Bali sperimenta le consegne con droni: cibo trasportato nei centri abitati
Bali entra nella nuova era delle consegne con droni. Sulla celebre isola indonesiana è infatti partito un progetto pilota che mette alla prova la possibilità di utilizzare velivoli autonomi per trasportare ordini di cibo tra due località. L’iniziativa non rappresenta soltanto una dimostrazione tecnologica: l’obiettivo è capire se i droni possano essere integrati in una vera rete logistica, operando anche in condizioni complesse e sopra aree popolate.
Il progetto collega il Café del Mar Bali con Nuanu Creative City, grande polo dedicato a cultura, innovazione, benessere e comunità. Gli ordini vengono effettuati attraverso Grab, una delle principali piattaforme di mobilità e consegna del Sud-est asiatico, mentre le operazioni di volo sono affidate a SKYY Network, società specializzata nei servizi con droni.
La sperimentazione è particolarmente interessante perché porta la tecnologia dei drone delivery fuori dal semplice scenario dimostrativo. In questo caso vengono messi alla prova diversi elementi contemporaneamente: sicurezza del volo, gestione dello spazio aereo, infrastrutture di terra, autonomia dei velivoli, esperienza del cliente e conformità alle regole dell’aviazione civile.
Una sperimentazione reale per le consegne con droni
Il progetto di Bali rappresenta un passaggio importante per lo sviluppo della logistica autonoma in Indonesia. Secondo le informazioni relative alla sperimentazione, si tratta della prima operazione di consegna di cibo BVLOS in Indonesia, ovvero Beyond Visual Line of Sight, cioè oltre la linea visiva dell’operatore.
La differenza rispetto a un normale volo con drone è significativa. In una missione VLOS, l’operatore mantiene normalmente il velivolo sotto controllo visivo diretto. In una missione BVLOS, invece, il drone percorre una tratta che può portarlo al di fuori della visuale diretta dell’operatore, rendendo indispensabili procedure di sicurezza, sistemi di controllo e autorizzazioni specifiche.
Per rendere possibile l’esperimento è stato ottenuto un certificato dalla Direzione Generale dell’Aviazione Civile indonesiana (DGCA), al termine di una procedura di Specific Operations Risk Assessment (SORA). Si tratta di un processo utilizzato per valutare i rischi associati a operazioni con droni particolarmente complesse e stabilire le misure necessarie per svolgerle in sicurezza.
Il valore della sperimentazione, quindi, non risiede soltanto nella capacità del drone di trasportare un pasto. Il vero obiettivo è verificare se un servizio di questo tipo possa funzionare in modo ripetibile all’interno di un ambiente reale.
Longtail Dual e AirDock: la tecnologia dietro il progetto
Per i voli viene utilizzato il Longtail Dual, drone per consegne sviluppato dall’azienda californiana A2Z Drone Delivery. Il sistema è stato concepito per operazioni BVLOS e integra caratteristiche pensate per aumentare la continuità e la sicurezza delle missioni.
Una delle soluzioni più interessanti riguarda la presenza di due batterie. Questa configurazione consente al velivolo di mantenere il controllo del volo anche nell’eventualità di un problema a una delle fonti di alimentazione. Una ridondanza di questo tipo assume particolare importanza quando il drone opera sopra aree abitate e non può semplicemente essere fatto atterrare in qualsiasi punto.
Ma il vero elemento distintivo della sperimentazione è probabilmente rappresentato dagli AirDock. Si tratta di stazioni automatizzate progettate per gestire diverse fasi dell’operazione dopo l’arrivo del drone, compreso l’atterraggio, il recupero e la ricarica.
Secondo A2Z Drone Delivery, l’integrazione tra Longtail Dual e AirDock può arrivare a un rapporto di circa 1:1 tra tempo di volo e tempo di ricarica. In termini pratici, una maggiore rapidità nelle operazioni a terra può contribuire a ridurre i periodi in cui il drone rimane inutilizzato e rendere più efficiente una flotta destinata a effettuare missioni ripetute.
Perché l’automazione delle stazioni è così importante
Una delle principali difficoltà della consegna con droni non riguarda necessariamente il volo, ma tutto ciò che accade prima e dopo la missione. Se ogni drone richiede un intervento umano per essere recuperato, controllato, ricaricato e preparato per il volo successivo, i vantaggi dell’automazione possono ridursi considerevolmente.
Le stazioni AirDock puntano proprio a risolvere questo problema. Una rete di punti di atterraggio automatizzati potrebbe permettere ai droni di completare una missione, rientrare alla base, ricaricarsi e tornare disponibili per un nuovo ordine con un intervento umano ridotto.
È una prospettiva importante perché apre alla possibilità di gestire flotte di droni autonomi più numerose. In futuro, un singolo centro operativo potrebbe coordinare diversi velivoli impegnati contemporaneamente in percorsi differenti, aumentando la capacità complessiva del sistema.
Il progetto di Bali rappresenta quindi anche un test per un modello logistico più ampio: non soltanto un drone che effettua una consegna, ma una possibile infrastruttura composta da velivoli, stazioni automatiche, software, operatori e procedure di sicurezza.
Bali è un banco di prova particolarmente complesso
L’isola indonesiana offre condizioni molto interessanti per mettere alla prova questa tecnologia. Bali combina aree densamente popolate, strutture turistiche, strade congestionate, zone naturali e un territorio caratterizzato da condizioni differenti.
A complicare ulteriormente lo scenario ci sono le condizioni meteorologiche. Il vento rappresenta infatti uno dei fattori più importanti per qualsiasi sistema di consegna aerea. Raffiche improvvise o condizioni variabili possono influire sull’autonomia, sulla stabilità e sulla precisione del volo.
La rotta della sperimentazione presenta inoltre un ulteriore elemento di complessità: l’attività si svolge nello spazio aereo controllato associato all’aeroporto internazionale Ngurah Rai. Operare in un ambiente di questo tipo richiede un’attenta coordinazione e procedure specifiche per garantire che le attività dei droni non interferiscano con il traffico aereo tradizionale.
Proprio per questo motivo, i dati raccolti durante i voli potrebbero avere un valore superiore rispetto a quelli ottenuti in un ambiente isolato. Dimostrare che un drone può consegnare un pacco in condizioni ideali è relativamente semplice; verificare che possa farlo in sicurezza all’interno di uno scenario urbano e turistico complesso è una sfida molto più significativa.
Grab: i droni non devono sostituire i rider
Un altro aspetto interessante riguarda il ruolo degli operatori umani. L’obiettivo dichiarato da Grab non è trasformare immediatamente il proprio sistema di consegne eliminando i conducenti, ma utilizzare i droni come strumento complementare.
Il modello potrebbe quindi diventare ibrido. Il drone potrebbe occuparsi delle tratte più adatte al trasporto aereo, mentre gli autisti continuerebbero a gestire le consegne nelle zone dove il trasporto su strada risulta più conveniente o dove l’utilizzo di un velivolo autonomo non è ancora praticabile.
Un simile approccio potrebbe rivelarsi particolarmente utile in aree dove il traffico rallenta significativamente le consegne oppure quando è necessario collegare rapidamente due punti relativamente distanti senza seguire la rete stradale.
Dalla consegna del cibo a una nuova rete logistica
Il cibo rappresenta soltanto il primo caso d’uso. Se l’infrastruttura dimostrerà di funzionare in modo affidabile, lo stesso modello potrebbe essere adattato ad altre attività.
Le stazioni automatizzate potrebbero infatti diventare punti di partenza e arrivo per consegne urgenti, ispezioni tecniche, logistica offshore, trasporto di piccoli materiali e collegamenti tra imbarcazioni e terraferma. In scenari particolari, una rete di questo tipo potrebbe essere utilizzata anche per supportare operazioni di emergenza.
È proprio questo l’aspetto che rende il progetto indonesiano particolarmente interessante per il settore dei droni. La domanda non è più soltanto se un drone sia in grado di trasportare un pasto, ma se sia possibile costruire attorno al velivolo un’infrastruttura abbastanza affidabile da trasformarlo in un vero mezzo logistico.
Bali potrebbe anticipare il futuro delle consegne autonome
La sperimentazione avviata a Bali è dunque un test concreto su una tecnologia che in diverse parti del mondo sta cercando di passare dalla fase sperimentale all’utilizzo quotidiano. L’aspetto più importante sarà capire se le operazioni potranno essere effettuate con continuità, rispettando i requisiti di sicurezza e le regole dell’aviazione civile.
Se il progetto avrà risultati positivi, Bali potrebbe diventare un importante laboratorio per lo sviluppo delle consegne con droni in Indonesia. La combinazione tra velivoli autonomi, infrastrutture di ricarica automatizzate, piattaforme di delivery e autorizzazioni per i voli BVLOS potrebbe rappresentare la base per una rete molto più ampia.
Per il momento si parte da una tratta relativamente semplice: un ordine di cibo che viaggia tra due destinazioni dell’isola. Ma dietro questa operazione c’è una domanda molto più grande: possono i droni diventare una parte stabile della logistica quotidiana? La sperimentazione di Bali servirà proprio a capire quanto siamo vicini a questo scenario.
In sintesi, il progetto rappresenta un passo concreto verso l’utilizzo dei droni per le consegne in ambiente reale. La combinazione tra voli BVLOS, tecnologia Longtail Dual, stazioni AirDock e infrastruttura logistica di Grab permette di testare non solo il drone, ma l’intero ecosistema necessario per rendere possibile una nuova generazione di consegne autonome.

