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Sciame di api? No, sono i nuovi RoboBeeHive

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All’Università del Maryland si sta studiando la realizzazione di minuscoli droni in grado di impollinare le colture proprio come farebbe uno sciame di api. Si tratta dei RoboBeeHive, ideati per rispondere alla carenza di api impollinatrici in molte zone del pianeta. Il fenomeno della diminuzione delle api è, purtroppo, di grande attualità e potrebbe rivelarsi una vera e propria catastrofe dal punto di vista delle colture.

Droni che simulano lo sciame di api

Il progetto del professore Yiannis Aloimonos si è basato principalmente sullo studio delle api e degli alveari. Come vi abbiamo già raccontato in altri articoli, non è la prima volta che la realizzazione dei droni si ispira agli insetti presenti in natura, leggete anche “Droni sempre più piccoli e agili come insetti”.

In questo caso, però, l’obiettivo è proprio quello di riprodurre le attività dello sciame di api o, addirittura, dell’alveare. Infatti il professore ha ideato un vero e proprio alveare artificiale, cioè un drone più grande, che ospiterebbe al suo interno molti piccoli droni. Il drone principale sarebbe in grado di attaccarsi ad un albero aprendosi per rilasciare il suo sciame di api, cioè di minuscoli droni.

Questi piccoli droni potranno trasportare i granelli di polline che verranno intrappolati sulla superficie che simula la pelliccia delle api. Le attività in volo saranno completamente autonome in quanto i droni, grazie alla loro intelligenza artificiale, riconosceranno i vari ostacoli e si muoveranno di conseguenza.

Uno degli aspetti sicuramente più difficili è stato quello di assemblare processori, sensori e fotocamere in uno spazio così ristretto. Tuttavia, proprio grazie alla presenza di alcuni elementi come le due telecamere a bordo che offrono una visione a 360 gradi, questi droni non si occuperanno solo di impollinazione. Potrebbero essere utili anche per effettuare ispezioni di ponti, o intervenire in operazioni di salvataggio agendo tra le macerie.

Uno degli studenti che partecipa al progetto di realizzazione di questo sciame di api artificiale ne ha spiegato meglio le caratteristiche. Infatti ha dichiarato: “L’idea generale è che se vuoi fare queste operazioni, avere operatori umani è costoso. Hai bisogno di molto allenamento. E l’altra cosa è che se schieri 1.000 droni, hai bisogno di 1.000 operatori, il che non è sempre possibile. Ecco perché vogliamo che siano il più autonomi possibile; lo rende più economico, più veloce e più efficiente in ogni modo”.

 

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