Termoli, droni e barche ecologiche insieme per ripulire il mare dai rifiutiEventi News 

Termoli, droni e barche ecologiche insieme per ripulire il mare dai rifiuti

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La lotta all’inquinamento marino passa anche dall’incontro tra tecnologie innovative, imbarcazioni specializzate e monitoraggio dall’alto. È questo il messaggio emerso a Termoli, dove durante Fierida 2026 è stata mostrata una modalità di intervento che combina l’utilizzo dei droni con quello di una barca progettata per raccogliere i rifiuti presenti in acqua.

La dimostrazione dell’eco boat Dolphin si è svolta a bordo della motonave Zenit, nel porto di Termoli, nell’ambito di un appuntamento dedicato alla sensibilizzazione ambientale. L’iniziativa ha coinvolto Guidotti Ships e la startup Innovation Sea, con l’obiettivo di far conoscere strumenti e procedure che possono contribuire alla protezione degli ecosistemi marini.

Il principio alla base della dimostrazione è semplice: individuare dall’alto le zone in cui si concentrano i rifiuti e trasmettere le indicazioni all’imbarcazione incaricata della raccolta. In questo modo, il drone diventa uno strumento di supporto alle operazioni in mare, mentre la barca interviene direttamente sulle aree individuate. Un approccio che punta a rendere le attività di pulizia più mirate e organizzate.

Fierida 2026, a Termoli la tecnologia incontra la tutela ambientale

L’iniziativa è stata inserita nel programma di Fierida 2026, la Fiera nazionale dell’istruzione degli adulti organizzata dal 7 al 9 ottobre dalla rete Ridap, insieme al Cpia “Maestro A. Manzi” di Campobasso e con la collaborazione dell’Ufficio scolastico regionale.

L’evento ha rappresentato un’occasione per avvicinare partecipanti provenienti da diverse regioni italiane a un tema che riguarda direttamente la qualità delle acque, la biodiversità e il futuro delle attività legate al mare. Tra le persone presenti figuravano visitatori arrivati, tra le altre, da Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Puglia.

La scelta di proporre una dimostrazione concreta ha permesso di superare la semplice presentazione teorica delle tecnologie. Osservare come un drone possa supportare un intervento di pulizia aiuta infatti a comprendere il ruolo che i sistemi di monitoraggio aereo possono assumere nella gestione delle emergenze ambientali e nella prevenzione dell’inquinamento.

La sensibilizzazione resta un elemento importante: conoscere le conseguenze dell’abbandono dei rifiuti e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie può favorire una maggiore attenzione verso il patrimonio naturale e stimolare la partecipazione di cittadini, scuole, imprese e operatori del settore marittimo.

Come funziona la collaborazione tra drone ed eco boat Dolphin

Il cuore della dimostrazione è la collaborazione tra il pilota del drone e l’equipaggio dell’imbarcazione. Il velivolo senza pilota osserva dall’alto la superficie marina e permette di individuare le aree nelle quali è opportuno concentrare le operazioni di recupero dei rifiuti.

Le immagini aeree offrono una prospettiva diversa rispetto a quella disponibile dal livello dell’acqua. Da una posizione sopraelevata, infatti, è possibile osservare porzioni più ampie dello specchio marino e riconoscere accumuli di materiali galleggianti che potrebbero risultare più difficili da individuare direttamente dalla barca.

Una volta identificata una zona d’intervento, le informazioni vengono comunicate all’imbarcazione, che può dirigersi verso il punto indicato. Il drone non sostituisce quindi la barca, ma ne supporta il lavoro, contribuendo a orientare le operazioni e a ridurre la necessità di controllare senza una direzione precisa aree estese del porto o del mare.

L’efficacia del sistema dipende da diversi fattori, tra cui le condizioni meteorologiche, la visibilità, lo stato del mare e la capacità di riconoscere correttamente i materiali presenti sulla superficie. Le immagini aeree costituiscono uno strumento di supporto e devono essere integrate con le valutazioni degli operatori, soprattutto quando è necessario distinguere i rifiuti da altri elementi presenti nell’acqua.

La dimostrazione di Termoli ha permesso di illustrare proprio questa sinergia: una tecnologia osserva e segnala, mentre un mezzo operativo raggiunge l’area e svolge l’attività di raccolta.

Mas, Mobile Anti Pollution System: un presidio contro l’inquinamento

Nel corso dell’appuntamento, i partecipanti hanno potuto conoscere anche il Mas, acronimo di Mobile Anti Pollution System. Si tratta di un presidio situato nel porto, dotato di attrezzature trasportabili pensate per supportare gli interventi contro l’inquinamento marino.

Il sistema è destinato a fronteggiare situazioni che possono coinvolgere sia rifiuti solidi sia sostanze liquide inquinanti. La presenza di strumenti dedicati consente di disporre di risorse operative per affrontare differenti tipologie di contaminazione, secondo le caratteristiche dell’evento e le procedure previste.

La gestione dell’inquinamento in ambito portuale richiede infatti interventi tempestivi e coordinati. Plastica, imballaggi e altri materiali galleggianti possono accumularsi lungo le banchine o essere trasportati dalle correnti, mentre le sostanze liquide possono richiedere misure specifiche di contenimento e recupero.

In questo contesto, il monitoraggio dall’alto può contribuire a individuare le aree interessate, mentre le attrezzature specializzate permettono agli operatori di intervenire in funzione del tipo di problema. L’integrazione tra osservazione, mezzi di raccolta e strutture antinquinamento rappresenta quindi un elemento importante nella gestione ambientale dei porti.

Sea Trace, la piattaforma digitale per i rifiuti pescati in mare

Un altro tema affrontato durante l’incontro è stato Sea Trace, la piattaforma sviluppata da Innovation Sea per la gestione dei rifiuti accidentalmente recuperati durante le attività di pesca e per favorire il coinvolgimento dei pescatori nella pulizia dei fondali.

Le reti da pesca possono riportare in superficie materiali che non fanno parte dell’ambiente marino, come frammenti di plastica, imballaggi e altri oggetti abbandonati. Il recupero di questi rifiuti può contribuire a ridurre la quantità di materiali che rimangono nell’ecosistema, ma richiede procedure organizzate per la raccolta, il conferimento e la gestione successiva.

Una piattaforma digitale dedicata può aiutare a coordinare le informazioni sulle attività svolte, facilitare la gestione dei materiali recuperati e migliorare il collegamento tra pescatori e soggetti coinvolti nel trattamento dei rifiuti. La disponibilità di dati organizzati può inoltre favorire una maggiore conoscenza del fenomeno e delle aree maggiormente interessate.

Durante la presentazione, Sea Trace è stata collegata agli obiettivi della legge Salvamare, la normativa italiana che ha introdotto misure per favorire il recupero dei rifiuti accidentalmente pescati e promuovere la tutela degli ecosistemi acquatici.

Il coinvolgimento dei pescatori è particolarmente significativo perché queste figure lavorano quotidianamente in mare e possono contribuire concretamente alla rimozione dei rifiuti. Perché il sistema funzioni, tuttavia, sono necessari punti di conferimento adeguati, procedure chiare e una collaborazione efficace tra operatori, istituzioni e gestori dei rifiuti.

Verso un polo di innovazione tecnologica dedicato al mare

Tra gli argomenti illustrati durante l’iniziativa è emersa anche la prospettiva di creare un polo di innovazione tecnologica del mare. L’idea è favorire un contesto nel quale imprese, startup, ricercatori e operatori possano sviluppare e sperimentare soluzioni dedicate alla gestione sostenibile degli ambienti marini.

Le tecnologie applicabili sono numerose: dai droni aerei per il monitoraggio delle coste ai sistemi digitali per tracciare i rifiuti, fino alle imbarcazioni specializzate nella raccolta e alle attrezzature per contrastare gli sversamenti inquinanti.

Un polo dedicato potrebbe facilitare lo scambio di competenze e la collaborazione tra realtà differenti, favorendo lo sviluppo di strumenti capaci di rispondere a problemi concreti. Per trasformare questa prospettiva in risultati misurabili saranno però determinanti la disponibilità di risorse, la continuità dei progetti e la partecipazione dei soggetti interessati.

La tutela del mare richiede infatti un approccio integrato: raccogliere i rifiuti già presenti è importante, ma altrettanto fondamentale è prevenirne la dispersione, migliorare la gestione dei materiali e promuovere comportamenti responsabili.

Droni per la pulizia del mare: opportunità e limiti

L’impiego dei droni nelle attività ambientali può offrire diversi vantaggi. La possibilità di osservare aree estese, individuare punti critici e trasmettere indicazioni agli operatori rende questi strumenti interessanti per il monitoraggio dei porti, delle spiagge e di alcuni tratti costieri.

Le immagini raccolte possono anche essere utilizzate per documentare la situazione prima e dopo un intervento, contribuendo alla valutazione dei risultati. Con strumenti e procedure adeguati, i dati possono aiutare a pianificare le attività e a concentrare le risorse nei luoghi che richiedono maggiore attenzione.

Esistono tuttavia dei limiti. Un drone non può recuperare direttamente la maggior parte dei rifiuti marini e la sua efficacia dipende dalle condizioni ambientali e dalla capacità degli operatori di interpretare le immagini. Anche la raccolta effettuata dalle imbarcazioni deve essere organizzata in modo da evitare rischi per la navigazione e per la fauna.

Per questo motivo, le soluzioni più promettenti sono quelle che combinano monitoraggio, intervento operativo, gestione dei materiali e prevenzione. La dimostrazione realizzata a Termoli mostra come questi elementi possano essere messi in relazione all’interno di un’attività concreta di sensibilizzazione ambientale.

Conclusioni: innovazione e collaborazione per proteggere il mare

L’appuntamento di Fierida 2026 a bordo della motonave Zenit ha portato l’attenzione sulle possibilità offerte dall’incontro tra droni, eco boat, presidi antinquinamento e piattaforme digitali. La dimostrazione della Dolphin, insieme alla presentazione del Mas e di Sea Trace, ha illustrato diversi strumenti che possono contribuire alla gestione dei rifiuti e alla salvaguardia degli ambienti marini.

Il messaggio è chiaro: la tecnologia può rendere più mirate le operazioni di monitoraggio e raccolta, ma i risultati dipendono anche dalla collaborazione tra imprese, pescatori, istituzioni e cittadini. Conoscere queste soluzioni è un primo passo per comprendere come proteggere il mare e promuovere una gestione più responsabile dei rifiuti.

Seguire l’evoluzione di questi progetti significa osservare da vicino come innovazione e sensibilizzazione possano contribuire alla tutela delle coste italiane. La sfida futura sarà trasformare le sperimentazioni e le iniziative dimostrative in attività continuative, verificabili e capaci di produrre benefici ambientali concreti.

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