Soccorso in montagna, lo studio Eurac: i droni riducono del 30% i tempi di interventoNews 

Soccorso in montagna, lo studio Eurac: i droni riducono del 30% i tempi di intervento

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I droni potrebbero rivoluzionare il soccorso in montagna, consentendo di individuare più rapidamente le persone ferite e di avviare il trattamento sanitario con un notevole anticipo rispetto alle procedure tradizionali. È quanto emerge da uno studio realmente condotto da Eurac Research insieme al Soccorso Alpino Alto Adige nella gola del Bletterbach, in Alto Adige, i cui risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Emergency Medicine.

La ricerca dimostra che l’impiego dei droni nelle operazioni di emergenza in ambienti impervi permette di ridurre in media del 30% i tempi di localizzazione del ferito e di avvio delle cure. Un risultato che potrebbe fare la differenza nei casi di trauma grave, ipotermia o arresto cardiaco, dove ogni minuto guadagnato aumenta le probabilità di sopravvivenza.

Lo studio di Eurac Research nella gola del Bletterbach

Il progetto è stato sviluppato in uno degli scenari naturali più complessi dell’Alto Adige: la gola del Bletterbach, caratterizzata da pareti ripide, sentieri difficili, canaloni profondi e numerose aree prive di copertura telefonica. Proprio queste caratteristiche rendono il sito un banco di prova ideale per sperimentare nuove tecnologie dedicate al soccorso alpino.

Il team di ricerca ha organizzato 24 missioni simulate scegliendo punti nei quali, secondo i dati del Soccorso Alpino Alto Adige, negli ultimi dieci anni si erano verificati incidenti reali con fratture, lussazioni, contusioni e altri traumi tipici delle attività escursionistiche.

L’obiettivo era semplice ma estremamente concreto: confrontare l’efficacia delle operazioni di soccorso tradizionali con quelle supportate dall’utilizzo di un drone.

Come ha spiegato il medico d’emergenza di Eurac Research, Michiel van Veelen, localizzare una persona infortunata in quest’area rappresenta una sfida particolarmente complessa a causa dell’assenza di segnale telefonico e delle difficoltà di accesso.

Droni e soccorso alpino: tempi ridotti del 30%

I risultati ottenuti sono particolarmente significativi. Durante le missioni assistite dal drone, il tempo medio necessario per individuare il ferito è sceso da 20,6 minuti a 14,6 minuti.

Anche il tempo richiesto per iniziare il trattamento sanitario si è ridotto sensibilmente, passando da 22,4 minuti a 15,7 minuti.

In termini pratici significa che le squadre di soccorso riescono ad arrivare prima sul luogo dell’incidente e ad avviare le prime cure con un vantaggio temporale che può risultare decisivo.

Durante la sperimentazione, i ricercatori hanno inoltre monitorato diversi parametri fisiologici dei soccorritori, tra cui:

– frequenza cardiaca;

– frequenza respiratoria;

– temperatura cutanea;

– elettrocardiogramma (ECG).

L’obiettivo era valutare anche lo stress operativo delle squadre impegnate nelle missioni di ricerca in ambiente montano.

Il drone non sostituisce i soccorritori, ma anticipa il primo intervento

Lo studio evidenzia come il drone non rappresenti un sostituto del Soccorso Alpino, bensì uno strumento capace di rafforzarne l’efficacia.

Oltre alla telecamera ad alta definizione utilizzata per individuare rapidamente l’infortunato, il velivolo può infatti trasportare un piccolo kit di primo soccorso contenente:

– radio per comunicare con la centrale operativa;

– coperta termica;

– dispositivi di protezione individuale;

– materiale sanitario di base.

Il kit viene rilasciato nelle vicinanze della persona ferita, consentendo agli eventuali presenti o ai primi soccorritori di iniziare le manovre preliminari seguendo le istruzioni fornite a distanza dagli operatori del numero unico di emergenza 112.

Si tratta di una delle applicazioni più interessanti della telemedicina in montagna, capace di creare un collegamento immediato tra il luogo dell’incidente e la centrale operativa.

I limiti della tecnologia e le sfide future

La ricerca evidenzia anche alcuni limiti dell’attuale tecnologia. Durante le simulazioni, infatti, quattro missioni non sono andate a buon fine a causa di problemi tecnici.

Il dato conferma che i droni non rappresentano una soluzione infallibile e che il loro impiego deve tenere conto di numerosi fattori ambientali, tra cui:

– vento intenso;

– temperature rigide;

– condizioni meteorologiche avverse;

– autonomia delle batterie;

– affidabilità dei sensori.

Per migliorare ulteriormente le prestazioni dei sistemi di ricerca, il progetto ha coinvolto anche gli ingegneri del Center for Sensing Solutions di Eurac Research, impegnati nello sviluppo di nuove tecnologie di localizzazione in condizioni estreme.

Il prossimo obiettivo: droni con defibrillatore per gli arresti cardiaci

Lo studio rappresenta solo il primo passo di un progetto più ampio. Eurac Research sta infatti collaborando con la start-up altoatesina MAVTech, grazie a un Fusion Grant della Fondazione Cassa di Risparmio, per sviluppare un drone dedicato al primo soccorso in caso di arresto cardiaco nelle aree montane.

L’obiettivo è realizzare un sistema capace di trasportare rapidamente un defibrillatore semiautomatico (DAE), utilizzabile anche da persone prive di formazione sanitaria grazie al supporto remoto della centrale operativa.

Secondo quanto riferito dai ricercatori, in Alto Adige si verificano ogni anno circa 50 arresti cardiaci in aree difficilmente raggiungibili. In queste situazioni ogni minuto senza defibrillazione riduce drasticamente le probabilità di sopravvivenza.

I nuovi droni vengono testati anche nel terraXcube, il simulatore climatico di Eurac Research, dove possono essere sottoposti a freddo intenso, vento forte, alta quota e condizioni meteorologiche estreme per verificarne l’affidabilità prima dell’impiego operativo.

Una tecnologia che può cambiare il futuro del soccorso in montagna

Lo studio pubblicato sull’American Journal of Emergency Medicine non sancisce la sostituzione del soccorso tradizionale con i droni, ma dimostra concretamente come queste tecnologie possano diventare un prezioso supporto nelle prime fasi dell’emergenza.

Ridurre di circa il 30% i tempi necessari per localizzare un ferito e iniziare il trattamento significa aumentare le possibilità di salvare vite umane nelle situazioni più critiche. L’esperienza, la preparazione e la presenza sul territorio del Soccorso Alpino restano insostituibili, ma il contributo dei droni potrebbe rendere gli interventi ancora più rapidi ed efficaci.

Con il continuo sviluppo della telemedicina, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di volo autonomi, il soccorso in montagna potrebbe entrare in una nuova fase, dove tecnologia e competenze umane lavorano insieme per garantire interventi sempre più tempestivi. In ambienti estremi, infatti, il tempo continua a essere la risorsa più preziosa e, spesso, la prima vera cura.

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