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Droni, Sicurezza ed evoluzione della minaccia terroristica News 

Droni, Sicurezza ed evoluzione della minaccia terroristica

“Nuclei SAPR” della Polizia Penitenziaria, una necessaria contromisura prevista dal progetto di specializzazione del Corpo, proposta dal vice ispettore  Ferdinando Vertucci, pilota sapr ed istruttore di volo.

Lo stato attuale delle nostre conoscenze è altamente tecnologico tanto che il terrorismo se ne sta estesamente occupando, ricorrendo al web per comunicare le peculiari linee di condotta, per illustrare le modalità tecniche per la realizzazione di armi ed esplosivi artigianali,e, per reclutare nuovi proseliti.  In tale quadro i droni  hanno attirato l’interesse del disfatto Islamic State; quest’ultimo ha addestrato molti suoi affiliati alla costruzione, modifica ed impiego di macchine (droni) le quali, attraverso il controllo remoto o secondo programmi predefiniti, portano a termine compiti di una certa complessità, caratterizzati da diversi livelli di supervisione umana. Leggete anche “Droni a supporto delle Forze di Polizia”.

L’ISIS sembra che abbia cominciato ad interessarsi ai droni già dal 2014 per trasformarli in armi da impiegare contro le truppe della coalizione anti ISIS. Nel 2017 si sosteneva che durante la battaglia di Mosul, l’ISIS avesse impiegato droni,  per spiare gli spostamenti delle unità statunitensi,  per sganciare ordigni esplosivi, e , “droni suicidi”, cioè piccoli droni dotati di esplosivi, da far esplodere contro obiettivi prefissati, come, per esempio, edifici o folla. Inoltre, si sosteneva che l’ISIS, sempre nel 2017,  avesse costituito un centro per addestrare i miliziani ad impiegare i droni commerciali, sia a scopo di sorveglianza che a scopo bellico; ogni volta che i miliziani dell’ISIS si procuravano droni commerciali, li trasferivano a Raqqa dove venivano modificati e preparati per le operazioni future. In tali attività prestavano la loro opera anche foreign fighters europei. Nel merito, l’ISIS ha distribuito un elevato numero di guide e manuali per armare e modificare i droni, in modo da renderli strumenti affidabili per attacchi a distanza. Ovviamente il proposito è quello di ampliare e diffondere fra miliziani/simpatizzanti una tecnologia adatta per l’impiego in attentati terroristici.

Fino ad oggi i droni commerciali sono stati impiegati per la ricognizione, la sorveglianza e l’irrorazione di coltivazioni agricole; con l’avvento del 5G, attualmente, i droni possono essere impiegati oltre gli attuali limiti kilometrici, in quanto, il segnale del radio-comando non subisce decadenza. Un primo esperimento è già in atto nella città di Torino, ove la Polizia locale, è stata dotata di un team di 5 vigili, piloti di droni,  per il supporto delle squadre a terra in situazioni di criticità, con tecnologia 5G di TIM.

Il loro impiego, pertanto, oltre che per attività agricole, commerciali, terziarie ed amministrative, può trovare spazio, con semplici modifiche, nella “versione” sistemi d’arma, anche per svolgere attività illecite, delinquenziali e terroristiche. Infatti possono essere modificati per effettuare azioni propagandistiche, attacchi informatici, con armi e/o esplosivi, chimici e batteriologici, quali: compiere azioni dimostrative di protesta, mandare in tilt un grande aeroporto, sferrare un attacco hacker, effettuare attentati di natura chimica e/o batteriologica impiegando droni commerciali.

La minaccia di probabili azioni terroristiche  potrebbe interessare anche gli Istituti penitenziari italiani: la radicalizzazione jihadista negli Istituti penitenziari è un forte rischio: i combattenti della Jihad hanno perso il loro baricentro nel Medio Oriente, e, le strutture penitenziarie in Occidente sono ora il principale terreno per il proselitismo fondamentalista. L’importanza del fenomeno è cresciuta insieme agli arresti per terrorismo che si sono verificati negli ultimi anni; i jihadisti in carcere sono aumentati ed è sempre più facile incontrare dei fondamentalisti. I Nuclei SAPR ( Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto ) della Polizia Penitenziaria, come proposto dal vice ispettore Ferdinando Vertucci, costituirebbero un valido strumento tecnologico di contrasto al fenomeno del terrorismo ed a qualsiasi altra azione finalizzata alla destabilizzazione dell’ordine e della sicurezza degli istituti penitenziari, da parte di qualsiasi altra organizzazione criminale.

In ambito internazionale stiamo assistendo ad una vera e propria corsa all’acquisto di droni, quale tecnologia commerciale ampiamente disponibile. I droni commerciali, di facile reperibilità e relativamente agevoli da pilotare, volano ad una quota estremamente bassa, tale da essere difficilmente intercettati da radar, anche per le ridotte dimensioni. Inoltre, possono essere adattati per trasportare pesi.

Tutte le componenti per UAV-APR sono facilmente accessibili, perché realizzate con una tecnologia non più di esclusiva disponibilità degli attori statali: con poche centinaia di euro chiunque può acquistare un drone stabilizzato, dotato di telecamera HD, GPS e con una minima capacità di carico.

Questa tipologia di droni è facilmente modificabile, rendendone quindi possibile la trasformazione in armi, ed, in mezzi di trasporto di oggetti finalizzati ad usi illeciti. Una delle cose più semplici è sostituire la fotocamera con esplosivo o altri congegni utili per il compimento di attentati, oppure trasformando l’apparecchio in un “drone suicida”, cioè con un carico esplosivo o batteriologico e farlo abbattere su infrastrutture o sulla folla, ovvero inviarlo in rotta di collisione contro aerei civili in fase di decollo o atterraggio.

Nel contesto sopra delineato, afferma il vice ispettore Vertucci, stiamo assistendo all’assenza di una ineludibile e commisurata sicurezza che non è stata caratterizzata da una evoluzione altrettanto rapida a quella dei droni, come si stà verificando nell’ambito della sicurezza penitenziaria italiana.

Infatti, l’incremento tecnologico e commerciale di questi apparecchi, con la diffusa avvertita mancanza di una appropriata regolamentazione, favorisce il loro impiego per compiere azioni terroristiche, che possono incidere sulla sicurezza nazionale, in tutti gli ambiti,  ove si consideri che, fin dal 2015, l’ISIS ha immesso sulla rete numerose guide per la riconversione offensiva dei droni commerciali o droni fatti in casa.

Di conseguenza è molto probabile che, le maggiori potenzialità di impiego a fini terroristici, sono rappresentate dai droni professionali fino a 300 grammi, atteso che, possono essere impiegati senza richiedere permessi.

Sugli stessi,  con un’operazione leggermente più complicata, ma molto valida in termini di carico utile, è possibile l’installazione di un meccanismo di rilascio per lo sgancio di ordigni esplosivi o altro materiale, e, nel caso degli istituti penitenziari, di telefoni cellulari, sostanze stupefacenti o di qualsiasi oggetto illecito atto ad offendere e compromettere la sicurezza degli stessi. Molti video e guide fai-da-te sono disponibili online e spiegano passo per passo come modificare l’apparecchio. A ciò si aggiunga che sistemi di rilascio-e-consegna sono venduti su Internet da varie aziende con prezzi molto accessibili.

La minaccia in argomento appare ancor più credibile, in quanto, il rientro di foreign fighter e la migrazione dei reduci dell’Isis,  in varie aree geografiche, ivi compresa l’Europa, sta contaminando vaste aree e soprattutto il contesto sociale occidentale. Contaminazione operata da soggetti, non solo di diversa e intollerante cultura, ma anche in possesso di expertise caratterizzate da elevate peculiarità tecnologico-militari. Expertise formatesi nel corso dei tre anni di intensa attività del sedicente califfato iracheno, le quali si stanno diffondendo a livello planetari.

Inoltre, per dimensioni e materiali, i droni commerciali, sono difficilmente rilevabili dai sistemi convenzionali di tracciamento. Ne consegue che, la difesa contro questo tipo di minaccia, è ardua per un operatore anti-APR, che,  deve individuare il drone , e, la dimensione relativamente piccola e scarsamente “tracciabile”, lo rende una perfetta arma-letale. Questo aspetto comprometterebbe seriamente la sicurezza penitenziaria, sottolinea il vice ispettore di polizia penitenziaria.

Nel contesto urbano, l’impiego dei droni a scopi terroristici, rappresenta una minaccia dagli effetti devastanti: non solo per i danni materiali che potrebbe arrecare, ma anche per la componente psicologica che concorrerebbe ad alimentare considerevolmente la natura stratificata del terrore. L’azione, finanche filmata in tempo reale, consente ai terroristi di rilanciare il video sul web ed amplificare l’effetto paura/panico.

Infine, conclude il Vertucci,  la minaccia attuale è molto complessa a causa delle tecniche di occultamento creative inventate dai terroristi che, associate ai nuovi dispositivi elettronici e ad esplosivi improvvisati e non, rendono la minaccia di particolare natura asimmetrica, tale, da alterare il concetto standard di difesa.

Questa nuova asimmetria di rischio impone, pertanto, il ricorso a nuove e più sofisticate tecniche e contromisure a protezione delle grandi città europee, e, quindi di tutte le strutture sensibili, quali anche gli istituti penitenziari italiani.

 

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