FlexiQuad, il drone flessibile che resiste agli urti e continua a volare
Un drone capace di urtare un ostacolo, assorbire il colpo e continuare a volare senza perdere il controllo. È questa la caratteristica più interessante di FlexiQuad, un innovativo quadricottero sviluppato dai ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETH). Il progetto introduce un approccio differente alla progettazione dei droni: invece di affidarsi esclusivamente a una struttura rigida, utilizza un telaio flessibile progettato per assorbire parte dell’energia generata dalle collisioni.
La ricerca punta a superare uno dei limiti più comuni dei droni tradizionali. Durante un volo in ambienti complessi, infatti, un impatto contro una parete, un ramo o un altro ostacolo può danneggiare eliche e componenti, provocando la perdita di stabilità o la caduta del velivolo. FlexiQuad nasce proprio per ridurre questo rischio e rendere i sistemi aerei senza pilota più resistenti, soprattutto quando devono operare in spazi ristretti o difficili da raggiungere.
Una struttura flessibile per assorbire gli impatti
La principale innovazione del FlexiQuad riguarda la sua architettura. A differenza dei comuni quadricotteri, caratterizzati da un telaio centrale relativamente rigido al quale sono collegati i quattro bracci dei motori, il nuovo drone utilizza una struttura circolare deformabile.
I quattro rotori, la batteria e l’elettronica di controllo sono integrati in questo telaio, che può flettersi quando il velivolo entra in contatto con una superficie. In caso di collisione laterale, la struttura si deforma temporaneamente e contribuisce ad assorbire una parte dell’energia dell’urto, limitando le sollecitazioni trasmesse ai componenti più delicati.
Il principio ricorda, per certi aspetti, quello delle strutture progettate per proteggere oggetti e dispositivi dagli impatti. La differenza è che, in questo caso, la flessibilità non serve soltanto a evitare danni: deve anche consentire al drone di mantenere il controllo del volo e riprendere la propria traiettoria dopo la collisione.
FlexiQuad supera i test di collisione: velocità fino a 80 km/h
Le prove sperimentali condotte dai ricercatori dell’ETH di Zurigo hanno mostrato risultati interessanti. Durante i test, il drone è stato fatto volare contro diversi ostacoli a velocità fino a 25 km/h. Nonostante gli impatti, il dispositivo è riuscito a continuare il volo e a recuperare la traiettoria.
Un risultato significativo, perché dimostra come una struttura deformabile possa contribuire alla resistenza del velivolo senza comprometterne necessariamente la capacità di volare. Secondo le informazioni diffuse dall’istituto svizzero, FlexiQuad può raggiungere una velocità massima di 80 km/h.
La differenza tra la velocità raggiunta durante le prove di collisione e quella massima dichiarata è importante: i 25 km/h rappresentano la velocità alla quale sono stati effettuati i test d’impatto, mentre gli 80 km/h indicano la prestazione massima del velivolo. Non significa quindi che ogni collisione possa essere affrontata a velocità elevate senza conseguenze.
Un drone progettato per operare in ambienti difficili
Le potenziali applicazioni del FlexiQuad sono numerose. Una delle più interessanti riguarda le operazioni di ricerca e soccorso all’interno degli edifici. In presenza di crolli, incendi o situazioni di emergenza, un drone può essere utilizzato per esplorare ambienti pericolosi prima dell’ingresso delle squadre di soccorso.
In questi contesti, la possibilità di entrare in contatto con pareti, travi e altri elementi senza interrompere immediatamente il volo potrebbe rappresentare un vantaggio concreto. Il dispositivo potrebbe raccogliere immagini e informazioni utili per valutare le condizioni di un edificio e individuare eventuali persone da soccorrere.
Un’altra possibile applicazione riguarda l’ispezione delle infrastrutture. Ponti, gallerie, impianti industriali e strutture difficilmente accessibili richiedono spesso controlli in spazi angusti, dove mantenere una distanza di sicurezza dagli ostacoli non è sempre semplice. Un drone più tollerante alle collisioni potrebbe rendere queste attività più flessibili e ridurre il rischio di danneggiamento durante le operazioni.
Anche il monitoraggio ambientale potrebbe beneficiare di questa tecnologia. Nei boschi, ad esempio, il velivolo potrebbe muoversi tra la vegetazione per effettuare rilevamenti e misurazioni, affrontando situazioni nelle quali rami e fogliame rappresentano ostacoli frequenti.
Non solo volo: FlexiQuad può trasportare oggetti
Un’altra caratteristica interessante del progetto riguarda la capacità di manipolare e trasportare piccoli oggetti. Durante gli esperimenti, i ricercatori hanno dimostrato che il drone può afferrare e spostare carichi, arrivando a trasportare un peso superiore a quello del velivolo stesso.
Questa funzionalità amplia le possibili applicazioni del sistema. In futuro, droni di questo tipo potrebbero essere impiegati per recuperare piccoli strumenti, trasportare sensori o consegnare materiali in punti difficilmente raggiungibili dall’uomo.
La combinazione tra resistenza agli urti, capacità di volo e manipolazione di oggetti rappresenta un elemento particolarmente interessante. Non si tratta più soltanto di un drone progettato per osservare e raccogliere dati dall’alto, ma di una piattaforma robotica potenzialmente in grado di interagire con l’ambiente circostante.
Quali sono i limiti prima dell’utilizzo sul campo?
Nonostante i risultati ottenuti in laboratorio, FlexiQuad non è ancora pronto per un impiego operativo su larga scala. Gli stessi ricercatori dell’ETH hanno evidenziato alcune difficoltà tecniche da risolvere prima di poter utilizzare il drone al di fuori di un ambiente controllato.
Una delle questioni principali riguarda la capacità di riconoscere l’ambiente circostante in maniera affidabile. Per operare autonomamente in edifici, boschi o infrastrutture complesse, il drone deve poter identificare gli ostacoli, valutare le distanze e prendere decisioni rapide durante il volo.
La resistenza meccanica, infatti, rappresenta soltanto una parte del problema. Un sistema destinato a operare in ambienti dinamici deve anche disporre di sensori e algoritmi capaci di interpretare correttamente ciò che si trova intorno al velivolo. Sarà quindi necessario sviluppare ulteriormente le tecnologie di percezione e navigazione per sfruttare pienamente le potenzialità della struttura flessibile.
ETH di Zurigo deposita una domanda di brevetto
L’interesse verso il progetto è confermato anche dal fatto che il Politecnico federale di Zurigo ha depositato una domanda di brevetto relativa alla tecnologia. Si tratta di un passaggio importante per proteggere l’innovazione e valutare le possibili prospettive di sviluppo e trasferimento industriale.
FlexiQuad dimostra come il futuro dei droni non dipenda esclusivamente da batterie più efficienti, sensori avanzati o sistemi di intelligenza artificiale. Anche la progettazione meccanica può contribuire in modo decisivo a migliorare le prestazioni e l’affidabilità dei velivoli.
La possibilità di realizzare droni capaci di deformarsi durante un impatto e tornare rapidamente a volare potrebbe aprire nuove opportunità nella robotica aerea, soprattutto nelle missioni in cui gli ostacoli sono inevitabili. La strada verso l’utilizzo operativo richiede ancora ulteriori sviluppi, ma il progetto dell’ETH di Zurigo rappresenta un passo interessante verso una nuova generazione di droni più robusti e adattabili.
Il punto di forza del FlexiQuad è proprio questo: non cercare di evitare ogni collisione, ma progettare un drone capace di affrontarla e continuare la propria missione. Una soluzione che potrebbe rivelarsi particolarmente utile quando sicurezza, accessibilità e continuità operativa diventano requisiti fondamentali.

