Ricarica laser per droni: il nuovo ricevitore cinese raggiunge il 38,49% di efficienza e apre nuove prospettiveEsteri News 

Ricarica laser per droni: il nuovo ricevitore cinese raggiunge il 38,49% di efficienza e apre nuove prospettive

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La ricarica wireless dei droni compie un importante passo avanti grazie a una nuova tecnologia sviluppata in Cina. Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Aviazione Civile della Cina e della Università di Tsinghua ha realizzato un innovativo ricevitore capace di convertire un raggio laser verde in energia elettrica con un’efficienza record del 38,49%. Il risultato, pubblicato il 29 luglio sulla rivista scientifica Matter & Light di Cell Press, rappresenta un fatto realmente accaduto e documentato dalla comunità scientifica.

Durante i test di laboratorio il sistema è riuscito ad alimentare l’elica di un piccolo drone utilizzando esclusivamente un fascio laser, dimostrando che la conversione dell’energia può raggiungere livelli mai ottenuti in precedenza per questa categoria di ricevitori. Sebbene la tecnologia sia ancora lontana da un impiego commerciale, lo studio affronta uno dei principali ostacoli che da anni limita la ricarica laser dei droni: non tanto la trasmissione del raggio, quanto la capacità del ricevitore di sfruttare efficacemente l’energia ricevuta.

Il cuore dell’innovazione è il ricevitore, non il laser

Negli ultimi anni numerosi progetti hanno cercato di alimentare i droni tramite raggi laser, ma quasi tutti si sono scontrati con lo stesso problema: una grande quantità dell’energia ricevuta si disperde sotto forma di calore, riducendo drasticamente il rendimento e danneggiando progressivamente le celle fotovoltaiche.

Il gruppo di ricerca cinese ha scelto una strada completamente diversa. Invece di cercare soltanto di aumentare la potenza del laser, ha sviluppato un ricevitore tandem, denominato Perovskite Laser Cell Thermoelectric Unit, progettato per recuperare anche il calore normalmente disperso.

Il dispositivo è composto da due elementi principali:

– uno strato superiore in perovskite, che converte direttamente la luce laser in elettricità;

– un generatore termoelettrico posizionato sotto la cella, incaricato di trasformare il calore residuo in ulteriore energia elettrica.

Questa architettura permette di sfruttare due fonti energetiche contemporaneamente, migliorando sensibilmente l’efficienza complessiva del sistema.

Nanocristalli per proteggere il sistema dal calore

Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda la gestione delle elevate temperature generate dal fascio laser.

Tra la cella in perovskite e il modulo termoelettrico i ricercatori hanno inserito uno strato costituito da nanocristalli di seleniuro di antimonio. Questo materiale svolge una funzione fondamentale: limita il trasferimento diretto del calore verso la parte più delicata del ricevitore.

In pratica, i nanocristalli funzionano come una barriera termica. Da un lato impediscono il deterioramento della cella fotovoltaica, dall’altro consentono al generatore termoelettrico di sfruttare il gradiente di temperatura per produrre ulteriore corrente elettrica.

È proprio questa combinazione a distinguere il nuovo ricevitore da un tradizionale pannello fotovoltaico illuminato da un laser.

Mentre una normale cella solare considera il calore un elemento esclusivamente negativo, il nuovo sistema lo trasforma in una risorsa aggiuntiva.

Un’efficienza record del 38,49%

I test effettuati in laboratorio hanno restituito risultati particolarmente interessanti.

Sotto un fascio laser verde il ricevitore ha raggiunto un’efficienza di conversione del 38,49%, uno dei valori più elevati mai registrati per questa tipologia di tecnologia.

Ancora più significativo è il fatto che il dispositivo abbia mantenuto prestazioni elevate anche lavorando a temperature comprese tra 80 e 90 °C, condizioni che normalmente ridurrebbero drasticamente il rendimento di una tradizionale cella fotovoltaica.

Durante gli esperimenti il sistema è riuscito ad alimentare con successo l’elica di un drone posizionato su un banco di prova, dimostrando la validità del principio di funzionamento.

È importante precisare, tuttavia, che il drone non ha ancora effettuato un volo alimentato esclusivamente dal raggio laser.

Il drone utilizza il proprio flusso d’aria per raffreddarsi

Il progetto non si limita al ricevitore. I ricercatori hanno infatti studiato anche il modo in cui integrare il dispositivo direttamente nella struttura di un velivolo. Il ricevitore è progettato per essere installato sotto l’ala del drone, sfruttando appositi canali di ventilazione.

La soluzione più interessante consiste nell’utilizzare il flusso d’aria generato dall’elica stessa come sistema di raffreddamento passivo.

In altre parole, la spinta prodotta dal drone contribuisce anche a mantenere sotto controllo la temperatura del ricevitore, migliorandone l’affidabilità durante il funzionamento.

Si tratta di una scelta progettuale particolarmente intelligente che integra aerodinamica e gestione termica in un unico sistema.

Le sfide della ricarica laser dei droni

La trasmissione di energia tramite laser rappresenta uno degli ambiti più promettenti della ricerca aeronautica, ma anche uno dei più complessi.

Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi sistemi sperimentali.

Alcuni utilizzano potenti emettitori da terra in grado di alimentare droni ad ala fissa durante il volo, purché rimangano entro una determinata distanza dalla sorgente.

Altri progetti hanno invece seguito una strada differente, puntando sui cosiddetti droni “appollaiati”, capaci di ricaricarsi direttamente sulle infrastrutture elettriche.

Tra gli esempi più noti figurano le ricerche condotte dall’Università della Danimarca Meridionale, che hanno portato allo sviluppo di droni in grado di agganciarsi alle linee elettriche sfruttando il campo magnetico per ricaricare le batterie.

Esistono inoltre progetti sperimentali che prevedono l’atterraggio automatico dei droni sui tralicci durante le operazioni di ispezione, riducendo la necessità di interventi umani.

Tutte queste soluzioni cercano di affrontare lo stesso problema: aumentare l’autonomia operativa dei droni senza incrementarne il peso con batterie sempre più grandi.

Dal laboratorio al cielo: i passaggi ancora necessari

Nonostante gli eccellenti risultati ottenuti, il sistema è ancora nelle prime fasi di sviluppo.

Gli stessi ricercatori sottolineano che prima di vedere questa tecnologia impiegata in missioni reali saranno necessari ulteriori test.

Le prossime sfide riguarderanno:

– l’integrazione del ricevitore su droni leggeri in volo;

– lo sviluppo di sistemi di puntamento estremamente precisi;

– la capacità di mantenere il fascio laser allineato durante il movimento del velivolo;

– la definizione di protocolli di sicurezza per l’impiego di laser ad alta potenza nello spazio aereo.

Si tratta di aspetti fondamentali, poiché la gestione di un raggio laser sufficientemente potente da alimentare un drone richiede standard di sicurezza particolarmente rigorosi.

L’autore principale dello studio, Jianhua Han, immagina un futuro nel quale droni destinati al monitoraggio ambientale, alle ispezioni industriali, alla sorveglianza delle foreste o alle consegne possano rimanere operativi per tempi molto più lunghi senza dover atterrare frequentemente per sostituire le batterie.

Conclusioni

La nuova ricerca pubblicata su Matter & Light rappresenta uno dei progressi più significativi nel settore della ricarica laser per droni degli ultimi anni. L’efficienza del 38,49% dimostra che il miglioramento dei ricevitori può avere un impatto persino maggiore dell’aumento della potenza dei laser stessi.

Sebbene il sistema sia ancora confinato al laboratorio e il drone non abbia ancora effettuato un volo completamente alimentato dal raggio laser, il principio tecnologico appare promettente. Se le future sperimentazioni confermeranno questi risultati anche in condizioni operative reali, la ricarica wireless potrebbe contribuire a rivoluzionare l’impiego dei droni nelle ispezioni, nel monitoraggio ambientale, nella logistica e nelle missioni di emergenza, riducendo drasticamente uno dei principali limiti attuali: l’autonomia di volo.

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