UE, nascono i primi due hub tecnologici europei per i droni: saranno in Lettonia e nei Paesi Bassi
L’Unione Europea accelera sullo sviluppo delle tecnologie senza pilota e annuncia la creazione dei primi due poli tecnologici europei dedicati ai droni militari e ai sistemi anti-drone. Le nuove strutture sorgeranno in Lettonia e nei Paesi Bassi e rappresenteranno il punto di partenza per una rete continentale destinata a rafforzare le capacità tecnologiche e operative degli Stati membri.
L’annuncio è arrivato il 30 ottobre 2026 a Riga, durante l’evento NATO FUSE, attraverso le dichiarazioni del commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, intervenuto anche a nome dell’Alta rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas.
I due European Drone Technology Hubs entreranno nella fase di sviluppo prevista per il 2027 e avranno caratteristiche differenti, ma un obiettivo comune: accelerare la progettazione, la sperimentazione e l’introduzione di nuove tecnologie per droni e sistemi di contrasto.
Due centri strategici per rafforzare le capacità europee sui droni
La decisione europea nasce dalla necessità di rafforzare l’autonomia tecnologica e industriale del continente in un settore diventato sempre più importante per la sicurezza e la difesa.
Negli ultimi anni, i droni hanno assunto un ruolo centrale negli scenari militari contemporanei. Questi sistemi vengono utilizzati per attività di ricognizione, sorveglianza, raccolta di informazioni, monitoraggio del territorio e supporto alle operazioni sul campo. Parallelamente, è cresciuta la necessità di sviluppare strumenti capaci di individuare, seguire e neutralizzare eventuali velivoli senza pilota ostili.
Proprio per rispondere a queste esigenze, l’UE intende realizzare strutture nelle quali aziende, ricercatori, forze armate e istituzioni possano collaborare direttamente.
I nuovi hub non saranno semplicemente centri di ricerca, ma ambienti operativi nei quali sarà possibile mettere alla prova tecnologie e soluzioni innovative in condizioni il più possibile vicine a quelle reali.
L’obiettivo è ridurre i tempi che separano la sperimentazione in laboratorio dall’utilizzo concreto delle tecnologie da parte degli operatori militari.
Il primo hub per droni sorgerà in Lettonia, nel poligono militare di Selonia
Il primo European Drone Technology Hub sarà realizzato in Lettonia, presso l’area di addestramento militare di Selonia, una struttura che già ospita uno dei poligoni di innovazione della NATO dedicati alla sperimentazione di droni e tecnologie anti-drone.
La scelta di questa località non è casuale. La presenza di infrastrutture militari e di aree dedicate ai test tecnologici offre infatti un ambiente particolarmente adatto allo sviluppo di nuove soluzioni per la difesa.
Il centro lettone si concentrerà principalmente sulle tecnologie per droni terrestri e aerei, oltre che sui relativi sistemi di contrasto.
Tra gli ambiti di maggiore interesse rientrano lo sviluppo di piattaforme senza pilota, i sistemi di rilevamento e identificazione, le tecnologie di tracciamento e le soluzioni per contrastare eventuali minacce rappresentate da droni avversari.
La sperimentazione permetterà di verificare le prestazioni delle diverse tecnologie, valutandone l’affidabilità, l’efficacia e la capacità di operare in scenari complessi.
La collaborazione con la NATO rappresenterà un ulteriore elemento strategico, favorendo la condivisione delle esperienze e l’integrazione delle nuove capacità tra i Paesi alleati.
Nei Paesi Bassi un centro dedicato ai droni marittimi e alla sicurezza dei fondali
Il secondo polo tecnologico europeo sarà invece situato a Scheveningen, nei Paesi Bassi, e avrà una specializzazione completamente diversa.
In questo caso, l’attenzione sarà rivolta al dominio marittimo, alla sicurezza dei fondali e alla protezione delle infrastrutture sottomarine considerate strategiche per l’Europa.
Il centro lavorerà sullo sviluppo e sulla sperimentazione di tecnologie per sistemi navali senza equipaggio, con particolare attenzione alle applicazioni subacquee e alla difesa delle infrastrutture critiche.
Si tratta di un settore particolarmente importante, considerando il valore strategico di cavi per le telecomunicazioni, collegamenti energetici, condotte e altre infrastrutture che attraversano i fondali marini.
La protezione di queste strutture richiede strumenti di monitoraggio sempre più sofisticati. I droni marini e subacquei possono contribuire a individuare anomalie, controllare aree difficilmente accessibili e supportare le attività di sorveglianza.
Il polo di Scheveningen avrà quindi il compito di favorire lo sviluppo di nuove capacità tecnologiche per affrontare le minacce che possono interessare le infrastrutture sottomarine europee.
Una rete europea per accelerare lo sviluppo di droni e sistemi anti-drone
I due centri rappresentano soltanto il primo passo di un progetto più ampio. L’intenzione dell’Unione Europea è infatti quella di costruire progressivamente una rete di European Drone Technology Hubs, mettendo in collegamento competenze, infrastrutture e capacità di sperimentazione presenti nei diversi Stati membri.
Secondo quanto illustrato da Dombrovskis, l’iniziativa permetterà di creare un ambiente di collaborazione tra governi, industria della difesa, centri di ricerca e utilizzatori militari.
Questo modello dovrebbe consentire di individuare più rapidamente le tecnologie realmente utili, verificare il loro funzionamento e favorirne l’introduzione nei sistemi operativi delle forze armate.
Un aspetto particolarmente importante riguarda anche la possibilità di sviluppare procedure di valutazione e sperimentazione condivise. In questo modo, i risultati ottenuti durante i test potranno contribuire a migliorare la compatibilità tra le tecnologie sviluppate nei diversi Paesi.
La cooperazione europea dovrà inoltre essere coordinata con le iniziative della NATO, evitando duplicazioni e valorizzando le infrastrutture di sperimentazione già disponibili.
Il progetto DECODER e la strategia europea per la difesa
La creazione dei due hub si inserisce nel più ampio percorso europeo di rafforzamento delle capacità industriali e tecnologiche nel settore della difesa.
Un riferimento importante è rappresentato da DECODER, acronimo di Drone and Counter-Drone European Resolve, un progetto europeo di interesse comune dedicato allo sviluppo delle capacità nel settore dei droni e dei sistemi anti-drone.
L’iniziativa punta a sostenere lo sviluppo di nuove tecnologie, rafforzare la capacità produttiva europea e favorire la cooperazione tra gli Stati partecipanti.
In questo contesto, i poli tecnologici avranno una funzione essenziale: consentire alle aziende e agli organismi di ricerca di verificare sul campo le proprie soluzioni, confrontandosi direttamente con le esigenze delle forze armate.
La sfida riguarda anche la competitività dell’industria europea. Il mercato dei droni militari è caratterizzato da un’evoluzione tecnologica molto rapida e richiede investimenti continui, capacità produttive e una stretta collaborazione tra settore pubblico e privato.
Disporre di infrastrutture comuni per testare e valutare le tecnologie potrebbe contribuire a ridurre i tempi di sviluppo e a rendere più efficace l’intero ecosistema industriale europeo.
Il 2027 sarà un anno importante per i droni europei
L’istituzione dei primi due European Drone Technology Hubs rappresenta un passaggio significativo nella strategia dell’Unione Europea per il settore dei sistemi senza pilota.
La scelta di distribuire le attività tra Lettonia e Paesi Bassi permette di affrontare due ambiti differenti ma complementari: da una parte i droni terrestri e aerei, insieme alle tecnologie per contrastarli; dall’altra i sistemi marittimi, la sicurezza dei fondali e la protezione delle infrastrutture sottomarine.
Come sottolineato da Valdis Dombrovskis, l’obiettivo comune è portare più rapidamente le innovazioni dal laboratorio al campo operativo, attraverso una collaborazione strutturata tra Stati membri, industria, ricercatori e utilizzatori militari.
Il 2027 sarà quindi un anno da osservare con attenzione per capire come queste strutture si trasformeranno in strumenti concreti di sviluppo e sperimentazione.
Per l’Europa si tratta di un investimento strategico non soltanto nella tecnologia dei droni, ma anche nella capacità di affrontare in modo coordinato le nuove sfide della sicurezza e della difesa.

