DJI sotto indagine: gli Stati Uniti valutano dazi e restrizioni sui droni cinesiEsteri News 

DJI sotto indagine: gli Stati Uniti valutano dazi e restrizioni sui droni cinesi

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DJI nel mirino del governo statunitense. La Casa Bianca ha ufficialmente avviato, a partire dal 1° luglio 2025, un’indagine formale sulla sicurezza nazionale legata all’importazione di droni stranieri, in particolare cinesi, e di materiali sensibili come il polisilicon. La procedura, attivata sotto la sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, punta a determinare se le importazioni di queste tecnologie possano compromettere la sicurezza economica e militare degli Stati Uniti. Leggete anche “DJI: droni ancora bloccati dalla dogana USA, ecco perché”.

Perché DJI è sotto osservazione?

DJI, leader globale nella produzione di droni civili e commerciali, è una delle principali aziende coinvolte nell’indagine. Secondo quanto dichiarato dal Dipartimento del Commercio statunitense, il crescente utilizzo di droni cinesi in infrastrutture critiche, agricoltura di precisione, sicurezza pubblica e logistica solleva preoccupazioni legate alla trasmissione di dati sensibili, alla possibilità di cyberattacchi e al controllo remoto dei dispositivi da parte di attori stranieri.

La questione non è nuova: DJI era già stata inserita nella lista nera del Dipartimento del Tesoro nel 2021 e poi parzialmente riammessa per alcune attività civili. Tuttavia, le pressioni del Congresso, in particolare da parte dei membri del partito Repubblicano, hanno riacceso il dibattito sulla necessità di limitare l’accesso di aziende straniere a settori strategici.

Cosa prevede la Sezione 232?

La Sezione 232 del Trade Expansion Act consente al Presidente degli Stati Uniti di imporre dazi doganali o altre misure restrittive su prodotti esteri qualora si ritenga che le importazioni possano minacciare la sicurezza nazionale. Nel caso dei droni, l’indagine analizzerà sia i dati di produzione che di utilizzo, incluse le infrastrutture informatiche e i flussi di dati transfrontalieri.

Il processo durerà circa 270 giorni, ma l’urgenza con cui è stata annunciata l’iniziativa fa pensare a un’accelerazione delle tempistiche. Se DJI venisse formalmente ritenuta una minaccia, il governo potrebbe imporre dazi fino al 100% del valore dei prodotti, vietarne la vendita o bloccarne l’uso in ambito governativo e infrastrutturale.

Reazioni internazionali e implicazioni di mercato

DJI non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’indagine, ma fonti interne all’azienda riferiscono di una “preoccupazione crescente” per l’ennesima azione ostile da parte degli Stati Uniti. La Cina, da parte sua, ha definito l’inchiesta “un atto di protezionismo mascherato” che rischia di danneggiare le relazioni commerciali bilaterali.

Intanto, i mercati hanno reagito prontamente: il titolo di alcune aziende concorrenti statunitensi come Skydio e Teal Drones ha segnato un rialzo del 15% in poche ore, a dimostrazione di come l’annuncio possa ridisegnare gli equilibri nel settore UAV, favorendo la produzione domestica e la sostituzione di fornitori stranieri. Leggete “Mavic 4 Pro: il nuovo top di gamma DJI con 6K e 51 minuti di volo (ma non arriverà negli USA)”.

Possibili scenari per il futuro

Se le indagini confermassero i timori della Casa Bianca, DJI potrebbe subire un colpo durissimo sul piano delle esportazioni e del posizionamento globale. Negli Stati Uniti, il brand è ancora il più diffuso tra hobbisti, professionisti, forze dell’ordine e agricoltori. Ma nuove restrizioni porterebbero inevitabilmente a un’esplosione della domanda interna verso soluzioni alternative “made in USA”.

Al contempo, il dibattito sulle tecnologie dual use (civile e militare) si fa sempre più acceso: mentre l’intelligenza artificiale e i sistemi autonomi avanzano, il controllo sulle infrastrutture digitali diventa una priorità geopolitica.

Un contesto geopolitico teso

La decisione di Washington si inserisce in un contesto di crescente rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Dopo il bando delle apparecchiature Huawei e l’embargo sui semiconduttori, i droni rappresentano l’ennesimo tassello di una strategia di contenimento. Il Congresso USA, già attivo sulla questione delle dipendenze strategiche, potrebbe accelerare ulteriormente la creazione di una filiera interna per l’intero comparto UAV.

Nel frattempo, anche in Europa si guarda con attenzione agli sviluppi: Francia, Germania e Italia stanno valutando autonomamente norme più stringenti sull’uso di droni non europei in ambiti critici come le infrastrutture energetiche e i trasporti.

Le indagini statunitensi sotto la Sezione 232 segnano un punto di svolta nelle politiche di sicurezza tecnologica. DJI, simbolo dell’innovazione cinese, si trova al centro di una tempesta geopolitica che potrebbe ridefinire i mercati globali dei droni. Gli sviluppi delle prossime settimane saranno cruciali non solo per l’azienda, ma per l’intero ecosistema UAV.

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