Oltre 2.600 caprioletti salvati in Alto Adige grazie ai droni: la tecnologia che protegge la fauna durante lo sfalcio
La tecnologia dei droni con termocamere continua a dimostrare il proprio valore anche nella tutela della fauna selvatica. In Alto Adige, durante la stagione della fienagione 2026, sono stati salvati 2.634 caprioletti grazie a un’importante operazione coordinata tra volontari, agricoltori, cacciatori e istituzioni. Si tratta di un fatto realmente accaduto, confermato dal bilancio ufficiale della campagna provinciale dedicata alla prevenzione della morte dei piccoli di capriolo durante lo sfalcio dei prati.
I numeri raccontano una crescita significativa rispetto agli anni precedenti e confermano come l’impiego dei droni equipaggiati con sensori termici stia rivoluzionando le attività di ricerca degli animali nascosti nell’erba alta. La sinergia tra innovazione tecnologica e volontariato rappresenta oggi uno degli esempi più efficaci di come i droni possano contribuire concretamente alla salvaguardia dell’ambiente.
Droni e volontari: una squadra che salva migliaia di caprioletti
La campagna 2026 ha coinvolto 1.073 volontari, appartenenti a diverse realtà del territorio: cacciatori, agricoltori, guardiacaccia e numerosi collaboratori che hanno dedicato il proprio tempo alla protezione della fauna selvatica.
Complessivamente sono state impiegate circa 15.000 ore di volontariato, delle quali oltre 9.000 dedicate alle operazioni con i droni. Le attività iniziano nelle primissime ore del mattino, quando le temperature ancora basse consentono alle termocamere di distinguere facilmente il calore corporeo dei piccoli nascosti nell’erba.
I caprioletti, infatti, nei primi giorni di vita adottano una strategia naturale di difesa: rimangono immobili tra la vegetazione in attesa del ritorno della madre. Questo comportamento, efficace contro i predatori, diventa però estremamente pericoloso durante la fienagione, poiché i piccoli non fuggono all’arrivo dei mezzi agricoli.
Grazie ai sorvoli effettuati dai droni, gli operatori possono localizzare rapidamente gli animali prima dell’inizio dello sfalcio, evitando incidenti che fino a pochi anni fa erano molto frequenti.
Termocamere sempre più diffuse nelle riserve di caccia
Uno degli aspetti più interessanti emersi dal bilancio 2026 riguarda la diffusione della tecnologia sul territorio provinciale.
Oggi 110 delle 113 riserve di caccia dell’Alto Adige utilizzano regolarmente droni dotati di termocamere. Complessivamente sono operativi circa 80 velivoli, diventati ormai strumenti indispensabili per la tutela della fauna durante la stagione dello sfalcio.
Quando il drone individua un caprioletto, i volontari raggiungono rapidamente il punto segnalato. Il piccolo viene raccolto con estrema cautela, evitando il contatto diretto quando possibile per non alterarne l’odore naturale, e sistemato temporaneamente in apposite ceste ventilate poste in una zona sicura.
Una volta terminate le operazioni agricole, gli animali vengono immediatamente rimessi nel luogo in cui erano stati trovati, permettendo alle madri di recuperarli senza difficoltà.
Nelle poche aree dove il volo dei droni non è possibile, il lavoro continua invece con la ricerca a piedi, metodo che richiede tempi molto più lunghi e una maggiore disponibilità di personale.
Il sostegno economico accelera la diffusione dei droni
La crescita del progetto è stata favorita anche dagli investimenti dedicati all’acquisto delle attrezzature.
Dal 2025 la Fondazione Cassa di Risparmio dell’Alto Adige sostiene economicamente l’acquisto dei droni utilizzati nelle operazioni di salvataggio. Grazie a questo contributo sono già state equipaggiate 44 riserve di caccia, consentendo anche alle realtà più piccole di accedere a una tecnologia che fino a pochi anni fa rappresentava un investimento difficile da sostenere.
L’utilizzo di droni professionali equipaggiati con sensori termici permette infatti di aumentare notevolmente la rapidità delle ricerche, ridurre il numero di operatori necessari e coprire superfici molto estese in pochi minuti.
Questa evoluzione dimostra come i droni stiano trovando applicazioni sempre più importanti anche nel settore ambientale, andando ben oltre i tradizionali impieghi nella fotografia aerea, nell’agricoltura di precisione o nelle ispezioni tecniche.
Una rete provinciale per proteggere la fauna selvatica
La tutela dei caprioletti non dipende soltanto dalla tecnologia, ma soprattutto dalla collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti.
Proprio con questo obiettivo, nel 2025 è stata istituita, sotto il patrocinio della Provincia autonoma di Bolzano, la “Rete per il salvataggio dei caprioletti – insieme contro la morte da sfalcio”.
L’iniziativa riunisce 15 organizzazioni appartenenti ai settori dell’agricoltura, della caccia, della protezione degli animali e della tutela della natura, favorendo lo scambio di competenze e il coordinamento delle operazioni sul territorio.
Il modello organizzativo adottato in Alto Adige viene considerato un esempio virtuoso anche per altre regioni italiane ed europee, dove cresce l’interesse verso l’impiego dei droni per la salvaguardia della fauna durante le attività agricole.
I risultati sono incoraggianti, ma resta ancora molto da fare
Nonostante i risultati raggiunti siano estremamente positivi, il problema non può ancora considerarsi risolto.
Nel corso della stagione 2026 sono stati infatti 322 caprioletti investiti dalle falciatrici e successivamente segnalati. Un dato che evidenzia come siano ancora presenti aree prive di adeguata copertura oppure situazioni in cui non è stato possibile effettuare i controlli preventivi.
Proprio per questo motivo le istituzioni e le associazioni coinvolte puntano ad ampliare ulteriormente il numero dei droni disponibili, aumentare la formazione dei volontari e sensibilizzare sempre più gli agricoltori sull’importanza di pianificare gli sfalci insieme alle squadre di ricerca.
Ogni caprioletto salvato rappresenta infatti un importante contributo alla conservazione della biodiversità e dimostra come la tecnologia possa diventare un prezioso alleato della natura.
Conclusioni
La campagna di salvataggio dei caprioletti in Alto Adige conferma che l’unione tra droni con termocamere, volontariato e collaborazione tra istituzioni può produrre risultati concreti nella tutela della fauna selvatica. Gli oltre 2.600 piccoli salvati nel 2026 rappresentano un traguardo significativo e testimoniano l’efficacia di un modello organizzativo che potrebbe essere replicato anche in molte altre aree agricole. Continuare a investire in tecnologia, formazione e coordinamento sarà fondamentale per ridurre ulteriormente il numero di animali coinvolti durante le operazioni di sfalcio e rendere sempre più sostenibile la convivenza tra attività agricole e conservazione della biodiversità.

