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Telefonini in carcere con il drone a Bologna

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Telefonini in carcere con il drone, un altro utilizzo illegale dei droni al carcere della Dozza a Bologna. Questo il progetto criminoso di un albanese di 30 anni che voleva fornire degli smartphone al fratello detenuto alla case circondariale di Bologna.

Gli utilizzi illeciti dei droni presso i carceri non sono certo una notizia nuova, solo qualche settimana fa un fatto similare è successo al carcere di Frosinone, dove grazie ad un drone è entrata in carcere addirittura una arma da fuoco, potete leggere la notizia ai seguenti link “Carcere di Frosinone: detenuto spara con arma portata da drone” e “Polizia Penitenziaria contro il volo di droni”.

Telefonini in carcere con il drone a Bologna: utilizzo illecito

L’uomo è stato colto in fragranza di reato dagli uomini della squadra mobile, che da tempo era pedinato, l’albanese era già noto alle forze dell’ordine, pochi giorni fa infatti, con tanto di filmati, faceva sopralluoghi per individuare l’area più idonea dove far volare il drone, a ridosso dell’area dove i detenuti trascorrono la cosiddetta “ora d’aria”.

Il progetto era quello di portare dei telefonini in carcere con il drone, il velivolo si sarebbe alzato in volo sopra una area aperta per poi sganciare il materiale che sarebbe servito al fratello (condannato a rimanere in carcere fino al 2045) per continuare la sua attività criminosa anche all’interno del carcere.

Dopo diversi giorni di pedinamenti e appostamenti due giorni fa la polizia è riuscita a fermare l’uomo con tutta la attrezzattura che dalle foto pubblicate è un drone Dji Phantom 4 “Obsidian Edition” con un piccolo strumento di rilascio del piccolo carico di telefonini.

Telefonini in carcere con il drone a Bologna

Il Sinappe provinciale, il sindacato della della polizia penitenziaria si è complimentato, oltre che con la polizia “con il comandante della casa circondariale di Bologna, Roberto Di Caterino e con il personale del reparto che ha partecipato all’operazione”. Il sindacato ha nuovamente rivolto un appello al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, così come già fatto per il caso del carcere di Frosinone, “affinché vengano studiati ed adottati i necessari correttivi all’organizzazione del lavoro, alla suddivisione degli spazi interni degli Istituti Penitenziari e ai sistemi di sicurezza che andrebbero adeguati per contrastare l’utilizzo delle nuove tecnologie utilizzate per eludere i controlli del personale”.

 

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