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Petrolio in mare: anche i droni per combatterlo

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Nel Mediterraneo purtroppo sempre più spesso si rileva un’importante presenza di petrolio in mare causato principalmente da incidenti tra imbarcazioni. Per monitorare la situazione e poter effettuare rapidi interventi di bonifica, si è ricorso ultimamente anche all’impiego dei droni.

Questo fenomeno è frutto soprattutto del verificarsi di incidenti tra imbarcazioni ed è stato rilevato che oltre agli incidenti ogni anno si sversano nel Mediterraneo fino a 6000 tonnellate di idrocarburi, con conseguenze ambientali ovviamente di una certa importanza. Sicuramente la possibilità di utilizzare navi con motori elettrici potrebbe essere la giusta risposta a questo problema, ma purtroppo è al momento ancora un’utopia.

Proprio quindi per riuscire a meglio monitorare questo fenomeno, in attesa che si trovi una soluzione realmente definitiva, si è deciso per l’impiego dei droni in modo da riuscire ad ottenere un’analisi accurata in tempi brevi anche di ampie aree, con un risparmio temporale ed economico non indifferente e con anche la possibilità di programmare interventi di bonifica in tempi veramente rapidi.

I droni sono quindi utilizzati sia per effettuare costanti monitoraggi degli sversamenti nelle aree costiere, ma sono particolarmente utili appunto anche in situazioni estemporanee di emergenza legate al verificarsi di incidenti causati dalle petroliere.

Recentemente si è svolta un’importante esercitazione internazionale nelle acque della Corsica, tra Bastia e Macinaggio per meglio capire come intervenire in caso di petrolio in mare causato da un’incidente.

Si tratta dell’edizione annuale dell’esercitazione antinquinamento RAMOGEPol durante la quale si è simulato l’incaglio di una petroliera e lo sversamento in mare di 3500 metri cubi di prodotti petroliferi pesanti. Si è quindi potuto verificare il grado di collaborazione tra enti e mezzi differenti: prima l’elicottero Nemo del corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera ha individuato la chiazza di veleno dall’alto, successivamente sono intervenuti gli uomini e i mezzi navali e aerei dei tre paesi coinvolti, quindi Italia, Francia e Principato di Monaco. La novità è stata introdotta proprio da quest’ultimo paese che si è avvalso di un drone pilotato da bordo nave che ha permesso una visione dall’alto in tempo reale contribuendo a meglio organizzare gli interventi.

Altri due droni a quote più basse sono stati anche utilizzati dal mezzo italiano Nos Taurus e dal mezzo Brezzamare dell’EMSA, ottenendo ottimi risultati di indagine.

Un ulteriore esempio dell’impiego dei droni nel campo della tutela dell’ambiente marino, settore che sta vedendo una crescita dell’utilizzo di questi mezzi come vi abbiamo già raccontato in altri articoli, leggete anche “Droni contro le plastiche in mare” e “Isola di plastica nell’Oceano: in azione i droni”.

 

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