DJI: droni ancora bloccati dalla dogana USA, ecco perchéEsteri News 

DJI: droni ancora bloccati dalla dogana USA, ecco perché

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Dal 3 luglio 2025, i droni DJI continuano a restare bloccati presso i confini doganali degli Stati Uniti. Secondo uno degli ultimi report, la Customs and Border Protection (CBP) sta trattenendo le spedizioni “in entrata” con riferimento al Uyghur Forced Labor Prevention Act (UFLPA), sospettando possibili componenti prodotti con lavoro forzato della regione dello Xinjiang. Leggete anche “Carenza di droni DJI negli USA: impatti economici e possibili alternative”.

Cosa sta succedendo con DJI?

Secondo diverse fonti autorevoli, dall’ottobre 2024 carichi di droni DJI sono regolarmente fermati ai porti USA. Malgrado DJI verifichi che la produzione avvenga esclusivamente a Shenzhen o in Malaysia, la dogana americana sostiene che qualsiasi prodotto “parzialmente” legato alla Cina sia soggetto a blocco automatico.

L’impatto è evidente: lo store ufficiale statunitense è “sold out” e i principali retailer (Best Buy, Amazon, B&H Photo, Adorama) segnalano livelli di inventario critici o nulli. Modelli popolari come Mini 4 Pro, Air 3S, Mavic 3, Inspire 3 sono difficili da reperire; il Mavic 4 Pro, in particolare, non è mai stato ufficialmente lanciato negli USA per via dell’incertezza doganale.

Si tratta di un bando o di un malinteso doganale?

DJI precisa che non si tratta di un bando formale, bensì di un “malinteso doganale” legato all’UFLPA, che presuppone la presenza di lavoro forzato in qualsiasi bene proveniente – anche solo parzialmente – dalla Cina. Nonostante DJI non compaia nella UFLPA Entity List, la dogana blocca discrezionalmente anche i componenti elettronici inseriti nei droni.

DJI ha fornito alla CBP documentazione completa: audit della catena di fornitura, certificazioni ISO 45001, report CSR conformi a standard UN e OECD. Tuttavia, i tempi di sdoganamento restano incerti, con ritardi di settimane o perfino mesi.

Quali conseguenze per utenti e venditori?

– Ritardi prolungati consegne e rimborso solo dopo il rilascio doganale;

– Scorte ai minimi nei negozi USA e stop alle vendite ufficiali;

-Problemi operativi per professionisti: perdita di apparecchiature o soldi in attesa o perdita di lavori in corso;

– Spostamento verso mercati alternativi o modelli di brand concorrenti come Skydio, FreeFly, Brinc;

Possibile perdita di quota di mercato per DJI a favore di produttori americani.

Cosa attendersi nel prossimo futuro?

In parallelo a questo stallo doganale, il Congresso ha inserito nel FY2025 National Defense Authorization Act una clausola che impone una revisione della sicurezza entro dicembre 2025. Se non completata, DJI rischia l’inserimento nella FCC “Covered List” e il blocco totale di nuovi prodotti in USA.

Al momento, non esiste un bando ufficiale. Ma la scarsità di disponibilità e le lunghe attese rischiano di allontanare molti clienti e spingere i rivenditori verso alternative non cinesi.

Cosa fare se hai un ordine bloccato?

DJI consiglia di:

1) Monitorare lo stato della spedizione e contattare supporto DJI;

2) Documentarsi costantemente: i rilasci avvengono in tempi variabili;

3) Valutare rivenditori americani con stock nazionale;

4) Considerare droni alternativi se i tempi sono troppo critici per il progetto.

In sintesi

L’intricato connubio tra norme come l’UFLPA, audit di sicurezza e tensioni geopolitiche ha trasformato un “malinteso doganale” in un ostacolo concreto per DJI. Nessun divieto formale esiste, ma l’effetto reale è una disponibilità quasi azzerata e un’incertezza operativa che persiste dall’ottobre 2024.

Resterà fondamentale osservare gli sviluppi entro fine 2025: il successo o il fallimento della revisione di sicurezza deciderà le sorti future di DJI sul mercato americano. Fino ad allora, professionisti e hobbisti dovranno gestire bollettini di giacenza e valutazioni alternative. Per ulteriori approfondimenti: “DJI chiede audit di sicurezza negli USA per evitare restrizioni federali”.

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