti, esecuzioni sommarie e attacchi contro aree abitate. La difficoltà di accesso per giornalisti, operatori umanitari e osservatori indipendenti contribuisce a lasciare numerosi episodi senza una ricostruzione completa.
In questo scenario, ogni nuovo attacco rischia di aggravare una situazione già drammatica. Le vittime di Al-Dibab e Al-Mujlad si inseriscono in una crisi nella quale la popolazione civile continua a pagare un prezzo altissimo per un conflitto che non mostra una soluzione immediata.
Sudan, attesa per ulteriori verifiche sull’attacco
Il bilancio di almeno 80 morti riferito dall’AFP fa dell’attacco vicino al mercato di Al-Dibab uno degli episodi più gravi segnalati nel corso della guerra civile sudanese. Le testimonianze raccolte descrivono una zona affollata colpita da un drone e decine di persone morte anche dopo il trasferimento in una città vicina.
Restano da chiarire diversi elementi fondamentali: la dinamica esatta del bombardamento, l’identità dei responsabili, il tipo di drone utilizzato e il numero definitivo delle vittime. In assenza di verifiche indipendenti, è importante distinguere le informazioni riportate dai testimoni dagli aspetti che devono ancora essere accertati.

