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Droni a supporto delle Forze di Polizia

Droni a supporto delle Forze di Polizia. Nel corso degli ultimi anni, lo sviluppo tecnologico che ha coinvolto gli APR, e più in generale i SAPR, ha amplificato l’interesse verso tali velivoli al punto che non vengono più considerati solo degli apparecchi ludici, ma strumenti sofisticati e appositamente progettati anche per fini di importanza strategica: dal controllo di infrastrutture critiche alle operazioni di primo soccorso, alle ispezioni di luoghi sensibili.

Visto il notevole successo dei dispositivi, anche le Forze dell’Ordine hanno correttamente avviato processi di sperimentazione nell’utilizzo di droni per le operazioni di controllo del territorio. Tali attività, finora, hanno richiesto l’utilizzo di velivoli, quali principalmente elicotteri, che però risultano essere risorse economicamente dispendiose per l’Amministrazione e spesso non sono in grado di assicurare la copertura totale del territorio di interesse. Leggete anche: “Droni e Sicurezza Penitenziaria”.

Il mercato dei droni civili è in piena esplosione e lo sviluppo tecnologico rende accessibili, a prezzi sempre più ridotti, droni con prestazioni sempre più raffinate; come tutti gli strumenti, possono essere utilizzati tanto per il bene quanto per il male, e,  le attività criminali e terroristiche sono state molto rapide nel realizzare il potenziale di questi nuovi strumenti ed a capire come utilizzarli per i propri scopi.

Tutto questo, afferma il vice ispettore di Polizia Penitenziaria Ferdinando Vertucci, impegnato da alcuni anni, con il suo Progetto “Droni e Sicurezza penitenziaria”, a sensibilizzare i Vertici dell’Amministrazione Penitenziaria all’impiego dei droni per la sorveglianza aerea degli istituti, e,  per tutte quelle attività che vedono coinvolti  gli operatori del settore, quali ricerca evasi, attività di polizia giudiziaria, servizi di polizia stradale, bonifica territori,  porta a dover riconsiderare tutto il campo della Sicurezza, che fino ad ora aveva preso poco in considerazione possibili attacchi dal cielo, determinando anche per la Polizia Penitenziaria, nelle attività di controllo degli strutture penitenziarie, nuove esigenze di ordine e sicurezza pubblica, per contrastare i fenomeni di  introduzione fraudolenta di droga, telefoni cellulari, con l’impiego di aeromobili a pilotaggio remoto.

Ogni Stato, continua il vice ispettore, ha il dovere morale e giuridico di esercitare i propri diritti e finalità, secondo il diritto internazionale e nello specifico all’interno della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, l’art. 3 statuisce il “diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza degli individui”, dunque, anche mediante l’utilizzo di sistemi a pilotaggio remoto qualora necessario. Tutto questo deve avvenire senza privare ingiustamente le persone della vita, dei loro altri diritti o libertà. Ad ogni modo, però, ha il dovere di proteggere la popolazione da azioni dolose o colpose da parte di soggetti terzi. Tutti questi doveri rientrano nel campo della security, definita come la prevenzione e la protezione da minacce interne (es. criminalità organizzata o comune) e/o da minacce esterne (es. attacchi armati ad opera di soggetti non statali), ma anche in termini di privacy (Regolamento UE 2016/679, noto anche come GDPR).

Secondo il Vertucci, esistono quattro macro-categorie in cui si possono ripartire i pericoli provenienti dai droni, ognuno con diverse sfaccettature e livelli di pericolosità.

La prima categoria riguarda lo spionaggio. I droni possono trasportare diversi tipi di apparati finalizzati ad operazioni di spionaggio. In questa categoria si va dal “paparazzo” che vuole spiare un VIP all’interno di una villa per rivendere immagini scandalistiche, ad una ricognizione da parte di una banda criminale che vuole acquisire informazioni su una struttura sensibile, quale può essere un istituto penitenziario, per pianificare un attacco terroristico o una evasione.

A bordo del drone possono essere installati microfoni direzionali per ascoltare conversazioni riservate, magari in un ufficio posto al ventesimo piano di un palazzo o in una qualsiasi struttura sensibile, come caserme, ambasciate, ecc. ecc.

Ma lo spionaggio riguarda anche i Cyber-attacchi. Un piccolo drone, con un investimento di poche centinaia di euro, potrebbe trasportare un apparato per forzare le reti wifi ed accedere ai server. Finora la sicurezza era stata basata su una buona protezione perimetrale che metteva in sicurezza il cuore dell’azienda tenendo alla larga i malintenzionati. Oggi è possibile far depositare sul tetto dell’azienda un piccolo drone con a bordo quanto necessario a scardinare la rete informatica. E una volta atterrato sul tetto e spenti i motori anche il tempo a disposizione diventa potenzialmente illimitato. Quindi i due fattori di criticità che sinora giocavano a favore della sicurezza di una rete aziendale, la prossimità e il tempo a disposizione, vengono vanificati da queste nuove minacce.

La seconda categoria riguarda gli attacchi, il terrorismo. Purtroppo l’ISIS ha maturato negli ultimi anni una grande esperienza nella trasformazione e nell’utilizzo dei droni per condurre attacchi terroristici, e, gli istituti penitenziari italiani, potrebbero essere facili bersaglii da parte di cellule terroristiche, considerato l’alto numero di detenuti radicalizzati.

I terroristi utilizzano i droni per lasciar cadere razzi esplosivi sui convogli e sui militari, ma anche per effettuare ricognizioni, guidare attacchi kamikaze dal cielo per farli esplodere nel luogo e nell’istante migliore, e per riprendere dal cielo immagini shock dei loro attentati; ma oltre agli esplosivi i droni possono trasportare minacce chimiche o radioattive.

Terza categoria riguarda il contrabbando. Ci sono droni di dimensioni e costi contenuti che possono trasportare da 1 a 15 kg di di peso. Sono progettati per trasportare telecamere e apparecchio fotografici pesanti, ma immaginiamo di sostituire il peso di questi apparati con un un panetto di cocaina da recapitare.

In tutta Europa (Italia inclusa) sono già avvenuti numerosi tentativi di utilizzare i piccoli droni per recapitare dietro le mura o le finestre di un carcere vari tipi di materiale: droga, telefoni cellulari, armi e materiale pornografico. E’ vero che le zone attorno ai carceri hanno una No Fly Zone di circa 2 km di raggio all’interno della quale è vietato il volo, e che i droni più recenti rilevano la posizione e inibiscono il volo all’interno dei quelle aree, ma, è altrettanto vero che, chi vuole delinquere, può facilmente eludere tali sistemi, e, un piccolo drone, che si avvicina al muro di un carcere al tramonto con il sole alle spalle o di notte, è molto difficile da identificare.

Infine la categoria più generale delle collisioni. Qui la caratteristica delle minacce, non strettamente connesse con l’ambito penitenziario, ma più in generale con la sicurezza pubblica, arriva più da un utilizzo improprio e non autorizzato dei droni che da un impiego criminoso, ma i pericoli sono altrettanto importanti. Innanzitutto le collisioni da volo o caduta drone contro persone; abbiamo numerosi casi di droni caduti sul pubblico durante una manifestazione o un evento sportivo.

Le leggi italiane vietano totalmente il sorvolo di assembramenti di persone, ma anche qui un conto è la legge e un conto è la possibilità tecnica che un drone si trovi in condizione di precipitare su una folla di persone. Anche per questo motivo (unito spesso al pericolo di attentati) è importante che gli organizzatori o i responsabili della sicurezza di grandi eventi (es. concerti, eventi sportivi, manifestazioni, ecc.) mettano in sicurezza i siti con un sistema di rilevazione e interdizione ai droni.

Sempre nella categoria collisione, un importante capitolo riguarda le collisioni in volo con aeromobili, specialmente con aerei in fase di decollo o atterraggio; questo aspetto riguarda la sicurezza degli aeroporti, infatti sono numerosissimi i casi di collisioni evitate per poco (near miss) o di collisioni effettive di aerei con i droni.

Quindi, quale soluzione opporre, nelle strutture penitenziarie, a suddette minacce? Secondo il vice ispettore Vertucci, la soluzione interessa due aspetti:

  • Installazione di sistemi antidrone; occorre da un lato un sistema che consenta di rilevare la presenza o l’avvicinamento di un drone, che fornisca informazioni sul tipo di drone, sulla posizione e sulla traiettorie, e che, ove possibile, permetta di impedirne l’accesso o di neutralizzarlo. Leggete anche: “Sistema anti drone DroneSentinel”.

Come funziona?

E’ disponibile sia in versione trasportabile, con i sensori installati su una albero telescopico, elevabile fino a 10 metri di altezza (ideale per la protezione temporanea di luoghi pubblici e di eventi specifici), sia in versione installabile in sito, integrabile con sistemi di video sorveglianza tradizionali

Il sistema opera in tre fasi:

1) IDENTIFICAZIONE:
sensori di radiofrequenza percepiscono passivamente tutte le comunicazioni RF in un raggio fino a 2 – 3 km, in funzione della presenza di ostacoli fisici ed elettromagnetici, e grazie ad un algoritmo complesso identificano con precisione le comunicazioni tra radiocomando e drone sia in RF che in WiFi, attivando un allarme nel settore di rilevazione. Questo copre sia droni che penetrano all’interno della zona coperta, che accensioni di drone e radiocomando all’interno della zona stessa

2) RICONOSCIMENTO:
basandosi sul database dei protocolli di trasmissione, viene identificato il protocollo specifico e di conseguenza il tipo di drone che è stato rilevato. In questa fase, quando il drone si avvicina a qualche centinaio di metri dall’installazione delle telecamere, viene ingaggiato dalle stesse che forniscono un tracking grafico sia frontale che sulla mappa per registrare e prevedere la traiettoria del drone stesso. Le telecamere operano automaticamente in diurno e notturno. Tutte queste informazioni permettono all’operatore di prendere la decisione di attivare le contromisure necessarie.

3) NEUTRALIZZAZIONE:
il sistema può integrare un disturbatore (jammer) attivabile manualmente dall’operatore o automaticamente al momento della rilevazione dell’intrusione. Il disturbatore può tagliare la comunicazione RC-drone e in tal caso il drone viene forzato a ritornare al punto di partenza o bloccato a terra inibendone il decollo.

  • Impiego di droni per la sorveglianza aerea degli istituti penitenziari: necessita in secondo luogo, come supporto agli attuali sistemi di videosorveglianza ed  antiscavalcamento, di cui sono provvisti le strutture penitenziarie, l’istituzione dei Nuclei S.A.P.R. ( Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto ) di Polizia Penitenziaria, secondo quanto previsto dal Progetto di qualificazione e specializzazione del Corpo, proposto dal vice ispettore Ferdinando Vertucci. L’impiego degli aeromobili per la sorveglianza aerea degli istituti penitenziari, si tradurrebbe, conclude il vice ispettore, in maggiore sicurezza per le aree interessate e risparmio di personale, che, attualmente, viene impiegato nei servizi di vigilanza armata, ove predisposti.

 

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