US Navy punta su droni navali autonomi: parte il programma Masc per superare la CinaEsteri News 

US Navy punta su droni navali autonomi: parte il programma Masc per superare la Cina

Tempo di lettura: 3 minuti

La Marina degli Stati Uniti (US Navy) ha ufficialmente pubblicato un nuovo bando di sviluppo tecnologico per la realizzazione di un innovativo drone navale autonomo (USV – Unmanned Surface Vehicle), concepito per operare in modalità ibrida: sia con equipaggio umano che completamente in autonomia. Il progetto, denominato Masc (Modular Autonomous Surface Craft), si inserisce in una strategia più ampia per affrontare la crescente competizione marittima con la Cina nel Pacifico.

Un drone navale dentro un container

Una delle caratteristiche più rivoluzionarie del Masc è la sua modularità: il drone sarà progettato per essere trasportato e lanciato da container ISO standard da 20 piedi, rendendolo facilmente dispiegabile su qualsiasi tipo di nave, porto o persino area costiera. Questa configurazione containerizzata permetterà un’ampia flessibilità logistica, fondamentale in scenari dinamici come quelli dell’Indo-Pacifico. Leggete “Drone navale lanciato dall’acqua”.

L’USV sarà dotato di sistemi di propulsione a basso rumore, radar marittimi di nuova generazione, sensori multi-spettro, e una piattaforma open architecture per l’integrazione di payload ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), guerra elettronica o anti-drone.

Obiettivi strategici: competere con la Cina sul mare

Il programma Masc nasce dalla necessità crescente della Marina USA di bilanciare il rapporto di forze con la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN), la quale ha ampliato significativamente il proprio arsenale navale e autonomo negli ultimi cinque anni. Mentre Pechino investe in droni subacquei, navi madre senza equipaggio e tecnologie di swarm, Washington vuole mantenere il vantaggio qualitativo attraverso versatilità e capacità operativa distribuita.

Con Masc, la US Navy punta a creare una flotta invisibile, economica e a basso rischio per missioni di pattugliamento, sorveglianza dei chokepoints, scorta convogli, guerra anti-missile e copertura dei blind spots radar. Leggete anche “Le mante ispirano nuovi progetti di droni navali”.

Unmanned & Manned: il futuro sarà ibrido

Uno degli elementi più interessanti è la doppia capacità del drone: manned e unmanned. In scenari complessi, il veicolo potrà ospitare temporaneamente operatori umani, mentre in ambienti ad alto rischio sarà attivata la modalità completamente autonoma, gestita da algoritmi AI e machine learning per l’analisi dei dati e l’adattamento alla situazione in tempo reale.

La combinazione delle due modalità fornisce un vantaggio tattico decisivo: le navi possono agire da moltiplicatori di forza, senza esporre personale, ma mantenendo la possibilità di intervento diretto in casi specifici.

Un sistema interoperabile e scalabile

Il drone navale containerizzato sarà interoperabile con i sistemi di comando esistenti della Marina, come il Combat Information Center (CIC) e il sistema di comunicazione Link-16. Questo lo renderà integrabile in tempo reale con flotte miste, sia tradizionali che composte da altri assetti unmanned, come i droni aerei MQ-25 o i sottomarini autonomi XLUUV.

La modularità permetterà inoltre di aggiornare rapidamente i componenti, senza dover ritirare l’intero sistema. Le missioni potranno così adattarsi all’evoluzione della minaccia, rendendo Masc un asset a lunga durata.

Tempistiche e investimenti

Il bando prevede una prima fase di dimostrazione tecnica entro la fine del 2026, con prototipi operativi in esercitazioni live nel Pacifico già nel 2027. Il budget iniziale è stimato in 320 milioni di dollari, ma potrà essere ampliato in caso di adozione su larga scala. Tra i partner favoriti ci sono aziende già attive nei settori navaltech e droni militari come Lockheed Martin, Leidos, L3Harris e Austal USA.

Un’onda lunga per la guerra del futuro

La corsa ai droni navali è ormai iniziata, e la US Navy lo sa bene. Il Masc rappresenta un nuovo paradigma di guerra marittima, in cui velocità, adattabilità, automazione e costo contenuto saranno i fattori chiave. Non si tratta più di grandi portaerei o cacciatorpediniere, ma di asset distribuiti e intelligenti, in grado di operare sotto il radar, letteralmente e strategicamente.

Mentre il mondo si prepara a un possibile confronto sul Pacifico, progetti come questo saranno determinanti per la superiorità navale e il dominio dell’oceano invisibile: quello dei dati, delle macchine e della sorveglianza senza equipaggio.

Leggi anche queste notizie