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Droni per monitorare l’uranio irradiato

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In Asia centrale si utilizzeranno droni per monitorare l’uranio irradiato presente in alcuni ex siti di estrazione e lavorazione abbandonati. Il progetto è ideato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) che prevede così di ottenere dati accurati su queste aree.

Grazie infatti all’impiego dei droni sarà possibile analizzare, rilevare e studiare la presenza dei raggi gamma su questi siti in modo da poter effettuare un’accurata analisi di queste zone radioattive finora ispezionate fisicamente dai ricercatori. Saranno oggetto dello studio in particolare i siti radioattivi in Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan che durante l’era sovietica sono stati utilizzati per l’estrazione e la lavorazione dell’uranio.

Il drone utilizzato sarà dotato di uno spettrometro gamma di nuova generazione in grado di rilevare in maniera accurata la presenza di radiazioni da sopra il livello del suolo, eliminando quindi la necessità della presenza umana direttamente sul territorio da analizzare. Finora infatti i ricercatori si sono sempre recati in questi siti analizzandoli a piedi, portando con loro zaini contenenti le attrezzature necessarie. Ovvio quindi è il grado di rischio a cui questi studiosi erano esposti, oltre alla fatica necessaria per raggiungere zone più remote ormai abbandonate.

L’impiego quindi dei droni per monitorare l’uranio garantisce elevati standard di sicurezza, con un grado di affidabilità e rapidità decisamente elevato. Vi abbiamo già parlato di impieghi similari dei droni anche in altri territori, leggete per esempio “Droni per la sorveglianza su siti nucleari” e “Droni per monitorare la radioattività”.

Non è la prima volta che l’AIEA si avvale dell’impiego dei droni per il monitoraggio delle radiazioni: per esempio dopo lo tsunami di Fukushima che ha causato un vero e proprio disastro all’impianto nucleare, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica aveva impiegato questi velivoli per tracciare i livelli di radiazioni senza utilizzare ispettori umani in modo da salvaguardarne la salute.

Grazie a questi strumenti è quindi anche possibile creare dettagliate mappe di contaminazione che possono essere utili per evidenziare i processi di decontaminazione delle aree osservate in modo da renderne sicuro l’accesso da parte delle popolazioni locali.

 

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