Droni, il 5G diventa un radar: le reti mobili potranno individuare i velivoli a bassa quotaEsteri News 

Droni, il 5G diventa un radar: le reti mobili potranno individuare i velivoli a bassa quota

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Le reti di telefonia mobile potrebbero trasformarsi in una nuova arma tecnologica per individuare i droni che volano a bassa quota. Le infrastrutture utilizzate quotidianamente per garantire la connettività potrebbero infatti assumere anche una funzione di sorveglianza, contribuendo a individuare, localizzare e seguire piccoli velivoli senza pilota.

È questa la prospettiva al centro di due importanti iniziative nel settore della sicurezza aerea. Da una parte Ericsson ha presentato un sistema basato sulla tecnologia 5G capace di sfruttare i segnali radio delle reti cellulari per rilevare oggetti in movimento. Dall’altra, LMT Defence e Thales Italia hanno sottoscritto un memorandum d’intesa per valutare l’integrazione tra infrastrutture commerciali di telecomunicazione e tecnologie militari dedicate alla rilevazione e al contrasto delle minacce rappresentate dai droni.

Si tratta di sviluppi differenti, ma accomunati dalla stessa idea: utilizzare le reti mobili già presenti sul territorio per rafforzare la protezione di aeroporti, porti, infrastrutture energetiche, installazioni militari e altri luoghi strategici.

Il 5G diventa un sistema di rilevamento per individuare i droni

La proposta di Ericsson si basa su una tecnologia conosciuta come Integrated Sensing and Communication (ISAC), ovvero comunicazione e rilevamento integrati. Il principio è relativamente semplice: le onde radio utilizzate dalle reti cellulari non servono soltanto a trasmettere dati, ma possono anche essere sfruttate per osservare ciò che accade nell’ambiente circostante.

Quando un segnale radio incontra un oggetto, una parte dell’energia viene riflessa. Analizzando queste riflessioni è possibile ricavare informazioni sulla presenza di un bersaglio, sulla sua posizione e sui suoi movimenti.

Applicato al mondo dei droni, questo sistema permette di utilizzare le antenne 5G come una rete distribuita di sensori. Invece di affidarsi esclusivamente a radar e apparecchiature installate appositamente per la sorveglianza, il sistema sfrutta anche le infrastrutture di telecomunicazione già operative.

La tecnologia Ericsson combina apparati radio 5G, sistemi di elaborazione dei segnali, edge computing e intelligenza artificiale. Quest’ultima componente è particolarmente importante perché permette di analizzare le informazioni raccolte e contribuire alla classificazione degli oggetti individuati.

Come funziona il rilevamento dei droni attraverso le antenne 5G

Uno degli aspetti più interessanti della soluzione Ericsson è l’architettura multistatica. In questo modello non è una singola antenna a occuparsi dell’intero processo di rilevamento: più stazioni radio distribuite sul territorio collaborano per osservare lo stesso spazio.

I segnali possono essere trasmessi e ricevuti da differenti punti della rete, consentendo di osservare un oggetto da angolazioni diverse. L’elaborazione combinata delle informazioni permette di migliorare la localizzazione e seguire gli spostamenti del bersaglio nel tempo.

Questa caratteristica potrebbe rivelarsi particolarmente utile per individuare piccoli droni che si muovono vicino al terreno, dove edifici, ostacoli e caratteristiche del territorio possono rendere più complicato il lavoro dei tradizionali sistemi di sorveglianza.

Il sistema utilizza inoltre tecnologie di edge computing, cioè piattaforme che consentono di elaborare i dati vicino al punto in cui vengono raccolti. In questo modo è possibile ridurre i tempi necessari per analizzare le informazioni e generare segnalazioni utili agli operatori.

Le informazioni ottenute possono essere condivise, attraverso interfacce standardizzate e sicure, con piattaforme esterne autorizzate, compresi i sistemi di comando e controllo. L’obiettivo è creare un quadro operativo più completo, integrando i dati delle reti mobili con quelli provenienti da radar, sensori acustici e altre apparecchiature di sorveglianza.

Ericsson: micro-droni rilevati a diversi chilometri di distanza

La tecnologia non è soltanto un progetto teorico. Ericsson ha già condotto diverse sperimentazioni per verificare le capacità del proprio sistema ISAC in differenti condizioni operative.

Secondo i risultati comunicati dall’azienda, durante le prove di validazione è stato possibile rilevare e seguire micro-droni a distanze di diversi chilometri, ottenendo informazioni sulla loro posizione tridimensionale.

Le prestazioni dipendono comunque da diversi fattori, tra cui le dimensioni e le caratteristiche del velivolo, la sua traiettoria, la disposizione delle antenne, la conformazione del terreno e le condizioni ambientali. Non si tratta quindi di una capacità garantita in qualsiasi situazione, ma di una tecnologia che sta dimostrando potenzialità interessanti.

Tra le sperimentazioni realizzate figurano quelle condotte ad Arlington, in Texas, insieme ad AT&T. In questo caso è stato testato il rilevamento e il tracciamento contemporaneo di più droni, con la visualizzazione dei movimenti attraverso apposite dashboard.

Un’altra dimostrazione ha coinvolto Erillisverkot a Helsinki, in Finlandia. La prova ha mostrato come diversi siti 5G possano collaborare per individuare e seguire contemporaneamente più velivoli, ampliando le possibilità di monitoraggio dello spazio aereo.

In Polonia, invece, Ericsson, Asseco e Play hanno sperimentato l’integrazione tra la tecnologia ISAC, la rete mobile dell’operatore Play e il sistema acustico PUSZCZYK sviluppato da Asseco. L’obiettivo era verificare come tecnologie differenti possano lavorare insieme per migliorare la localizzazione dei droni a bassa quota.

Progetti pilota nel 2027 e sviluppo commerciale dal 2028

Ericsson ha delineato anche un possibile percorso per portare la tecnologia sul mercato. La prima fase prevede l’avvio, nel 2027, di progetti pilota su piccola scala con clienti selezionati. Le sperimentazioni iniziali saranno concentrate sulle funzionalità di rilevamento.

Successivamente, dal 2028, è prevista una progressiva estensione delle implementazioni. Le capacità di comunicazione integrate verranno sviluppate in una fase successiva, seguendo l’evoluzione delle reti mobili e la transizione verso le tecnologie di nuova generazione, compreso il futuro 6G.

Le possibili applicazioni sono numerose. Le reti cellulari potrebbero contribuire alla sorveglianza di confini e coste, alla protezione di centrali elettriche, aeroporti e porti commerciali, oltre che al controllo di infrastrutture industriali e corridoi di trasporto.

Un ulteriore ambito riguarda la gestione del traffico aereo dei droni. La possibilità di monitorare gli oggetti presenti nello spazio aereo potrebbe offrire nuove informazioni utili per lo sviluppo di servizi automatizzati, smart city e sistemi di gestione del traffico aereo urbano.

LMT Defence e Thales Italia: accordo per integrare reti mobili e tecnologie militari

Parallelamente alle attività di Ericsson, un’altra iniziativa punta a valorizzare le infrastrutture di telecomunicazione per la sicurezza e la difesa. LMT Defence e Thales Italia hanno firmato un memorandum d’intesa per studiare nuove soluzioni dedicate alla rilevazione e al contrasto dei droni.

L’accordo prevede una valutazione delle possibilità di integrazione tra le competenze di LMT Defence nelle reti mobili e le tecnologie 4G e 5G sviluppate da Thales Italia per il settore della difesa.

Il progetto punta a utilizzare le reti di comunicazione commerciali come parte di un sistema più ampio di sorveglianza, capace di contribuire al tracciamento dei velivoli e alla loro identificazione attraverso l’analisi dei modelli comportamentali.

La collaborazione potrebbe portare alla realizzazione di un proof of concept, ovvero una dimostrazione pratica della fattibilità tecnica della soluzione. La sua realizzazione dovrà però essere definita attraverso un successivo accordo tra le aziende, che stabilirà obiettivi, risorse e tempistiche.

Il memorandum rappresenta quindi una fase iniziale di collaborazione, non ancora una soluzione operativa pronta per essere distribuita.

Il progetto europeo 5G COMPAD alla base della collaborazione

L’intesa tra LMT Defence e Thales Italia si inserisce in un percorso di ricerca già avviato attraverso il programma europeo 5G COMPAD, acronimo di 5G Communications for Peacekeeping and Defence.

Il progetto, sostenuto dal Fondo europeo per la difesa, studia l’integrazione delle tecnologie commerciali 5G con i sistemi di comunicazione utilizzati in ambito militare.

Entrambe le aziende partecipano anche a 5G COMPAD 2.0, iniziativa che prosegue il lavoro sull’utilizzo delle reti civili e delle tecnologie di telecomunicazione nei contesti della difesa.

Secondo Salvis Skladovs, Head of LMT Defence, la sicurezza moderna richiede un approccio multilivello, nel quale le infrastrutture commerciali possano collaborare con i sistemi militari. L’integrazione tra reti mobili e applicazioni tattiche potrebbe quindi contribuire a sviluppare nuove capacità di rilevamento e risposta alle minacce aeree.

Donato Amoroso, CEO e Country Director di Thales in Italia, ha evidenziato invece come le reti mobili stiano evolvendo verso piattaforme multifunzionali, capaci di supportare non soltanto la connettività, ma anche attività di rilevamento e monitoraggio.

Le reti cellulari possono sostituire i radar antidroni?

Nonostante le prospettive interessanti, è importante chiarire che le reti 5G non sono destinate a sostituire completamente i radar e gli altri sistemi specializzati nella sorveglianza dello spazio aereo.

Le infrastrutture cellulari possono rappresentare un livello aggiuntivo di protezione, soprattutto grazie alla loro diffusione geografica. Tuttavia, le prestazioni dipendono dalla copertura radio, dalla disposizione delle antenne e dalle caratteristiche degli oggetti da individuare.

La soluzione più efficace potrebbe quindi derivare dall’integrazione di differenti tecnologie: radar, sensori ottici, sistemi acustici, reti mobili e piattaforme di analisi basate sull’intelligenza artificiale.

Rilevare un drone, identificarlo e stabilire se rappresenti una minaccia sono inoltre operazioni differenti. Le tecnologie di sensing possono contribuire a individuare e seguire un velivolo, ma le eventuali attività di contrasto richiedono sistemi dedicati, procedure autorizzate e specifiche competenze operative.

Il futuro della sicurezza passa anche dalle reti di telecomunicazione

Le iniziative di Ericsson, LMT Defence e Thales Italia mostrano una direzione sempre più interessante per il futuro della sicurezza aerea. Le reti mobili potrebbero assumere un ruolo che va ben oltre la trasmissione di dati, diventando parte di un’infrastruttura distribuita per il monitoraggio del territorio e dello spazio aereo a bassa quota.

Se le sperimentazioni saranno confermate e le tecnologie raggiungeranno una sufficiente maturità, le antenne 5G già presenti nelle città e lungo le principali infrastrutture potrebbero contribuire a creare una rete aggiuntiva di sorveglianza contro le minacce rappresentate dai piccoli droni.

Il 2027 sarà un anno importante per verificare le prime applicazioni pilota di Ericsson, mentre la collaborazione tra LMT Defence e Thales Italia dovrà definire i prossimi passaggi tecnici. La sfida sarà trasformare queste innovazioni in strumenti affidabili, capaci di affiancare i sistemi tradizionali e migliorare la protezione delle infrastrutture strategiche.

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