DJI chiede audit di sicurezza negli USA per evitare restrizioni federali
DJI, leader mondiale nella produzione di droni civili e commerciali, ha chiesto formalmente al governo degli Stati Uniti di avviare un audit tecnico di sicurezza sui propri prodotti. L’azienda cinese intende dimostrare la sicurezza delle sue tecnologie per evitare di essere bandita dall’uso federale o di finire nella FCC Covered List, un elenco che limita l’uso di dispositivi considerati rischiosi per la sicurezza nazionale.
Una mossa preventiva in vista della scadenza NDAA
La richiesta si inserisce nel contesto della National Defense Authorization Act (NDAA) del 2025, che prevede nuove restrizioni sui dispositivi di origine cinese utilizzati nelle infrastrutture critiche e nelle agenzie governative. Entro il 23 dicembre 2025, DJI deve dimostrare che le sue apparecchiature non rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale.
“Siamo pronti a collaborare in modo trasparente con le autorità USA”, ha dichiarato un portavoce DJI. “Un audit indipendente e completo può chiarire i dubbi e consentire la continuità operativa per migliaia di utenti negli Stati Uniti”.
Cosa c’è in gioco per DJI
L’esclusione ufficiale dalla FCC Covered List avrebbe effetti devastanti per DJI sul mercato statunitense. Oltre alla perdita di accesso ai fondi federali, comporterebbe l’impossibilità di utilizzare reti di comunicazione regolamentate da FCC, bloccando di fatto l’impiego dei droni DJI in ambito pubblico, industriale e anche per alcune applicazioni civili. Leggete anche “Droni DJI: nuove restrizioni in America da FCC”.
Alcuni analisti ritengono che il provvedimento rischierebbe di creare un precedente per il bando commerciale più ampio, come accaduto ad altre aziende tecnologiche cinesi.
Impatto sugli utenti americani
Oltre il 70% dei droni commerciali utilizzati negli USA è di marca DJI. I settori più colpiti da un’eventuale restrizione sarebbero:
– Forze dell’ordine e vigili del fuoco (per missioni di ispezione, salvataggio e sorveglianza);
– Agricoltura di precisione e gestione ambientale;
– Topografia e fotogrammetria;
– Media e produzione video;
– Formazione e ricerca universitaria.
Molte agenzie statali e municipali hanno già lanciato appelli al Congresso per evitare una messa al bando generalizzata, sostenendo che non esistono ancora alternative equivalenti in termini di qualità/prezzo.
Preoccupazioni per la sicurezza: vere o strategiche?
Il Dipartimento della Difesa e alcune commissioni del Congresso hanno sollevato negli anni dubbi sulla possibilità che i droni DJI raccolgano dati sensibili e li trasmettano a server cinesi. Tuttavia, DJI ha sempre negato tali accuse, sottolineando che:
– I dati sono archiviati localmente.;
– È possibile disattivare completamente la connessione remota con il “Local Data Mode”. Leggete “I droni DJI rispettano la privacy dei dati”;
– Sono disponibili versioni enterprise con sicurezza potenziata.
Secondo DJI, le critiche sarebbero in parte motivate da interessi politici e commerciali, più che da reali vulnerabilità tecniche.
Una corsa contro il tempo
Il countdown per l’audit è iniziato. Il governo USA ha meno di sei mesi per decidere se accettare la richiesta e avviare un processo di verifica tecnico. In caso contrario, DJI potrebbe essere etichettata come azienda “non sicura” per le infrastrutture nazionali, con ricadute pesanti per l’intero ecosistema dronistico americano.
Intanto, altre aziende cinesi del settore stanno osservando con attenzione: un esito negativo per DJI potrebbe innescare una reazione a catena su tutto il comparto tecnologico internazionale.
La richiesta di audit avanzata da DJI rappresenta un momento cruciale per il futuro dei droni negli Stati Uniti. L’esito di questo confronto tra azienda e istituzioni americane determinerà non solo le sorti commerciali del colosso cinese, ma anche l’accesso alla tecnologia dronistica da parte di migliaia di professionisti, enti pubblici e imprese USA.

