La polizia di Newberg sostituisce i cani poliziotto con i droni: così cambia la sicurezza negli interventi
L’impiego dei droni nelle forze di polizia continua a evolversi e a ridefinire le procedure operative. Negli Stati Uniti, un caso particolarmente interessante arriva dall’Oregon, dove il Dipartimento di Polizia di Newberg-Dundee ha integrato i velivoli a pilotaggio remoto nelle attività quotidiane fino a renderli uno strumento operativo di routine. In molte situazioni, infatti, sono proprio i droni a intervenire prima degli agenti o delle tradizionali unità cinofile, contribuendo ad aumentare la sicurezza del personale e a migliorare l’efficienza delle operazioni.
Si tratta di una notizia reale, riportata dalla stampa locale e confermata dalle dichiarazioni degli stessi responsabili delle forze dell’ordine. Il progetto rappresenta uno degli esempi più avanzati di utilizzo dei droni da parte di un dipartimento di polizia di medie dimensioni negli Stati Uniti, dimostrando come queste tecnologie possano diventare parte integrante del lavoro quotidiano.
I droni diventano un equipaggiamento standard per la polizia
Nel 2022 il Dipartimento di Polizia di Newberg-Dundee è stato il primo della contea di Yamhill a certificare ufficialmente i propri piloti di droni. Da allora il programma è cresciuto rapidamente fino a comprendere una flotta composta da sei velivoli professionali.
A questi si aggiungono altri quattro droni impiegati dall’Ufficio dello Sceriffo della contea di Yamhill. Complessivamente, le due agenzie dispongono oggi di dieci aeromobili utilizzati praticamente ogni giorno per missioni operative.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il drone è ormai considerato un’attrezzatura essenziale, al pari di una torcia, di una radio o di una bodycam. Gli operatori non attendono situazioni straordinarie per utilizzarlo: il velivolo viene impiegato ogni volta che può aumentare la sicurezza degli agenti o migliorare la raccolta delle informazioni.
Tra i modelli utilizzati figurano droni professionali DJI Enterprise, compreso quello identificato come DJI Matrice 4TD, progettato per missioni di pubblica sicurezza grazie alla presenza di telecamere ad alta risoluzione e sensori termici.
Prima entra il drone, poi gli agenti
L’innovazione più significativa riguarda gli interventi all’interno degli edifici.
Fino a pochi anni fa una segnalazione di effrazione, una porta aperta o un possibile sospetto nascosto all’interno di un’abitazione comportavano l’intervento di un’unità cinofila oppure l’ingresso diretto degli agenti, costretti a ispezionare ogni stanza con tutti i rischi che ciò comporta.
Oggi la procedura è cambiata.
Quando le condizioni lo consentono, viene fatto decollare un piccolo drone per ambienti interni, progettato per muoversi in spazi chiusi e trasmettere immagini in tempo reale agli operatori.
Il drone non sostituisce completamente gli agenti, poiché non può aprire porte o effettuare arresti, ma consente di verificare rapidamente la presenza di persone, individuare movimenti sospetti e valutare eventuali pericoli prima dell’ingresso delle pattuglie.
Il vantaggio principale è evidente: ridurre l’esposizione degli operatori a situazioni potenzialmente pericolose.
Più sicurezza per gli agenti sul campo
A riassumere il valore operativo di questa tecnologia è stato il vice sceriffo PJ Morrissey con una frase destinata a diventare simbolica: “Preferiremmo di gran lunga che sparassero a un drone piuttosto che a noi.” Questa semplice dichiarazione sintetizza uno degli obiettivi principali dei programmi di impiego dei droni nelle forze dell’ordine: utilizzare la tecnologia per diminuire il rischio per il personale durante le operazioni più delicate.
I piccoli droni da interno vengono infatti inviati nei punti dove un agente potrebbe trovarsi improvvisamente di fronte a un individuo armato o a una situazione imprevedibile.
Grazie alla trasmissione video in diretta, gli operatori ricevono informazioni immediate che consentono di pianificare l’intervento in modo molto più sicuro.
Ogni drone ha una missione specifica
Le flotte della contea di Yamhill sono organizzate in maniera molto precisa.
Non esiste un unico drone capace di svolgere qualsiasi compito, ma vengono utilizzati velivoli differenti a seconda dello scenario operativo.
I droni destinati agli ambienti interni sono piccoli, protetti da gabbie antiurto e progettati per volare in spazi ristretti.
Quelli utilizzati all’esterno, invece, dispongono di autonomia superiore, telecamere con forte zoom ottico, sensori termici e maggiore resistenza alle condizioni ambientali.
Questa specializzazione permette agli operatori di scegliere ogni volta il mezzo più adatto alla missione, esattamente come avviene con altre dotazioni operative delle forze dell’ordine.
Termocamere e quota di volo: un vantaggio negli inseguimenti
Uno degli impieghi più efficaci riguarda la ricerca di sospetti in fuga.
Come spiegato dal detective Ariel Siqueiros, il drone può raggiungere un’altezza di circa 122 metri e utilizzare la termocamera durante le operazioni notturne.
Da questa posizione privilegiata il sistema riesce a individuare rapidamente una persona che corre tra vegetazione, edifici o aree scarsamente illuminate, fornendo agli agenti coordinate precise.
Rispetto a un inseguimento tradizionale, il drone offre una visione molto più ampia dell’area e consente di seguire gli spostamenti del sospetto senza perdere il contatto visivo.
Molto più che inseguimenti: tutte le missioni dei droni
L’utilizzo dei droni nella contea di Yamhill non si limita alle operazioni di polizia giudiziaria.
Le missioni comprendono:
– ricerca di persone scomparse;
– documentazione aerea delle scene del crimine;
– supporto agli agenti durante interventi complessi;
– monitoraggio degli inseguimenti veicolari;
– ricerca di sospetti nascosti;
– raccolta di immagini utili alle indagini;
– controllo di aree difficilmente accessibili.
Grazie alla disponibilità di più operatori certificati, il drone può essere impiegato rapidamente senza la necessità di attendere una squadra specializzata.
La formazione degli operatori è fondamentale
Un elemento chiave del programma riguarda la preparazione del personale.
Su un organico di 37 agenti, ben sei possiedono la certificazione FAA necessaria per pilotare i droni durante le operazioni ufficiali.
A questa formazione si aggiungono esercitazioni periodiche organizzate direttamente dal dipartimento.
Questo rapporto consente di avere quasi sempre almeno un pilota qualificato in servizio, garantendo un impiego immediato dei velivoli quando necessario.
L’Oregon punta sui droni da oltre dieci anni
L’esperienza della contea di Yamhill non nasce per caso.
L’Oregon è stato uno dei primi stati americani a regolamentare l’utilizzo dei droni da parte delle amministrazioni pubbliche, introducendo linee guida già nel 2013.
Dal 2016 è inoltre operativo un registro statale dedicato ai droni degli enti pubblici.
Attualmente risultano registrati oltre 1.170 velivoli pubblici, dei quali circa 690 sono operativi. I dieci droni impiegati nella contea di Yamhill rappresentano quindi una piccola parte di un sistema ormai consolidato a livello statale.
Conclusioni
Il caso della polizia di Newberg dimostra come i droni stiano trasformando il modo di operare delle forze dell’ordine. Più che sostituire completamente gli agenti o le unità cinofile, questi strumenti consentono di raccogliere informazioni preziose prima dell’intervento, riducendo i rischi e aumentando l’efficacia delle operazioni.
Con il continuo sviluppo delle tecnologie di volo autonomo, delle termocamere e dell’intelligenza artificiale, è probabile che sempre più dipartimenti di polizia adottino soluzioni analoghe nei prossimi anni, facendo dei droni uno degli strumenti più importanti per la sicurezza pubblica.

