NASA, in arrivo i primi droni lunari: non voleranno ma salteranno tra i crateri del polo sudEsteri News 

NASA, in arrivo i primi droni lunari: non voleranno ma salteranno tra i crateri del polo sud

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La NASA si prepara a scrivere un nuovo capitolo dell’esplorazione spaziale con una missione che potrebbe rivoluzionare il modo in cui vengono studiate le regioni più difficili da raggiungere della Luna. Il progetto si chiama MoonFall e prevede l’invio di quattro innovativi droni lunari verso il polo sud del nostro satellite naturale. La particolarità? Non voleranno come i droni che conosciamo sulla Terra. In assenza di atmosfera, infatti, saranno costretti a muoversi saltando da un punto all’altro grazie a un sistema di propulsione dedicato.

La missione, prevista non prima del 2028, vedrà la collaborazione tra NASA, Jet Propulsion Laboratory (JPL) e Firefly Aerospace. L’obiettivo principale sarà esplorare il territorio lunare, individuare riserve di ghiaccio d’acqua e contribuire alla pianificazione delle future basi permanenti che potrebbero ospitare astronauti nei prossimi decenni.

MoonFall: la missione che porterà i primi droni al polo sud lunare

Firefly Aerospace si è aggiudicata un subappalto da 75 milioni di dollari per trasportare i quattro droni lunari sviluppati dal Jet Propulsion Laboratory della NASA. La suddivisione dei compiti è ben definita: il JPL progetterà, costruirà e gestirà i veicoli, mentre Firefly si occuperà del loro trasporto e della consegna sulla superficie lunare.

I droni verranno trasportati nello spazio a bordo di Elytra Dark, una piattaforma spaziale sviluppata da Firefly capace di trasportare fino a circa 1.000 chilogrammi di carico utile. Questo veicolo sfrutta tecnologie già utilizzate nel lander Blue Ghost Mission 1, tra cui avionica, struttura in composito di carbonio e motori Spectre, riducendo così i rischi associati allo sviluppo di un sistema completamente nuovo.

Dopo il lancio, la navicella impiegherà circa 45 giorni per raggiungere l’orbita lunare. Una volta arrivata nei pressi del polo sud della Luna, rilascerà i quattro moduli a un’altitudine di circa 50 chilometri dalla superficie, dando inizio alla fase operativa della missione.

Perché i droni lunari non possono utilizzare rotori

Quando si pensa a un drone, l’immagine immediata è quella di un quadricottero dotato di eliche. Tuttavia, questa tecnologia funziona esclusivamente grazie alla presenza di un’atmosfera. Le eliche generano infatti portanza spingendo l’aria verso il basso, ma sulla Luna l’aria semplicemente non esiste.

La totale assenza di atmosfera rende impossibile l’utilizzo di rotori tradizionali. Un drone terrestre portato sulla Luna sarebbe poco più di un oggetto immobile, incapace di decollare. Per questo motivo gli ingegneri della NASA hanno sviluppato un approccio completamente diverso.

I veicoli MoonFall utilizzeranno piccoli motori a propulsione per effettuare dei veri e propri salti controllati. Ogni drone accenderà i propri propulsori, si solleverà dal terreno, percorrerà una traiettoria ad arco sopra la superficie e infine atterrerà in una nuova posizione. Questo sistema consente di superare ostacoli naturali, esplorare crateri e raggiungere aree che sarebbero estremamente difficili da attraversare per un rover tradizionale.

La NASA considera MoonFall un’evoluzione concettuale dell’elicottero marziano Ingenuity, il celebre velivolo che ha dimostrato la possibilità del volo controllato su Marte. Tuttavia, dal punto di vista tecnico, le differenze sono enormi. Ingenuity sfruttava una tenue atmosfera marziana per generare portanza con le sue pale rotanti; sulla Luna, invece, l’unica soluzione praticabile è trasportare e utilizzare massa di reazione attraverso un sistema di propulsione.

Alla ricerca di ghiaccio d’acqua e delle future basi lunari

Il polo sud lunare è considerato una delle aree più interessanti dell’intero Sistema Solare per le future missioni umane. Numerose osservazioni suggeriscono infatti la presenza di ghiaccio d’acqua all’interno di crateri permanentemente in ombra, dove la luce del Sole non arriva mai.

I droni MoonFall avranno il compito di esplorare queste regioni, raccogliere immagini ad alta definizione e individuare risorse utili per le future missioni con equipaggio. L’acqua rappresenta infatti una risorsa strategica: può essere utilizzata per produrre ossigeno respirabile, acqua potabile e persino carburante per razzi attraverso processi di elettrolisi.

La missione servirà anche a identificare le aree più adatte alla costruzione di una futura base lunare permanente. Secondo i responsabili del programma NASA, i droni fungeranno da veri e propri “marcatori” territoriali, individuando i confini delle zone considerate più interessanti dal punto di vista scientifico e logistico.

Ogni veicolo sarà progettato per operare durante un giorno lunare completo, equivalente a circa 14 giorni terrestri. Durante questo periodo raccoglierà immagini e dati scientifici. Alcuni componenti della missione sono stati progettati per sopravvivere anche alla lunga notte lunare, consentendo la raccolta di informazioni per diversi mesi dopo la fase iniziale.

Un tassello fondamentale del programma Artemis

MoonFall non è un progetto isolato, ma fa parte della più ampia strategia della NASA per il ritorno dell’uomo sulla Luna. La missione si inserisce infatti nel contesto del programma Artemis, che punta a riportare astronauti sulla superficie lunare e a creare una presenza stabile nel lungo periodo.

Nei prossimi anni, la NASA prevede di utilizzare diversi sistemi di trasporto e supporto sviluppati da partner industriali. Tra questi figurano i lander lunari di Blue Origin, rover con equipaggio sviluppati da Astrolab e ulteriori veicoli destinati all’esplorazione del territorio.

Secondo le stime, l’intero progetto potrebbe richiedere investimenti per circa 20 miliardi di dollari nell’arco di sette anni. Le tempistiche coincidono con quelle delle future missioni Artemis: dopo Artemis II, la NASA punta a effettuare ulteriori test con equipaggio e a realizzare un nuovo allunaggio umano nel 2028.

Quando gli astronauti torneranno sulla superficie lunare, i droni MoonFall potrebbero aver già completato una parte importante del lavoro preliminare, mappando il territorio e identificando le aree più sicure e promettenti per l’insediamento umano.

Perché MoonFall potrebbe cambiare l’esplorazione della Luna

La missione MoonFall rappresenta uno dei progetti più innovativi mai concepiti per l’esplorazione lunare. L’utilizzo di droni a propulsione capaci di saltare tra crateri e regioni difficilmente accessibili potrebbe offrire una nuova prospettiva sulla ricerca di risorse e sulla pianificazione delle future colonie umane.

Si tratta di una missione reale annunciata dalla NASA e dai suoi partner industriali, destinata a svolgere un ruolo strategico nell’esplorazione del polo sud lunare. Se il progetto rispetterà le tempistiche previste, entro la fine del decennio i primi robot saltellanti potrebbero diventare i pionieri di una nuova era dell’esplorazione spaziale, preparando il terreno per il ritorno stabile dell’uomo sulla Luna.

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