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Invasione di cavallette in Sardegna: un aiuto dai droni

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La Sardegna sta subendo una vera e propria invasione di cavallette e per cercare di frenarla pensa all’utilizzo dei droni. Il caldo torrido di questi giorni unito alla siccità e ai mesi precedenti altrettanto caldi, hanno purtroppo favorito questo fenomeno naturale.

Questi insetti sono altamente infestanti e dannosi per le colture, proprio in un momento, tra l’altro, nel quale le produzioni agricole italiane sono particolarmente preziose. I droni possono venire in soccorso degli agricoltori attraverso una minuziosa mappatura della presenza di questi insetti.

Si tratta quindi dell’ennesimo esempio di come i droni possono essere di aiuto nelle attività agricole, ve ne abbiamo parlato già in altri articoli, leggete anche “Droni per monitorare gli insetti e la loro vita”.

Droni per contrastare l’invasione delle cavallette

Questa invasione di cavallette sta devastando circa 30.000 ettari di coltivazioni in Sardegna. Coldiretti ha quindi lanciato l’allarme. Questi insetti si stiano diffondendo dalla piana di Ottana in provincia di Nuoro al Marghine, lungo il Tirso verso il Goceano in provincia di Sassari ad Ozieri e poi verso Sedilo in provincia di Oristano. Uno scenario che potrebbe essere veramente catastrofico per le coltivazioni di queste zone.

L’invasione di cavallette non si ferma solo ai campi coltivati, ma raggiunge anche orti e giardini provocando una vera catastrofe biologica. I danni si fanno sentire anche nel settore dell’allevamento in quanto gli allevatori, in carenza di foraggio, sono costretti ad acquistare altro mangime. Non è sufficiente la presenza di uccelli che si nutrono di questi insetti, occorrono quindi interventi diretti dell’uomo.

Grazie all’utilizzo dei droni è possibile mappare con precisione le aree dove l’invasione di cavallette è in atto, in modo da pianificare poi gli opportuni interventi. Si tratta principalmente di attività volte a distruggere le uova che gli insetti depongono a giugno. Nei campi dove è possibile si interviene direttamente con la lavorazione superficiale, per i campi invece la cui morfologia non permette l’aratura, si opta per incendi controllati.

 

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