Droni marini e subacquei, mercato italiano in forte crescita: nel 2030 varrà quasi 192 milioniEventi News 

Droni marini e subacquei, mercato italiano in forte crescita: nel 2030 varrà quasi 192 milioni

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Non ci sono soltanto i droni che volano nei cieli. Una nuova frontiera della robotica sta prendendo sempre più spazio anche sotto la superficie del mare e negli ambienti marittimi. In Italia il mercato dei droni marini e subacquei sta vivendo una fase di espansione significativa, sostenuta dall’innovazione tecnologica, dagli investimenti industriali e dalla crescente attenzione delle istituzioni militari verso la sicurezza delle infrastrutture strategiche.

Le prospettive economiche confermano questa tendenza: il settore dei Sea Drone Systems, che comprende veicoli senza equipaggio, sensori, sistemi di comunicazione, apparecchiature per il lancio e il recupero e servizi specializzati, ha raggiunto nel 2025 un valore stimato di 99,2 milioni di euro. Le previsioni indicano che entro il 2030 potrebbe arrivare a 191,8 milioni, con una crescita media annua di circa il 14%.

I dati emergono dalla ricerca Above and Below Water Drones Market, realizzata da PwC Strategy& Italia e presentata il 5 novembre in occasione del Sea Drone Tech Summit 2026, il congresso nazionale dedicato alla robotica marina ospitato presso il Polo di Ostia dell’Università Roma Tre, in programma il 5 e 6 novembre.

Il mercato dei droni marini in Italia punta a 192 milioni di euro

La crescita prevista per i prossimi anni evidenzia quanto i sistemi robotici marini stiano diventando importanti per l’economia e per lo sviluppo tecnologico nazionale. In appena cinque anni, secondo le stime, il valore del comparto potrebbe quasi raddoppiare, passando dagli attuali livelli di mercato a una dimensione vicina ai 200 milioni di euro.

Una trasformazione che interessa diversi ambiti: dalla ricerca scientifica alla manutenzione delle infrastrutture offshore, dal monitoraggio ambientale alla sicurezza portuale, fino alle applicazioni militari. I droni marini permettono infatti di svolgere attività in ambienti difficili, riducendo la necessità di esporre direttamente il personale a situazioni potenzialmente rischiose.

La componente commerciale continuerà a rappresentare una parte importante del mercato italiano. Le previsioni indicano un valore di 111,6 milioni di euro nel 2030. Parallelamente, il comparto della Difesa dovrebbe registrare un’espansione particolarmente significativa, passando dai 39,3 milioni di euro del 2025 agli 80,2 milioni previsti per il 2030.

La Difesa è il settore con la crescita più veloce

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda proprio il ruolo crescente della Difesa. Le applicazioni militari dei droni marini stanno attirando investimenti sempre maggiori, anche per la necessità di controllare aree strategiche e proteggere infrastrutture fondamentali per le comunicazioni e l’approvvigionamento energetico.

Secondo le stime di PwC Strategy& Italia, questo segmento crescerà a un ritmo medio annuo del 15%, superiore alla media generale del mercato. I sistemi senza equipaggio possono infatti essere impiegati per attività di sorveglianza, ricognizione, controllo delle acque e monitoraggio dei fondali.

Un interesse particolare riguarda la protezione dei cavi sottomarini, delle condotte energetiche, dei porti e delle infrastrutture offshore. Si tratta di opere fondamentali per il funzionamento delle economie moderne, ma spesso difficili da controllare attraverso i sistemi tradizionali.

I veicoli robotici possono contribuire a individuare anomalie, raccogliere immagini e informazioni e verificare eventuali danneggiamenti. La possibilità di operare senza equipaggio permette inoltre di prolungare le attività di monitoraggio e raggiungere zone nelle quali l’impiego diretto di operatori umani sarebbe complesso.

Robot subacquei UUV, saranno i protagonisti del mercato

Tra le tecnologie destinate a registrare la maggiore diffusione ci sono gli UUV, acronimo di Unmanned Underwater Vehicles, ovvero veicoli subacquei senza equipaggio.

Secondo le previsioni contenute nello studio, nel 2030 questo segmento raggiungerà un valore di 121,1 milioni di euro, pari a circa il 63% dell’intero mercato italiano dei Sea Drone Systems.

Questi robot possono essere progettati per operare in immersione attraverso sistemi di controllo remoto oppure mediante funzioni autonome. A seconda della configurazione, possono trasportare telecamere, sonar, sensori ambientali e strumenti per la raccolta di dati scientifici.

Le applicazioni sono numerose. Nel settore industriale possono essere utilizzati per ispezionare scafi, piattaforme offshore, condotte e strutture sommerse. Nella ricerca scientifica permettono di studiare gli ecosistemi marini, raccogliere informazioni sui fondali e osservare ambienti difficilmente accessibili.

Un’altra applicazione riguarda l’archeologia subacquea, dove i robot possono contribuire alla documentazione di relitti e siti sommersi, acquisendo immagini e informazioni senza intervenire direttamente sulle strutture da preservare.

Droni di superficie USV, cresce il controllo del mare senza equipaggio

Accanto ai robot che operano sott’acqua si stanno sviluppando anche gli USV, cioè gli Unmanned Surface Vehicles. Si tratta di imbarcazioni senza equipaggio progettate per navigare sulla superficie del mare, attraverso sistemi di controllo remoto o funzioni di navigazione autonoma.

Le stime indicano che nel 2030 questo segmento potrebbe raggiungere 70,7 milioni di euro, con una quota pari al 37% del mercato italiano.

Gli USV possono essere utilizzati per il monitoraggio delle coste, la raccolta di dati oceanografici, la sorveglianza delle aree portuali e il controllo delle infrastrutture marittime. A bordo possono integrare radar, telecamere, sensori meteorologici, sistemi GPS e apparecchiature per le comunicazioni.

Uno dei principali vantaggi consiste nella possibilità di effettuare missioni prolungate senza la presenza di personale a bordo. Questo permette di ridurre alcuni costi operativi e di mantenere sotto osservazione aree estese anche in condizioni ambientali difficili.

La combinazione tra USV e UUV apre inoltre nuove possibilità operative: un mezzo di superficie può funzionare da piattaforma di supporto per un robot subacqueo, contribuendo alle comunicazioni, alla gestione della missione e alle operazioni di recupero.

Una filiera italiana composta da aziende, startup e università

La crescita del settore non riguarda soltanto le aziende che costruiscono materialmente i droni. Intorno alla robotica marina si sta consolidando un ecosistema industriale che comprende produttori di componenti, fornitori di sensori, sviluppatori di software, società specializzate nelle comunicazioni e operatori che offrono servizi di supporto.

Secondo la ricerca, sensori, sistemi di comunicazione, tecnologie di lancio e recupero e servizi rappresentano già circa il 45% del mercato allargato. Nel 2025 questa componente ha registrato una crescita del 9%, contro il 4% dei produttori di veicoli.

Il dato evidenzia un elemento importante: il valore economico dei droni marini non dipende esclusivamente dalla piattaforma robotica, ma anche dalle tecnologie che permettono di utilizzarla in modo efficace.

In Italia sono presenti oltre 50 programmi e iniziative legati ai Sea Drone Systems. Una rete che coinvolge grandi gruppi industriali, piccole e medie imprese, startup innovative e spin-off universitari, contribuendo allo sviluppo di competenze tecnologiche nazionali.

Il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea investe nella ricerca

Un contributo importante allo sviluppo del comparto arriva dal Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNS), struttura dedicata alla promozione della ricerca e dell’innovazione nelle tecnologie subacquee.

Il Polo ha avviato 21 progetti di ricerca e sviluppo, per un valore complessivo di 125 milioni di euro. Gli investimenti sono destinati a rafforzare le competenze italiane in un settore che richiede conoscenze multidisciplinari, dalla robotica all’elettronica, dai materiali avanzati alle telecomunicazioni.

La collaborazione tra università, centri di ricerca, imprese e istituzioni rappresenta un fattore determinante. Sviluppare un robot capace di lavorare sott’acqua significa infatti affrontare problematiche complesse, come la pressione idrostatica, la corrosione, l’autonomia energetica e la trasmissione dei dati.

Le comunicazioni rappresentano in particolare una delle principali difficoltà operative. A differenza dell’ambiente aereo, sott’acqua i normali segnali radio non possono essere utilizzati efficacemente. Per questo motivo vengono impiegate soluzioni specifiche, tra cui sistemi acustici e collegamenti attraverso cavi dedicati.

Sea Drone Tech Summit 2026, industria e ricerca si incontrano a Ostia

I numeri del mercato sono stati presentati durante il Sea Drone Tech Summit 2026, appuntamento dedicato alle tecnologie robotiche per l’ambiente marino. La manifestazione, ospitata il 5 e 6 novembre presso l’Università Roma Tre a Ostia, rappresenta un’occasione di confronto tra mondo accademico, istituzioni, operatori industriali e realtà impegnate nella ricerca.

Il programma comprende sessioni tecniche dedicate ai robot subacquei, ai natanti senza equipaggio e ai droni aerei utilizzati per applicazioni marine. Sono inoltre previste aree espositive e dimostrazioni operative in vasca e in mare, per mostrare le potenzialità delle nuove piattaforme e delle tecnologie sviluppate dalle aziende.

L’iniziativa conferma l’interesse crescente verso un comparto che coinvolge competenze diverse e che potrebbe assumere un ruolo strategico per la competitività industriale italiana.

Droni subacquei, una nuova opportunità per l’industria italiana

Le prospettive al 2030 indicano che i droni marini e subacquei saranno sempre più importanti per l’economia, la sicurezza e la ricerca scientifica. La crescita prevista del 14% annuo rappresenta un’opportunità per le imprese italiane che sviluppano robotica, sensori, sistemi di navigazione e tecnologie per l’ambiente marino.

La sfida sarà trasformare gli investimenti e i progetti di ricerca in prodotti affidabili, competitivi e utilizzabili su larga scala. La protezione delle infrastrutture sottomarine, il monitoraggio dei fondali e le attività industriali offshore saranno tra gli ambiti nei quali queste tecnologie potranno trovare applicazioni sempre più importanti.

Con un mercato previsto di 191,8 milioni di euro entro il 2030, l’Italia si prepara quindi a rafforzare la propria presenza nella robotica marina. Un settore ancora meno conosciuto rispetto ai droni aerei, ma destinato a diventare uno dei protagonisti della prossima evoluzione tecnologica. Seguire lo sviluppo dei Sea Drone Systems significa osservare da vicino una trasformazione che potrebbe cambiare il modo di esplorare, controllare e proteggere il mare.

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